Ogni volta che aprono bocca… “vogliono una legge”

di MATTEO CORSINI

“E’ stato calendarizzato per la prossima settimana nella commissione Giustizia di Montecitorio l’esame del provvedimento sull’introduzione del reato di tortura. Speriamo che l’esame vada avanti e che si concluda al più presto perché quel testo serve alla democrazia.” Parole di Laura Boldrini.

Una delle costanti della mentalità statalista che ammorba l’Italia consiste nella richiesta di una nuova legge per ogni fatto di cronaca che tocchi più o meno intensamente la sensibilità dell’opinione pubblica. “Ci vuole una legge che…” è la reazione tipica, ahimè non solo da parte dei legislatori, bensì anche di molti cittadini, che evidentemente non si rendono conto che tutto manca in questo Paese tranne una quantità infinita di leggi. Basterebbe a costoro un minimo di riflessione per realizzare che la crescita esponenziale delle leggi non ha risolto nessun problema e che un numero molto limitato di norme sarebbe più che sufficiente a regolare i rapporti tra i cittadini.

Questa volta Laura Boldrini (una che probabilmente vorrebbe una legge anche per imporre alla gente di non chiamarla “presidentessa” o “il presidente”) ha dato l’annuncio della calendarizzazione dell’esame del provvedimento sull’introduzione del reato di tortura, e lo ha fatto dopo aver incontrato la madre di Federico Aldrovandi, il ragazzo morto dopo essere stato malmenato da agenti di polizia durante un controllo il 25 settembre 2005. L’incontro, a sua volta, segue la diffusa indignazione per gli applausi dedicati agli agenti condannati per la morte di Aldrovandi (e oggi reintegrati nella polizia) da altri poliziotti durante un congresso sindacale.

Ora, indubbiamente è legittima l’indignazione, ma che questo episodio debba scatenare le pulsioni legislative della signora Boldrini (e colleghi) per introdurre il reato di tortura a me pare fuori luogo. Uno può anche ritenere che la pena inflitta alle persone ritenute responsabili della morte del ragazzo sia stata troppo mite e inadeguata (3 anni e 6 mesi di reclusione, di cui 3 coperti da indulto). Ma se è stata mite e inadeguata non credo che ciò sia dovuto a una carenza del codice penale, ma alle valutazioni effettuate dai magistrati che hanno condotto il processo (la pena massima per l’omicidio colposo è peraltro pari a 5 anni. Per una pena superiore sarebbe necessario dimostrare la volontarietà o la preterintenzionalità). Ma non c’è nulla da fare: non c’è episodio, soprattutto se suscita indignazione, che non sia sfruttato per invocare e proporre nuove leggi, ovviamente perché “serve alla democrazia”. Ma quale democrazia…

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2 Comments

  1. marco Preioni says:

    Caro Corsini,
    concordo pienamente con te nel deprecare che si continui a proporre leggi per ogni fatto di cronaca.
    Oltretutto, in un parlamento di onorevoli nominati per meriti di lustrascarperia e portaborsaggine dei segretari di partito, la visibiltà mediatica personale non serve ad essere ricandidati ed è inutile in un contesto di liste elettorali bloccate. L’ esibizionismo legislativo delle boldrini, delle meloni, delle serracchiani, delle “non interrompermi … io non ti ho interrotto” e delle “ma di cosa stiamo parlando !?” televisive (si tratta quasi sempre di belle donnette con la parlantina da comari e la competenza da venditrici di cosmetici porta-a-porta) è stucchevole e purtroppo dannoso per la legislazione.
    Quando venne presentato in senato il disegno di legge intitolato “Aggravamento della pena per lesioni ed omicidio causate dal lancio di pietre dai cavalcavia” non riuscii ad esimermi dal presentare un emendamento, vistosamente ironico nei confronti dei proponenti, volto ad “aggiundere nel titolo, dopo la parola cavalcavia, le seguenti espressioni: “, (virgola) di mattoni dai terrappieni, di vasi di fiori dalle finestre, di tegole dai tetti, ed di ogni altro oggetto o materiale potenzialmente idoneo a provocare danni, lesioni e lutti se miratamente indirizzato, o anche solamente lasciato libero di seguire la naturale forza di gravità, contro persone o cose, a seguito di azione od omissione commessa per futili motivi, per stupidità, per malvagità e per ogni altra causa di natura dolosa, anche solo eventuale …ecc.”.
    Poi, nella stessa settimana capitò che un signore facesse la “mano morta” ad una ragazza sul tram e i “sassi dal cavalcavia” uscirono dall’ ordine del giorno per lasciare posto a “molestie sessuali sui mezzi di trasporto pubblici a trazione elettrica su rotaia”.
    Evviva !
    Marco Preioni

  2. Ła tortura anca ente łe prexon e ente łe coesture e ente łe caxerme dei CC, de ła finansa, de ła połisia local e de i serviçi.

    Mi co so stà en prexon da xovane

    łi me ga tegnù na setimana “nudo” come na bestia ente na çela ke ła pareva on staloto de on mas-cio ghevo na turca e na toła encastrà entel muro come leto;

    e na olta łi me ga tegnesto so na çeła ixolà e fora dal bràço de łi altri detegnù (endoe ke nesuni el podese sentir i sighi e łe łagnanse), łigà a on łeto de fero (contension), par diexi dì, dapò verme cuerto co na coerta e pestà a sangoe co pugni, s-ciafi e bastonà da 4 ajenti penitensiari.

    Ençeveltà tałega, sasini e straji
    http://www.filarveneto.eu/forum/viewtopic.php?f=22&t=398

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