Ogni rivoluzione comincia con una scintilla. La scintilla forse è a Trieste

di ALEX STORTI

“Every revolution begins with a spark”. Ogni rivoluzione comincia con una scintilla. È questa l’evocativa frase che campeggia su migliaia di tabelloni pubblicitari del secondo capitolo della saga cinematografica “The Hunger Games”, uscito a fine novembre.

Una scintilla.

Dov’è la nostra scintilla? Dove comincerà la rivoluzione che tutti attendiamo?

Quando mancano poche decine di ore all’alba del 9 dicembre, verrebbe da dire che ci siamo, che la rivolta sta per cominciare e che diventerà vera rivoluzione. Chissà, forse è proprio così.

O forse no. Certo non per la cattiva volontà di chi darà vita all’inedita sollevazione spontanea prevista per lunedì, ma perchè, purtroppo, non basta rivoltarsi contro un potere oscuro e perfino invisibile, grazie alla propria capacità mimetica di penetrare e addormentare le coscienze, quale è quello su cui si regge lo stato italiano. Ci vuole anche e soprattutto un progetto. Soprattutto un progetto per il dopo, intendo.

Come dice il leader indipendentista algerino Ben M’Hidi al giovane Alì, ne “La battaglia di Algeri” di Gillo Pontecorvo, “Cominciare una rivoluzione è difficile. Anche più difficile continuarla. E difficilissimo è vincerla. Ma è solo dopo, quando avremo vinto, che cominceranno le vere difficoltà”.

Ecco perchè, provando a rispondere alla domanda che ponevo all’inizio, dov’è la nostra scintilla?, io dico che forse essa si è accesa a Trieste, o lì sta per accendersi.

Domani, domenica 8 dicembre, nel primissimo pomeriggio, nel Porto Vecchio, migliaia di cittadini si troveranno gli uni a fianco agli altri per rivendicare il diritto della città mitteleuropea ad essere Porto Franco, come prevede il Trattato di Pace del 1947, istitutivo del Territorio Libero di Trieste. Basterebbe dare attuazione a quanto stabiliscono gli Allegati di quel patto internazionale per fare di Trieste una capitale mercantile florida e ambita, per rovesciare la situazione di degrado economico e di sgretolamento sociale e demografico a cui decenni di occupazione abusiva italiana l’hanno ridotta.

Ma, come ben sanno gli osservatori delle vicende triestine, tale richiesta, perfettamente legittima e giuridicamente fondata, non troverà accoglienza da parte delle autorità statuali italiane, sostenute per giunta da un apparato informativo e di potere locale che è quasi completamente asservito a logiche clientelari, nei confronti del potere romano.

Ecco perchè, quindi, dico che la scintilla della rivoluzione si trova a Trieste. Perchè le richieste di dare attuazione ai trattati internazionali, che attribuiscono a Trieste uno status giuridico particolare e al suo sistema portuale una franchigia tributaria  potenzialmente preziosissima, costituiscono di per se stesse un progetto concreto e, come tale, avversato da questo stato canaglia che si chiama Repubblica Italiana. Gli abitanti della città adriatica da molti mesi, ormai, si battono per affermare una legalità che lo stato italiano calpesta da decenni, in modo sistematico, valendosi di una cappa di ignoranza e di truffaldina mistificazione della realtà storica. Ma le bugie non reggono per sempre. E finalmente tanti, tantissimi triestini, sempre di più, hanno imparato che le cose non stanno come si voleva loro far credere. E proprio grazie a questa rinnovata coscienza, essi hanno preso ad alzare la testa, con la forza pacifica ma reale, calma ma determinata, di chi sa di avere davanti a sè non la nebbia del caso, bensì le sicure strade del diritto.

È questo che fa dannatamente paura al sistema. Come ricordava su queste pagine Roberto Giurastante, le autorità sono persino arrivate al punto di proibire il passaggio del corteo, che si svilupperà domani, davanti alla sede del quotidiano il Piccolo, fautore della permanenza di Trieste sotto il giogo italiano. Le autorità tremano al solo pensiero che i cittadini possano prendere coscienza in massa della piena fattibilità del progetto di un Territorio Libero di Trieste, come previsto dai trattati internazionali.

Tremano perchè se Trieste, la città tricolore per eccellenza, nelle favole cupe del nazionalismo sanguinario e imperialista italiano, se ne andrà da questo stato fallito, allora la scintilla diventerà incendio, avvolgendo in un solo istante quel vicino Veneto, che con tanta pazienza e determinazione, direi persino con fatica, sta raccogliendo le proprie forze attorno al progetto indipendentista. Ho sempre creduto nella forza del Leone marciano di sollevarsi e di illuminare anche per noi Lombardi la strada della liberazione da Roma. Ma la strada si è dimostrata ancora una volta lunga e tortuosa. Il Veneto sarà indipendente, non è questione di “se” ma solo di “quando”. Ma è anche una Regione grande, e ancora molte, moltissime persone vanno ridestate, convinte, mobilitate. Non è un lavoro facile.

Trieste è molto più piccola, e gode già di uno status di indipendenza che va “solo” riattivato. Nemmeno questo è un lavoro facile. È una rivoluzione. Ma è alla portata di mano. Ed è forse la scintilla che aspettavamo.

Domani andate al Porto Vecchio e guardate attentamente le bandiere mosse dal vento: penserete di vedervi alabarde bianche su campo rosso, ma vi starete sbagliando. Non saranno più soltanto alabarde. Saranno scintille.

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20 Comments

  1. Mulon says:

    Trieste non ha bisogno di essere liberata e già libera e italiana … Da mandare fuori a calci solo chi rinnega la propria patria

  2. TUTTO CIO’ CHE RIMANE DALLA REPUBBLICA DEI PAROLAI.
    Dopo anni di sciacallaggio Politico e Spirituale, con tante promesse e speranze tutte fallite, finalmente è scivolata inesorabile la scure con il fuggi fuggi generale, le Industrie si fermano, le attività chiudono, gli ultimi Imprenditori mettono in vendita i propri averi al miglior offerente, per racimolare qualche soldo dalle lunghe fatiche di una vita.
    Mentre il Paese giorno dopo giorno soccombe sotto al peso dei costi e dei gravi errori della Politica formata da una Casta di incoscienti, si continua a parlare senza senso in tutte le direzioni, per convincere il gatto e la volpe che la soluzione dei nostri mali Nazionali sta nell’aumentare le Tasse, uscire dall’Euro, non pagare i Debiti, chiudere le Fabbriche, aumentare la Globalizzazione, confiscare i Conti Bancari dei cittadini, bastonare i Capitalisti per farli fuggire, Emigrare, abbandonare questo Paese senza futuro verso Nazioni Politicamente più serie.
    Se chiedessimo ad un bambino delle prime elementari quale è la risorsa principale di una Nazione?
    Sicuramente ci risponderebbe: Produrre, sviluppare lavoro, ridurre le Tasse, oltre ad un accurato controllo dei costi che rappresentano la voce principale per la sussistenza di qualsiasi attività.
    Bene, questo bambino merita la cattedra nel dicastero ministeriale dell’Economia, in barba ai tanti Guru e Garanti tutti azzoppati mentalmente, i quali continuano a distruggere il Paese senza rendersi conto.
    Iniziando da Giulio Tremonti (1), l’uomo del tutto va bene, al quale avevamo riposto tutte le nostre speranze di cambiamento del sistema Italia, impostato su una Dittatura Economica a salvataggio delle industrie a Partecipazione Statale “tutte fallite”, proseguendo per i vari e successivi incarichi in Economia, gestiti da:- Silvio Berlusconi (1), Domenico Siniscalco, Giulio Tremonti (2), Silvio Berlusconi (2), Tommaso Padoa Schioppa, Giulio Tremonti (3), Mario Monti il vampiro, Vittorio Grilli, Fabrizio Saccomani il prestigiatore utopista, tutti provetti giocatori, facendo rimbalzare la palla dell’Economia, ormai stordita dalle tante racchettate accompagnate da Furti, Scandali, Corruzione, Speculazioni, Tasse e sopra tasse, Ipocrisie, Censura e costante Disinformazione , considerate tutte nobili virtù Italiane, condite con sale, pepe, Preghiere, Perdono e tanta Mafia Istituzionalizzata nel corso del loro mandato, apparentemente intenzionati a distruggere meriti e valori del Paese e dei suoi cittadini, per interessi puramente personali manovrati dalla Vetta Marxista.
    Appunti di storia. Quando nel passato il Tricolore sventolava allegramente con larghe vedute di sviluppo, successive alla seconda guerra mondiale, dove nel ripulire i detriti creati dalla guerra e dai vari tradimenti e promesse, tutti erano entusiasti del Boom Economico Nazionale, senza ringraziare “gli Americani” i quali da sempre sono stati molto generosi verso l’Italia, di cui i meriti di quell’apparente Boom Capitalizzato dagli Yankees, è stato attribuito ai nostri Politici del passato, bontà loro, nel capacitarsi a raccontare parole e frasi ripetitive di gloria e di speranze senza tenere i pantaloni abbottonati, impostando un sistema Politico Italiano sul “Totalitarismo di Gruppo”, a conti fatti un Libertinismo Democratico del Potere, con Governi che duravano non più di un anno, suffragati dall’alternanza Politica con il supporto di Governi ombra, che di fatto hanno seminato frutti acerbi, mele marce e alberi secchi venduti per buoni, nel decorso dei sessant’anni da dimenticare. Altroché unità d’Italia .
    Per dare una idea più consona alla realtà, fra le tante Imprese Americane allora attive nel Paese, soltanto la ITT Co. USA aveva in Italia oltre 27 fabbriche sparse per tutto il territorio Nazionale, di cui il Gruppo Face Standard, dando lavoro a centinaia di migliaia di lavoratori Italiani, per risollevare il Paese.
    Dopo il ritiro degli Americani nel sostenere il Paese industrialmente, il settore produttivo Nazionale inizia a fare acqua, l’inflazione raggiunge livelli preoccupanti che si riversano sul mattone, il prezzo delle case incomincia a salire sino alla scoperta dell’Euro come mezzo di scarico per dare valore momentaneo all’Economia sempre più deficitaria.
    A prova di ciò, il nostro debito pubblico attuale, iniziato vertiginosamente a salire in silenzio dappoi il 1956, censurato nella realtà e proseguendo di male in peggio sino a raggiungere cifre impensabili, aggravate da pesanti interessi sul debito che non riusciamo a pagare, oltre ai debiti dei Partiti Politici, i debiti addizionali delle Regioni, Province, Comuni, dell’Industria, delle Banche, delle Famiglie, sommando una situazione più che allarmante di oltre cinque mila miliardi di debiti che i nostri Politici non considerano come situazione gravosa, poiché pensano di coprire abbondantemente con Tasse aggiuntive, vendere il Paese a fette al miglior offerente o confiscare i beni dei lavoratori e delle famiglie, per evitare il sequestro dello Stivale da parte degli Stati Creditori.
    Il nostro gravissimo problema Economico andava preso con le pinze già trent’anni anni or sono, mentre i sopra citati Professori con pagelle molto discutibili, inseriti di prepotenza nelle poltrone di comando, hanno continuato a giocare a tennis facendo rimbalzare la palla deficitaria dell’Economia con grande maestria, ricorrendo al comune denominatore: auspici, speranze e futuro, alternando o sostituendo i giocatori per mantenere il medesimo sistema di privilegi per la Casta dagli occhi bendati.
    Per mettere a posto l’Italia occorrono non più di sei mesi con persone di equilibrio mentale accertato, mentre nel Paese da lungo tempo è in atto un regolare peggioramento condito da un sistema impostato sulla bugia e sulla disinformazione a danno della Comunità, per indurla a recepire le allucinazioni visive della Madonna nei piatti vuoti delle famiglie, dei disoccupati, dei milioni di sofferenti, dove si suppone ci sia piena collaborazione con la Curia e il Clero, con continue apparizioni propagandistiche giornaliere del Santo Padre Bergoglio nei vari Media di informazione, anziché sbattere i pugni in faccia ai Politici per il danno in crescente peggioramento.

    Nell’attesa che la situazione Politica cambi colore, programmi e parolai sbruffoni per salvare il Paese dalla allarmante disoccupazione destinata a moltiplicare i crimini, si rende necessario un immediato risveglio Nazionale nel finanziare attraverso gruppi privati, importanti progetti industriali di alto valore Economico per la ripresa del Paese, arenato a causa delle condizioni Politiche attuali che non incoraggiano soluzioni di sviluppo.

    Potremmo iniziare dallo sviluppo di una nuova scoperta tecnologica caratterizzata nel renderci indipendenti dalle importazioni di Energia:- solida, liquida e gas, risparmiando il 90% sugli attuali costi, (centinaia di miliardi attualmente sprecati) dove il risparmio verrebbe convogliato per un breve periodo di tempo al risanamento del Paese, sviluppando lavoro e occupazione che sono l’ingranaggio portante del benessere di una Nazione.
    Io metto il progetto ma qualcuno dovrebbe mettere i soldi per l’avvio.

    Anthony Ceresa. (Milano – Italia).

  3. si, che non capiti come di solito in quel di Trieste: Bora a 120Km orari. Sarebbe il momento di spazzare totalmente i politici italiani, dal Parlamento in giù fino ai Comuni e circoscrizioni. Tutti a casa e con l’obbligo di restituire tutti i soldi rubati, sia come persone fisiche che come organizzazioni politiche (partiti), che hanno rubato i nostri soldi. Anche se gli italiani si sono appellati, hanno combattuto con due referendum per l’abrograzione dei finanziamenti ai partiti: entrambi negati, definendo così, il Popolo non è Sovrano!

  4. Carlo De Paoli says:

    Malgher vuol sapere quali sono i progetti massonici-bancari che ci tengono in schiavitù.
    È presto detto, caro amico: sono quei poteri che intendono appropriarsi dei soldi frutto del lavoro di miliardi di esseri umani.
    La trama è stata tessuta quasi 200 anni fa da Karl Marx.

    Infatti il “filosofo” ricevette la seguente lettera da un correligionario che la “vedeva”, evidentemente, come lui.

    E il rabbino Baruch Levi così scriveva a Carl Marx nel 1848:

    «Il popolo ebraico, considerato nel suo insieme, sarà egli stesso il suo proprio Messia. La sua signoria sul mondo sarà raggiunta mediante l’unificazione delle altre razze umane, la eliminazione delle frontiere e delle monarchie, che sono i bastioni del particolarismo, e mediante l’istituzione di una repubblica mondiale, che accorderà dappertutto i diritti civili agli ebrei. In questa nuova organizzazione dell’umanità, i figli di Israele diventeranno dappertutto, senza incontrar ostacolo, l’elemento
    direttivo (…). I governi dei popoli compresi in questa repubblica mondiale, con l’aiuto del proletariato vittorioso, cadranno tutti senza difficoltà in mani ebraiche. La proprietà privata verrà soffocata dai dirigenti di razza ebraica, che amministreranno dappertutto il patrimonio statale. Così la promessa del Talmud sarà adempita, cioè la promessa che gli ebrei, venuti i tempi messianici, possederanno la chiave dei beni di tutti i popoli della Terra»

    (Revue de Paris, anno XXXV, numero 2, pagina 574).

    Lascio a voi giudicare se qui non si preconizza e si progetta la «eliminazione fisica o culturale della diversità e dunque scomparsa di popoli e culture», la più feroce discriminazione razziale, lo sfruttamento del prossimo, la violazione ripetuta dei diritti umani.

    Per ottenere questo scopo si è privatizzata, quasi cento anni fa, la Banca di Stato americana creando la FED.

    Poco prima, nel 1815, i Rotschild si erano appropriati della Banca d’Inghilterra, nel 2000, o giù di li, con la BCE hanno schiavizzato anche il resto dell’€uropa.
    Per qualla gente anche la II Guerra è stata un affare; infatti:

    Bernard Baruch (1876-1964), potente finanziere ebreo, nato in Texas, fu il consigliere privato di sei presidenti, da Woodrow Wilson (1916) a D. Eisenhower (1950). Nella prima come nella seconda guerra mondiale, Baruch promosse la creazione del War Industry Board, l’organo di pianificazione centralizzata della produzione bellica. Di fatto, fu una sorta di «governo segreto» degli Stati Uniti, che praticò ampiamente i metodi del socialismo, compreso il controllo della stampa e il sistema di razionamento alimentare. Dopo la seconda guerra mondiale Baruch e i banchieri ebrei americani gestirono i fondi del Piano Marshall. Ne affidarono la distribuzione a Jean Monnet, loro fiduciario. Secondo le istruzioni ricevute, per dare i fondi, Monnet esigeva la cessione da parte degli Stati europei di sostanziali porzioni di sovranità: così fu creata la Comunità Europea.

    Ora tutto quadra?!

    • Malgher says:

      So perfettamente chi sono i “poteri forti”.
      Comunque grazie per gli ulteriori argomenti.
      L’importante è far circolare le idee.
      P.S. FORZA TRIESTINI

  5. michela verdi says:

    Grande Alex! Trieste è una speranza. Va appoggiata con tutte le forze. 10, 100, 1000 Trieste libere e indipendenti! Basta con questo Stato che per conquistarla ha distrutto l’eredità austro-ungarica, rimpianta oggi d molti locali, mandando al massacro decine di migliaia di giovani. Basta con questo Stato salassatore e distruttore.

  6. Unione Cisalpina says:

    … Domani, domenica 8 dicembre, nel primissimo pomeriggio, nel Porto Vecchio, migliaia di cittadini si troveranno gli uni a fianco agli altri …

    ci sarò…

  7. lory says:

    speriamo !

  8. Franco Zonta says:

    Grazie per la collaborazione Alex bellissimo articolo, volevo solo ricordare che domani pomeriggio non ci limiteremo a manifestare solo nell’area del Porto Vecchio – Punto Franco Nord ma sfileremo lungo tutte le rive passando davanti i palazzi dove tuttora sono insediati abusivamente ed illegalmente il prefetto ed il comune di Trieste.

  9. Dan says:

    Finchè si organizzeranno le manifestazioni con i palloncini, gli striscioni e le carrozzine con i pupi non ci sarà nessuna scintilla, al massimo se ne va letta e ne arriva uno peggiore com’è stato tra il nano e lo psicopatico

  10. El Doge says:

    In Bocca al Lupo Fratelli Triestini, spero che vi seguiremo a ruota presto, dalla terra del LEON..(una volta sventolava anche da voi)…W San Marco W Trieste e a morte lo stato Canaglia, Itaglian/roman/terronico….

  11. Malgher says:

    Sono pienamente in accordo su quanto scritto.
    Si dovrebbe, tuttavia, iniziare anche a parlare del “progetto Kalergi” riguardante l’europa.
    Probabilmente capiremmo del perchè i poteri massonico-bancari stiano imponendo ai popoli europei i loro indirizzi politico-economici.

  12. giannarcixo says:

    Vai Trieste, rompi i culi !!! Ma in Veneto è ormai tutto pronto per il referendum sull’indipendenza che si svolgerà il 16 febbraio 2014 grazie al lavoro tenace di Plebiscito.eu.
    Sarà un referendum monitorato da organizzazioni internazionali al fine di garantirne la legalità e la validità che darà così prospettive politiche tangibili.
    Le dieci persone che saranno votate e quindi elette avranno il compito di trattare il divorzio di questo matrimonio mai consumato con la repubblica delle banane.

    • Pietro says:

      si, ti dò già i risultati dell’affluenza in anticipo:
      Numero votanti: 3, tu, Pizzati e Busato

      • Tolga l’accento al “dò” e l’arroganza da se (senza l’accento) stesso. Grazie.

        • Leonardo says:

          🙂

        • Pietro says:

          Premesso che anche la forma accentata è corretta, e premesso anche che nutro una grande stima nei suoi confronti, reputo l’iniziativa in questione altamente deleteria. Tralasciando il fatto che quasi nessuno voterà (se ovviamente la cosa verrà fatta) perchè la cosa verrà percepita come “non seria”, questa novità di un referendum “telematico” tra due mesi (…) confonderà le idee alla gente, che sta iniziando a venire a conoscenza della possibilità di un referendum (referendum vero)..

  13. Ottimo articolo caro Alessandro, pienamente condivisibile. Il territorio libero di Trieste sarà uno dei dieci capitoli del mio prossimo libro, “Ten Little Nations”, che parlerà di 10 “microstati” dentro l’Italia dopo il 1861, fino ad oggi (compresa la repubblica delle Rose e l’isola del Doddore Meloni per quanto non ami il personaggio…). Buon fine settimana e buona fine d’ITA a tutti. Paolo

  14. ferdinando says:

    Trieste vincerà assieme a S.Giusto!

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