OLANDA: SALTA IL GOVERNO. NO ALL’AUSTERITY EUROPEA

di SALVATORE ANTONACI

Lo avevamo lasciato qualche settimana fa a tuonare contro la moneta unica europea annunciando l’avvio di una campagna referendaria in favore dell’uscita olandese dal club esclusivo. Ora Geert Wilders, vulcanico padre fondatore e leader indiscusso del PVV (Partij voor den Vrijhed), ha deciso di staccare la spina al fragile esecutivo liberal-conservatore che godeva, si fa per dire, di una risicatissima maggioranza parlamentare (76 seggi su 150 della Camera Bassa) in forza dell’appoggio esterno garantito dalla sua formazione.

La compagine di governo del premier liberale Mark Rutte, quindi, si è dissolta lasciando campo aperto alla possibilità di nuove elezioni da tenersi nel più breve tempo possibile ma comunque non prima di settembre-ottobre. Nodo cruciale del dissidio rivelatosi insanabile la pesante manovra di rientro dal deficit “suggerita” dai capitani del Titanic continentale: circa 17 miliardi di Euro per rientrare nel parametro aureo del 3% con tanto di tagli previdenziali ed aumento delle imposte, IVA locale compresa. Abbastanza per far saltare il tavolo di un gioco oramai truccato giudicando che sia diventata una cosa davvero folle continuare a dissanguarsi, se non morire, per Bruxelles.

“Non vogliamo il 3%, non vogliamo l’Unione Europea, non vogliamo l’Euro!” ha risposto Wilders seccamente a chi gli chiedeva notizie sul fallimento dei colloqui con i partners dell’instabile coalizione. Parole lapidarie che hanno spinto il Primo Ministro a rassegnare le proprie dimissioni nelle mani della Regina. I partiti dell’opposizione di sinistra (non i socialisti massimalisti ed euroscettici) hanno promesso il loro appoggio ad un gabinetto elettorale che garantisca gli impegni presi con le istituzioni politiche e finanziarie internazionali. Un azzardo non da poco che rischia di trascinare anche laburisti e liberal-socialisti in un’ordalia dalla quale potrebbero uscire con le ossa rotte. Quanto ai liberali di governo del VVD, in testa nei sondaggi fino ad ora, avranno il compito durissimo di spiegare all’elettorato la necessità degli onerosi sacrifici richiesti per alimentare un esperimento fallimentare.

Lo stesso Wilders, per dare un’idea del clima, è stato costretto a mutare l’iniziale sostegno per i provvedimenti economici del Gabinetto Rutte dopo aver subito un mini-rovescio alle consultazioni provinciali e senatoriali dello scorso anno e, sopratutto, dopo che il malumore serpeggiante nel suo partito aveva portato alle dimissioni per protesta di un deputato. Ora, nel mentre il paese dei mulini a vento rischia di subire il downgrade sull’affidabilità del debito sovrano, una difficile partita piena di incognite si apre, né è dato intravvedere a breve una soluzione. Di sicuro non è lontana dal vero la constatazione che il manovratore tedesco è sempre più isolato e che il cuore solido dell’impero costruito con babelica incoscienza inizia a fibrillare pericolosamente.

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2 Comments

  1. Diego Tagliabue says:

    No all’austerity, perché questi pagano e pagano per i P.I.G.S.

  2. ferdinando says:

    Finalmente ci si muove in Europa! Perchè in questo sgangherato stivale non succede mai niente?

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