Obama e le promesse all’europea che non potrà mantenere

di MATTEO CORSINI

Durante il suo recente discorso annuale sullo stato dell’Unione, Barack Obama ha dato il meglio di sé, tirando fuori tutto il repertorio strappa applausi, che tanto esalta i progressisti europei in generale e italiani in particolare: “Nel 2011, il Congresso ha approvato una legge che dice che se entrambi i partiti non trovano l’accordo su un piano per raggiungere i nostri obiettivi sul deficit, circa un trilione di dollari di tagli di spesa entreranno automaticamente in vigore quest’anno… I tagli rallenterebbero certamente la ripresa, e ci costerebbero centinaia di migliaia di posti di lavoro. Per questo democratici, repubblicani, leader di imprese ed economisti hanno già detto che questi tagli sono una cattiva idea… Il nostro governo non dovrebbe fare promesse che non può mantenere, ma noi dobbiamo mantenere le promesse che abbiamo già fatto”.

Nell’elencare e descrivere una serie di interventi che dovrebbero essere finanziati dal governo federale e che, a suo dire, porterebbero in futuro risparmi di spesa, Obama ha anche sostenuto la necessità di mettere mano al consolidamento dei conti pubblici, ma, come sempre, senza eccedere nel rigore. Quando nel 2011 venne raggiunto l’allora vigente tetto all’indebitamento del governo federale, con un deficit che viaggiava al ritmo di circa mille miliardi di dollari all’anno, venne trovato tra democratici e repubblicani il classico accordo che rimandava il problema di un anno e mezzo, ovviamente aumentando da subito il tetto al debito.

E’ così che si è arrivati verso la fine del 2012, subito dopo le elezioni che hanno confermato Obama alla presidenza, dovendo affrontare quel mix di tagli di spesa e aumenti di imposte che veniva definito “fiscal cliff”, perché avrebbe comportato già nel 2013 una restrizione fiscale di circa 600 miliardi di dollari. In quell’occasione Obama, forte della rielezione appena ottenuta, fece passare un aumento delle tasse per famiglie con oltre 450mila dollari di reddito annuo, mentre i tagli di spesa furono rimandati di un paio di mesi, che sarebbero dovuti servire per cercare un accordo con l’opposizione. Dato che anche questo termine sta per scadere, Obama mette le mani avanti e ripete che sì, il deficit va ridotto, ma se si taglia troppo la spesa si perdono posti di lavoro e crescita del Pil. La soluzione? Par di capire che sarebbe un altro giro di vite sul fronte delle tasse.

Come dicevo, però, nel discorso ha anche enumerato una serie di “investimenti” pubblici i quali, a fronte di un esborso oggi, dovrebbero a suo dire portare grandi benefici all’America di domani. Se Obama guardasse a quello che accade dall’altra parte dell’Atlantico si renderebbe conto di quali siano gli effetti quando a fare gli investimenti si mette lo Stato, sostituendosi ai privati.

L’ulteriore problema, per gli Stati Uniti, è dato dal fatto che i cittadini da decenni non sono più abituati a convivere con una pressione fiscale alla europea. E, in effetti, il deterioramento del bilancio federale è stato di gran lunga peggiore, negli ultimi anni, rispetto a quello mediamente registratosi in Europa. Finora il problema è stato aggirato stampando dollari, che vengono ancora utilizzati come principale moneta di riserva in tutto il mondo. Ma anche questo non può andare avanti all’infinito, così come potrebbero cambiare i rapporti di forza militari consolidatisi dopo la seconda guerra mondiale (questione di importanza non secondaria per il dominio del dollaro come moneta di riserva).

Ecco, allora, che il proposito di Obama di non fare promesse che non può mantenere pare che, presto o tardi, metterà uno dei suoi successori nell’impossibilità di tenere fede agli impegni assunti dall’attuale inquilino della Casa Bianca.

PRESSING OBAMA CONTRO TAGLI, FRENANO ECONOMIA E LAVORO

di REDAZIONE

I tagli alla spesa vanno evitati, ”rallentano l’economia e riducono l’occupazione”. Il presidente americano Barack Obama fa pressing sui governatori degli stati americani, invitandoli a esortare il Congresso a raggiungere un accordo. All’entrata in vigore dei tagli mancano quattro giorni: il tempo quindi stringe per un’intesa che appare ancora lontana. E che rischia di mettere a rischio la sicurezza americana: ”le minacce terroristiche, i cyberattacchi e madre natura non spariscono perche’ arrivano i tagli alla spesa”, e’ l’avvertimento del segretario per la sicurezza nazionale, Janet Napolitano, che mette in guardia anche sulla possibilita’ di lunghe code, fino a quattro ore, agli aeroporti. ”La nostra priorita’ sara’ sempre prevenire gli attacchi terroristici, ma con meno personale e meno fondi non ritengo che potremmo mantenere lo stesso livello di sicurezza in tutto il paese”, aggiunge Napolitano. Un appello che, per ora, non suscita alcuna reazione repubblicana, con i conservatori che sembrano disposti ad accettare anche tagli alla difesa.

Le trattative dietro le quinte proseguono ma le distanze fra le due parti, repubblicani da un lato e democratici dall’altro, sono ampie, con i conservatori che sembrerebbero orientati a proporre un progetto per finanziare il governo fino a settembre, facendo slittare i tagli e offrendo piu’ tempo per raggiungere un’intesa. Un’ipotesi, quella di un ritardo, che non piace a Obama. Un ”compromesso e’ essenziale” per risolvere il nodo dei tagli automatici alla spesa. Tagli che, ”da soli, non sono una politica economica” incalza Obama, precisando che la crescita e l’occupazione sono la ”stella polare, la priorita’ e quello che deve guidare tutte le decisioni”. ”Gli americani hanno lavorato sodo e a lungo per riemergere dalla crisi. Ora non hanno bisogno che noi ne creiamo un’altra”, aggiunge il presidente, mettendo in evidenza le sue due priorita’ per la crescita: le infrastrutture e l’istruzione.

Due idee di cui Obama non si assume la paternita’: ”in molti le hanno gia’ usate” anche fra i repubblicani. ”Ricostruire le infrastrutture non e’ una mia idea, e’ un’idea di tutti” e consentirebbe di creare lavoro e contare su un sistema di trasporti e comunicazioni migliore. L’altra priorita’ e’ l’istruzione, soprattutto fra i piu’ piccoli: ”ogni dollaro che investimento nell’istruzione dei bambini ci fara’ risparmiare piu’ avanti sette dollari, aumentando il tasso di laureati, riducendo le gravidanze fra i teenager e anche il crimine”. Il 1 marzo scatteranno tagli automatici alla spesa per 85 miliardi di dollari solo fino al 30 settembre prossimo. Tagli che sono un’eredita’ dell’accordo sul tetto del debito del 2011 e che erano stati previsti solo come ‘leva’ per spingere il Congresso a un accordo.

Print Friendly, PDF & Email

Related Posts

Leave a Comment