ODDIO, ARRIVA CALDEROLI CON UN’ALTRA RIFORMA FEDERALE

di GIANLUCA MARCHI

Attenzione, la Lega e Calderoli son tornati a macinare leggi. Pardon, proposte di legge. L’ex ministro della Semplificazione, che riuscì a semplificare poco o nulla, e invece complicò tantissimo, insieme al suo amico Tremonti, il percorso del federalismo fino a farne perdere le tracce in qualche cassetto di Commissione parlamentare, ieri da Sarego, dopo la riunione del cosiddetto Parlamento del Nord, che almeno ha prodotto una cosa utile, la fine della sceneggiata intorno alla candidatura di Flavio Tosi per la riconquista del Comune di Verona, il rubizzo senatore bergamasco, nonché pomposo presidente dell’assemblea padana, ha annunciate sette proposte di legge di iniziativa popolare. Saranno presentate in Cassazione e poi dovranno essere raccolte 50 mila firme perché possano essere discusse in parlamento.

Detto che alcune di queste proposte rappresentano una sacrosanta battaglia contro il centralismo romano, è quella messa in testa alla lista che ci fa sorridere, anzi ci fa proprio scappare da ridere. «La prima proposta di legge di riforma costituzionale – ha detto l’ex ministro – riguarda la forma in senso veramente federalista del Paese con l’introduzione negli enti locali del principio di pareggio di bilancio, così come previsto dalla normativa europea. Inoltre -ha spiegato- vogliamo la vera riduzione del numero di parlamentari: 250 deputati e 200 senatori e non la presa in giro di cui si discute in questi giorni». Oh mio dio ci risiamo. Ancora con sta storia a cui non credono più nemmeno i sassi. Sapete a quando risale la prima prosta di riforma in senso federale della Costituzione italiana? Al 1994, esattamente il 6 novembre all’assemblea federale di Genova. Risultati da allora? Meno di zero. E ciò nonostante la Lega da quel dì sua stata in maggioranza o al governo per almeno una decina di anni. E ora Calderoli & C. hanno la pretesa di farci credere che è ancora possibile una riforma federale, dopo che abbiamo constatato in tutte le salse che gli altri partiti più o meno se ne fottono, salvo riempirsi la bocca. A cominciare dall’alleato storico del Senatur, il Pdl di Silvio Berlusconi. Quindi, caro Calderoli, non cadiamo nel ridicolo e diciamo che questa iniziativa è solo propoganda per gettare ancora un po’ di fumo negli occhi a chi proprio non li vuole aprire.

La seconda  proposta di legge è un po’ misteriosa o forse un po’ confusa: si vorrebbe stabilire per legge “la ripresa dei consumi”. Come? L’unica strada -ha spiegato Calderoli – è lasciare risorse nelle tasche dei cittadini. Vabbè, bel proposito, ma con uno Stato vampiro come quello italico ci dovrebbe spiegare come. Poi arrivano un altre due chicche demagogiche, che mai e poi mai lo Stato consentirà, se non facendolo saltare per aria: per quanto riguarda le pensioni di anzianità e vecchiaia si vorrebbe  che 40 anni di contributi bastassero per andare in pensione e poi si chiede che il Tfr  sia messo direttamente in busta paga. Calderoli ha quindi annunciato che un’altra proposta di legge punta all’abolizione del sostituto d’imposta, così che la busta dei dipendenti sia pesante come quelle degli altri Paesi europei: bella cosa, ma ci vorrebbero migliaia di imprenditori pronti a ingaggiare questa battaglia con il fisco, e alle spalle della Lega non ne vediamo. A ciò si aggiunge anche l’introduzione della distinzione tra banche che aiutano l’economia reale e banche speculative con un diverso trattamento fiscale.

Le proposte teoricamente al momento più percorribili sono:  l’Imu che dovrebbe tornare ad essere nella disponibilità dei Comuni e il cambio della norma sulla tesoreria unica con le risorse che dovrebbero tornare agli enti locali». Dal fisco alla sicurezza: con una proposta che chiede una modifica della norma sul soggiorno obbligato per cui l’autore di un reato deve rimanere nella regione di appartenenza. Infine l’ultima proposta di legge della Lega riguarda la riduzione della sovranità popolare a causa di trattati internazionali: si chiede che in questi casi vi sia una doppia lettura della norma come per le riforme costituzionali e l’indizione di un referendum confermativo».

Ripeto, alcune battaglie come quella dell’Imu, della tesoreria unica e della modifica della norma sul soggiorno obbligato, sono condivisibili da subito, ma andrebbero combattute con una vera rivolta civile sul territorio, non con una raccolta di firme che lascia il tempo che trova e serve solo a fini elettorali. Ma la rivolta civile, che farebbe traballare questo Stato marcio ma deciso a spremere fino all’ultima goccia i suoi sudditi per sopravvivere, non ha mai rappresentato la vera scelta del Carroccio.

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4 Comments

  1. sciadurel says:

    mah… oltre a votare le porcherie pro berluska, non le potevano fare nei 10 anni di governo?

  2. lorenzo canepa says:

    Ancora crede di essere un genio. Purtroppo anche tanti leghisti ci credono e magari lo applaudiranno ancora una volta.

  3. alberto says:

    tutto il potere e le imposte diette ai Comuni

  4. gianni says:

    Caro Direttore, pensi che il luogo di studio e di ricerca sarà sempre in una baita di montagna ?
    Un caro saluto. Gianni

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