Oltre la Lega, il Nord merita libertà

somaro nord

di STEFANO BELLEI – Cosa si può salvare dell’esperienza politica che ha attraversato il Paese per un quarto di secolo in particolare al Nord? La domanda è sbagliata. Va posta diversamente: cosa è rimasto irrisolto tra le questioni più urgenti che il Nord non ha saputo risolvere attraverso la propria classe politica? Direi quasi tutto. Le tasse non scendono, crescono. Il Nord continua a produrre pil, arranca ma resta attaccato agli scogli dell’Europa per non finire nel mediterraneo dei disoccupati. L’autonomia è stata uno strumento di seduzione elettorale anche nell’ultimo giro referendario del 2017… Insomma, tutto è fermo all’anno del mai.  E’ passata una generazione, ne è arrivata un’altra, travestita da nuova, che ha nazionalizzato tutto. Dell’esperienza passata, fatta da cocenti delusioni, da promesse trombate, occorre fare un falò e non riproporre nulla che possa ricostruire una nostalgia.

Oggi non c’è un sistema liberale a regolare le imprese. Anche il sogno liberale è stato infranto. Un paese che ha sognato per un momento di diventare federale, con un ordinamento di pesi e contrappesi di responsabilità di spesa, è finito defunto sotto il peso referendario della devolution bocciata dal centro sud. Oggi? Oggi parlare di macroregione, di paese federale, non è nostalgia. La taglia unica che impone il governo, persino nel reddito di cittadinanza e nelle pensioni minime, sconfessati oramai anche dagli economisti, dalle università, dal prof. Hanau al prof. Cerea che denunciano la povertà del Nord, più povera di quella del mezzogiorno perché il costo della vita è un altro anche secondo l’Istat, ci fanno capire che i temi antichi sono più che mai moderni. E che se non c’è l’Europa, il Nord è fritto.

Il territorio ha problemi? Non li risolve Roma, e neppure il capoluogo di Regione. Li risolve il sindaco. Abbandonato oggi al suo destino. La sola voce che ridà dignità oggi alla politica può essere quella che riprende in mano gli obiettivi perduti. Un Nord protagonista controcorrente come sempre rispetto al sistema Italia, imbalsamato dal potere di chi governa, che studia le tendenze sui social e le asseconda per il consenso. Dimmi cosa pensi e ti dirò cosa prometto di fare. Al Nord va bene? Io non credo! I nodi vengono al pettine, nessuno è eterno, l’alternativa si costruisce da adesso.

Stefano Bellei, responsabile provinciale Grande Nord Modena

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2 Comments

  1. Marco Green says:

    Una delle battaglie sensate della Lega Nord è stata quella con cui si è finalmente scelto di cominciare a chiamare questa terra con il proprio nome, Padania.
    E’ vero che, al di là dello stato italiano, noi siamo “Nord”, nel senso che apparteniamo culturalmente e geograficamente all’Europa continentale e siamo un’altra nazione rispetto a quelle, latine, che abitano la penisola italiana, ma risulta comunque ridicolo definirsi “Nord” quando di fatto la Padania è una delle regioni più meridionali della “vera” Europa.
    Cosa rimane di quella battaglia che la Lega Nord, per un periodo della sua attività politica ha fatto per promuovere l’utilizzo del termine Padania, per affermare l’identità dei popoli che abitano questa regione e dare quindi dignità alla loro richiesta di libertà?
    Poco, direi nulla, visto che tra i politici che ancora affermano di voler rappresentare gli interessi del “Nord” si fa fatica a trovarne uno che è uno che abbia la lucidità di chiamare la nostra terra con il suo nome, al posto di un anonimo punto cardinale.

  2. mumble says:

    Giusto

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