OCSE: nel 2014 servono nuove tasse in Italia. Il governo smentisce

di REDAZIONE

Nonostante le riforme strutturali in Italia per il ritorno alla crescita e il risanamento dei conti pubblici ”sono ben avviate” l’attivita’ economica in Italia ”dovrebbe continuare a contrarsi nel breve tempo” come conseguenza della stretta di bilancio, dell’indebolimento del clima di fiducia e della stretta creditizia. A sostenerlo è l’Ocse nel capitolo dedicato all’Italia dell’Economic Outlook pubblicato oggi e che stima un ritorno alla crescita ”nel corso del 2013” se il Governo conseguira’ gli obiettivi di bilancio per il 2013 e il 2014. Ma non solo. L’Ocse ritiene che sia necessario ”un ulteriore inasprimento fiscale nel 2014 per raggiungere gli obiettivi di riduzione del debito pubblico” dell’Italia, ”che è entrata nella sua seconda recessione grave in tre anni”.

In un commento di Palazzo Chigi, pubblicato sul sito del governo, l’esecutivo prende atto “della valutazione positiva dell’Ocse, in particolare per quanto riguarda il risanamento del bilancio, gli effetti delle riforme e la conferma che l’Italia raggiungerà il pareggio di bilancio in termini strutturali nel 2013 e nel 2014, come questo governo si era impegnato a fare e come richiesto dalle norme Ue”. “Unito al sostegno fornito all’attività economica”, questo significa che l’Italia è stata in grado, ”fino a questo momento, di evitare lo scenario peggiore, in altre parole un circolo vizioso tra austerità e recessione”. Il Governo sottolinea inoltre, così come l’Ocse, che “l’occupazione è rimasta notevolmente resiliente fino a questo momento” e che il tasso di disoccupazione è aumentato soprattutto perché più persone, in particolare le donne, stanno entrando nel mercato del lavoro. “La principale differenza tra le previsioni dell’Ocse e quelle delle altre istituzioni, comprese le previsioni della Commissione Europea dello scorso 7 novembre, riguarda l’evoluzione degli investimenti fissi lordi per l’anno prossimo, che l’Ocse prevede a -5,1% rispetto a -0,6% della Commissione e rispetto a 0,1% indicato nell’aggiornamento del Def”, osserva Palazzo Chigi. Il governo ritiene che “gli investimenti saranno sostenuti dalla domanda esterna e dalla stabilizzazione dei mercati finanziari, nonché dal progressivo aumento di capitale straniero”. “Il lavoro di questo governo per garantire un percorso credibile per uscire dalla crisi nella zona euro e rimuovere l’incertezza dei mercati sull’euro stesso normalizzerà progressivamente l’offerta e costo del credito, come è già visibile nei bassi tassi di finanziamento dello Stato Italiano” scrive ancora Palazzo Chigi.

Replica all’Ocse anche il ministro dell’Economia Vittorio Grilli: all’Italia non servirà una manovra correttiva nel 2014 e il bilancio dello Stato sarà in pareggio “anche” in quell’anno. “Io ritengo che non sia necessario (un ulteriore intervento, ndr) – dice Grilli – se hanno messo dei condizionali, dovrei guardare con attenzione quello che dicono. Pero’ ritengo che, cosi’ come dai nostri scenari, e’ chiaro che noi abbiamo un bilancio in pareggio anche nel 2014″.

Le riforme sul lavoro e gli interventi sulla produttivita’ approvati dal Parlamento negli ultimi dodici mesi, sottolinea l’Ocse, ”sono impressionanti” ma vanno ”costantemente e fortemente implementati se si vuole produrre dei risultati”. Una volta a regime i provvedimenti, che puntano a risolvere i problemi della bassa crescita economica e dell’alto livello del debito pubblico, ”dovrebbero contribuire a tirar fuori l’economia italiana dalla stagnazione che ha registrato negli ultimi decenni”. L’Ocse, nel rilevare che la Costituzione italiana ”e’ stata modificata in modo da prevedere il pareggio del bilancio”, evidenzia come la ‘spending review’ ”contribuira’ al necessario risanamento dei conti pubblici”. L’Italia, poi, osserva l’organizzazione internazionale, ”e’ stata anche aiutata dalle azioni decise dall’area dell’euro”: l’istituzione dei fondi di salvataggio Efsf e Esm ”hanno avuto come effetto immediato la riduzione dello spread”.

Il risanamento dei conti pubblici ha contribuito ”ad indebolire la domanda interna” e ha favorito ”in calo dei consumi privati”, i cui livelli sono i piu’ bassi mai registrati dalla seconda guerra mondiale. Anche il clima di fiducia delle imprese ”e’ basso”. Il rallentamento economico in Italia, poi, ”ha messo sotto pressione il settore finanziario: i crediti in sofferenza sono alti e in aumento” e si registra una ”stretta creditizia”. Le diverse misure adottate nella seconda meta’ del 2012, tra cui l’introduzione dell’Imu e la ‘spending review’ , ”dovrebbero contribuire alla riduzione del rapporto deficit/pil che nel 2011 era del 3,8%”. Tuttavia, rileva l’Ocse, il disavanzo ”dovrebbe superare il 2,6% del pil previsto dal Governo”. Per il 2013 e il 2014 l’Ocse prevede che il Governo raggiungera’ i suoi obiettivi di equilibrio strutturale anche se il debito pubblico ”continuera’ ad aumentare nel periodo in esame”, e quindi fino al 2014.

Nonostante il forte calo della produzione nel corso dell’ultimo anno, osserva l’Ocse, ”l’occupazione e’ rimasta notevolmente robusta finora anche se la disoccupazione e’ aumentata a causa della maggiore partecipazione” al mercato del lavoro in Italia. La debole crescita economica ”dovrebbe contribuire a fare aumentare il tasso di disoccupazione che tocchera’ quasi il 12% nel 2014”. Il rallentamento della crescita dei salari e la riduzione dell’inflazione, invece, dovrebbe permettere in prospettiva ”un aumento delle esportazioni”.

Una dei principali motivi di incertezza, sottolinea l’Ocse, riguarda ”il dopo aprile 2013” e quindi l’esito delle elezioni e se il Governo italiano sara’ capace ”di mantenere il risanamento dei conti pubblici e le riforme strutturali”. Un ritorno indietro, sottolinea l’organizzazione internazionale, ”danneggerebbe il clima di fiducia del mercato e la crescita”. Un altro rischio ”e’ che il saldo di bilancio migliori meno di quanto previsto nel 2012, nonostante le misure introdotte nella seconda meta’ dell’anno”. Inoltre, conclude l’Ocse, ”l’intensificazione dello stress nel mercato finanziario e la riduzione della leva finanziaria delle banche potrebbero accentuare eccessivamente la stretta creditizia e creare ripercussioni negative sulla crescita”. Al contrario ”il miglioramento nelle politiche strutturali potrebbe far crescere il clima di fiducia degli investimenti e la performance del mercato del lavoro potrebbe essere migliore del previsto”.

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3 Commenti

  1. Francesco says:

    Monti bis… se vede il _|_ DITO MEDIO.

  2. San Marco says:

    A questo punto credo veramente che questi cercano la guerra e troveranno sicuramente gli idioti che la combatteranno per loro conto,ma crepate una buona volta!.

  3. lory says:

    qui non servono nuove tasse, qui serve spezzetare l’italia !

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