GRECIA, ALTRO CHE MITICO ULISSE: RIECCO LE ORIGINI NORDICHE

di REDAZIONE

Non bastava la crisi economica, il rischio di uscita dall’euro, il marasma politico, per la Grecia c’è anche il rischio di perdere uno dei suoi miti, quello di Ulisse. Si riaffaccia infatti l’ipotesi di un’origine nordica dei poemi omerici, tanto che la prestigiosa Università La Sapienza di Roma, Dipartimento di Storia, Cultura, Religioni, dedicherà proprio a questo tema un convegno il 6 giugno prossimo, dalle 15 nell’Aula Odeion, con protagonista indiscusso Felice Vinci, portabandiera di questa teoria, autore di ‘Omero nel Baltico’. “Gli eroi omerici, vivono, combattono, persino si nutrono come i vichinghi”, spiega all’agenzia Adnkronos Vinci.

Il suo libro, pubblicato nel 1993, è giunto alla sesta edizione italiana, “ognuna diversa dalla precedente, rivista corretta e arricchita anche dai contributi dai lettori, che mi segnalano in continuazione nuovi elementi a sostegno”, spiega Vinci, che il 13 settembre prossimo presenterà all’Istituto Italiano di Cultura di Copenaghen la prima edizione danese del libro.

In estrema sintesi, per Vinci il reale scenario dell’Iliade e dell’Odissea è identificabile non nel mar Mediterraneo, dove dà adito ad innumerevoli incongruenze, “un clima sistematicamente freddo e perturbato, battaglie che proseguono durante la notte, eroi biondi intabarrati in pesanti mantelli di lana, fiumi che invertono il loro corso, come avviene solo sulle coste oceaniche per effetto delle maree, il Peloponneso pianeggiante, isole e popoli introvabili” sottolinea l’autore, ma nell’Europa settentrionale.

“Le saghe che hanno dato origine ai poemi omerici provengono dal Baltico e dalla Scandinavia, dove nel II millennio a.C. fioriva una splendida età del bronzo e dove sono tuttora identificabili i principali siti omerici, fra cui Troia, Itaca e i luoghi delle peregrinazioni di Ulisse – sostiene Vinci – le portarono in Grecia, in seguito al tracollo dell’Optimum climatico, i biondi navigatori achei, migrati dal Nord, che nel XVI secolo a.C. fondarono la civiltà micenea: essi ricostruirono nel Mediterraneo il loro mondo originario, in cui si erano svolte la guerra di Troia e le altre vicende della cosiddetta ‘mitologia greca’, e perpetuarono di generazione in generazione, trasmettendolo poi alle epoche successive, il ricordo dei tempi eroici e delle gesta compiute dai loro antenati nella patria perduta”.

“La messa per iscritto di questa antichissima tradizione orale, avvenuta in seguito all’introduzione della scrittura alfabetica in Grecia, attorno all’VIII secolo a.C., ha poi portato alla stesura dei due poemi nella forma attuale: essi, riletti in questa chiave, ci consentono di ricostruire il mondo dell’età del bronzo nordica e di spostare indietro di un millennio la storia della preistoria europea. Se poi guardiamo al futuro, questa teoria – auspica Vinci – potrebbe favorire un nuovo approccio all’idea di unità dell’Europa, basata non più soltanto sull’economia e sulla finanza, ma anche sulla cultura e sulla consapevolezza delle nostre comuni origini”.

A sostegno della sua tesi Vinci non lesina esempi: “il cibo dei personaggi dell’Iliade e dell’Odissea è sostanzialmente pane e carne, non esiste alcuna citazione dell’olio per uso alimentare, ma solo come balsamo; fichi e olive non esistono. E dovremmo essere nel Mediterraneo!”. Poi c’è “la lunga battaglia della quale si parla nell’Iliade, con una notte che cala ma non interrompe i combattimenti, una notte chiara come giorno, insomma una ‘notte bianca’, come avviene nel mese di giugno a 60 gradi di latitudine”.

“Proprio nell’ambito di quella battaglia, il secondo giorno, Achille torna a combattere dopo la morte di Patroclo e c’è la tracimazione dei due fiumi che traversano la pianura, una classica piena primaverile che però nell’area mediterranea è molto più probabile in marzo o aprile mentre nel nord Europa si sarebbe collocata più tardi, appunto tra maggio e giugno”, spiega Vinci che tira poi gli eroi omerici per la giacca, o meglio per il mantello: “Li immaginamo come le figure dei vasi attici, seminudi, ma nei poemi omerici sono sempre intabarrati, coperti da mantelli, e poi i mari che solcano sono spesso colpiti dal maltempo, intorno a loro non mancano le nebbie. Tutte descrizioni che rimandano poco al Mediterraneo e molto ai mari del nord, un’area che a lungo ha goduto di un clima simile a quello della Francia del nord o della Germania attuali, coerente con le descrizioni omeriche, per poi uscire dal suo Optimum climatico provocando la migrazione di chi vi viveva”.

“Fra le obiezioni che ho ricevuto più spesso c’è la citazione del letto di Ulisse, ricavato in un ulivo quindi incompatibile con un’ambientazione nordica – prosegue Vinci – peccato che l’ulivo compaia anche come legno del palo, dritto come un palo di nave, che Ulisse trova nella grotta di Polifemo e usa per accecare il gigante monocolo, peccato che l’ulivo sia per definizione contorto. In realtà i termini greci per ulivo e per abete sono simili e metricamente intercambiabili, quindi probabile che gli abeti, nella tardiva trascrizione del mito siano stati sostituiti dagli ulivi, più consoni al contesto greco”.

Per Vinci, insomma, non vi sono contaminazioni, se non superficiali, fra l’epos nordico che ritiene narrato nei poemi omerici e la realtà locale, una impermeabilità che lui spiega così: “Per tutti gli emigrati l’identità culturale è importante, anzi vitale, viene preservata a ogni costo. I biondi invasori nordici portarono con loro la lingua dell’area baltica che noi conosciamo come lo ionico di Omero e con essa i loro miti che si tramandarono, conservando coscienza della loro origine fino a quando non dovettero soccombere a nuovi invasori. A quel punto la memoria delle origini di quei miti si perse”.

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11 Comments

  1. luigi bandiera says:

    E’ proprio una brutta storia quella della storia.

    La si risolve leggendo, ma bene, il PRESENTE.

    An salam

    • luigi bandiera says:

      E, pensate a quanti archeologi sono impegnati a leggere fatti o robe del passato, per poi raccontarci le solite PALLE: basta che leggano bene il presente e senza fatikare molto, scavando o studiando, hanno tutto in mano.
      Lo so, paga molto il toccare con mano, le PALLE..!

      Pensate se fosse vero che tutto parte dal nord BARBARO… IGNORANTE AL MAXIMUM.

      Lo ho scritto qualche anno fa in una rete informatika mondiale e certi romani mi insultarono quasi. (non ho registrato perche’ se no dovrei avere un kaxino di HD e grandi come una casa). Era scritto in una rivista che mi sono trovato tra le mani da uno studio medico.
      Non era Focus… ma una roba del genere.
      Non ricordo proprio. Kax, saranno passati 15 anni e poi la notizia l’ho letta (non Enrico) distrattamente.

      Ma voi scettici direte che e’ fantascienza..??

      Provate e capirete.

      Tutto questo lo traggo da un fatto inelutabile ma NATURALE. Ma siamo un po’ tutti fuori dal mondo. Distratti al maximum.

      CAINO ed ABELE (il male e il bene) esistono da sempre..!

      Quali scavi servono per capirla se non leggere le cronache quotidiane (sperando siano la fotokopia dei fatti..?).

      Il principio va applicato anche su tutte le altre materie o branche del mondo umanoide d’oggi.

      Ma non avendo avuto la nomina a presidente della res publika talibana, le mie sono e non saranno che IGNORATE.

      Come a dire che chi e’ gia’ sull’attico del palazzo ha meriti e attenzione; ki e’ nell’interrato e senza sole, kome me, tse se e’ ascoltato. Preso in considerazione nemmeno nei miei SOGNI..!!

      E poi si parla di diritti umani… ma in ke senso..?

      Nel VERO SENSO DI RAZZISMO..?

      LA MENATA DEL KAX FUNZIONA CIRCA COSI’: io sono importante e valgo di piu’ di te, e per questo voglio essere pagato piu’ di te.

      E I CRISTIANI TANTO FARISEI ASSECONDANO L’ANDAZZO. NON PARLANO..?

      NEL VANGELO STA SCRITTO (si cristiani d’oggi se potessero lo brucerebbero): …operai della vigna… dite, come fini’..??

      Aspetto una vostra risposta. Vediamo se sincera o se biforcuta come da umanoidi.

      E i PELLIROSSE ne sanno sulla lingua biforcuta dei cristiani e bianchi europei: sono vivi per miracolo gli ultimi rimasti.

      Dai, su, komunisti del kax rispondete all’invito. (non mi dite che di komunisti non ce ne sono piu’).

      Si si… adesso sono al governo talibano…

      Vanno rispettati… kax, subentra la immunita’… per loro.

      E per noi mai..??

      NIENTE DI NUOVO…
      TRANNE L’AFFITTO PER ME… (Z).

      Per noi solo PAGARE E TACERE..??

      Kax se parliamo la santa inquisizione ci mette in galera..??

      Ma non e’ il popolo il sovrano che non si fa mai leggi contro..??

      O e’ tutta una grande menata del KAX..??

      Si.

      LA MENATA OGGI PIU’ KE MAI E’ DEL KAX..!!

      Smentitemi come e quando volete. KAX.

      CONTINUA

  2. Paolo80 says:

    Come hanno abbondantemente supportato gli studi di Kerényi, Jung, Campbell, Propp, i miti provengono da ogni parte del mondo e da nessuna, in quanto i mitologemi fondamentali si possono ritrovare in tutte le culture. Pretendere di dimostrare che la paternità dei poemi omerici provenga da altrove si fonda sull’equivoco che il mito sia una mera riproduzione di fatti fisici, mentre va considerato piuttosto un’espressione simbolica dell’inconscio collettivo. Il mito si trova già per se stesso “altrove” rispetto alla realtà storica.

  3. agostino says:

    L’ipotesi di Vinci sembra interessante, ma si scontra con alcune evidenze, per esempio l’isola della maga Circe, che si ritiene essere stata nel Mediterraneo, in prossimita’ delle coste dell’Italia meridionale. Poi, Scilla e Cariddi, punto dove si ritiene che Ulisse sia transitato quando incontro’ le sirene, ecc..
    Insomma, a un’attenta lettura dell’Odissea, sembra molto piu’ verosimile che Ulisse si sia avventurato nel Mediterraneo.
    Comunque, ancora poco si sa sullo stesso Omero, in paricolare se fosse proprio una persona reale o piuttosto un nome simbolico.
    Agostino

    • Dan says:

      Forse l’Iliade è nata proprio nel nord europa mentre l’Odissea nel Mediterraneo in fin dei conti dove sta scritto che è tutto frutto di Omero, storia e trascrizione ? Chi è Omero ? Era veramente una persona o una specie di “casa editrice” ? Tra duemila e più anni qualcuno potrebbe prendere in mano due libri di una casa editrice e credere si tratti di un autore che li ha scritti entrambi.

      Boh, sinceramente chi se ne importa. Certo che se il fallimento economico di una nazione comporta la possibilità di vederla depredata pure della sua storia, il giorno che fallirà l’italia speriamo che qualcuno si freghi l’inno. 😛

  4. Paolo says:

    bisognerebbe che qualcuno prima di sparare sentenze a caso, non si limitasse al titolo ma si leggesse il libro…….

  5. renato brando says:

    quando si cerca il senzasionalismo e si perde il lume della ragione. Allora io sostengo che le colonne d’ercole non si riferiscono a gibilterra attuale , bensì allo stretto di messina. prove addotte? nessuna.

  6. Domenico says:

    Oggi le comiche. Certo che tra Sapienza e Bocconi ci si rende conto del livello delle università italione

  7. LUCANO says:

    questa più che una saga è una sega… mentale… ma per favore!!!

  8. Maciknight says:

    avevo già letto qualcosa su questo argomento e devo riconoscere che è piuttosto credibile come intepretazione, ma come si sa la storiagrafia ufficiale e gli studiosi accademici prima di riconoscere i propri errori devono scomparire fisicamente e quindi ci vorrà una generazione prima che accettino queste novità interpretative

  9. gigi ragagnin says:

    ho sentito parlare di questo Vinci e delle vicende omeriche (0 pseudo). che sia un punto di forza della “Sapienza” poi non mi meraviglia affatto.

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