Occhio ai social, si sono mangiati la politica e vomitano il nulla

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di ANDREA COCCIA – Che Matteo Salvini, ministro dell’Interno, abbia tentato di impedire a una nave della guardia costiera italiana, battente bandiera italiana, di attraccare in un porto italiano, è un fatto che, qualche anno fa, non avremmo creduto possibile nemmeno nella peggiore barzelletta. Se poi ci aggiungiamo che il suddetto ministro, non contento del paradosso escheriano innescato col suo rifiuto, se la prenda con i 67 disperati che ci stanno avendo il mal di mare dentro prendendoli pure per il culo sulla decina di guerre — verissime per il mondo, inventate per Salvini — da cui scappano, la cosa avrebbe preso pieghe ancora meno credibili.

Eppure, che ci piaccia o no, è con questo che ci siamo abituati a convivere ogni giorno. Un pezzo alla volta, un tweet alla volta, una boiata dietro l’altra e ci siamo trovati in un mondo dove la comunicazione e le sue regole — che poi è una sola: vale tutto — con buona pace di Machiavelli ha stravolto la politica facendola diventare un contest di pubblicità di merendine. Nessun obiettivo dichiarato, solo vendere più dei concorrenti.

(…)

Berlusconi ci provò con il predellino. Mussolini, più old school, si faceva bastare un balcone e una piazza affollata. Oggi a Salvini, come a Trump, a Renzi, a Macron e a tutti gli altri, basta un device e una connessione e la piazza ce l’hanno già pronta e calda in mano. È una piazza virtuale molto più estesa e pullulante di quelle che ululavano alle berciate dei politicanti novecenteschi, ma soprattutto non ascolta più nulla. Il risultato lo conosciamo bene: un diagramma comunicativo completamente impazzito, senza né capo né coda; una politica che vive dei cinque minuti di celebrità in cerca di attenzione istantanea, che non si preoccupa di analizzare, men che meno risolvere, conflitti, rabbie e rancori, ma che al contrario vive per farli lievitare, perché è su quello e sui like che si misura il loro successo.(…)

Tutto ciò sta succedendo perché abbiamo accettato il cambio di paradigma e l’abbiamo accettato con sollievo: la politica delle piazze era troppo faticosa. Ci si sporcava, si sudava, si finiva col puzzare. Ogni tanto ci si sparava pure. Ci ci poteva far male, in piazza. E allora perché non accettare di buon grado una politica da poltrona, trasformando il pollice opponibile in pollice scorrevole, giocando a una politica le cui regole non sono più agire su un mondo sempre più imbizzarito, ma cavalcarlo sghignazzando di follia e agitando il cappello come il generale Kong, nel Dottor Stranamore, cavalca l’atomica in attesa dell’impatto. Ce le meritiamo le dirette Facebook.

da https://www.linkiesta.it/it/article/2018/07/12/i-social-si-sono-mangiati-la-politica-e-hanno-vomitato-il-nulla/38775/

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3 Comments

  1. Articolo demenziale.

  2. caterina says:

    La nave italiana entra nel mare libico dietro suo invito o forse permesso, percio il porto piu’ vicino e sicuro era quello di Tunisi… dov’e’ il problema? …una volta tanto che Tunisi fa qualcosa di positivo rispetto al problema, siamo qui a criticare… Speriamo co sia invece il messaggio giusto per tutti i baldi giovani muniti di telefonino che partono dalle loro famiglie africane per avventurarsi nell’avventura… Con gli stessi soldi potrebbero prendersi un aereo e andare in tutto il mondo dove avranno gia’ dei contatti… Altra situazione da chi fugge da zone di guerra, ma sappiamo quali sono perche’ le guerre non sono invisibili come i sogni dei piu che si mettono in cammino…

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