Ora Barack Obama si appella al “patriottismo economico”

di MATTEO CORSINI

Obama, a volte, ricorda Napolitano: “Per gli Usa è necessario un nuovo patriottismo economico”. Nonostante il suo avversario per le prossime elezioni presidenziali non sia particolarmente brillante e i sondaggi lo diano ancora in vantaggio, Barack Obama sta iniziando a usare un frasario che, a mio parere, dovrebbe sempre insospettire una persona di buon senso. Devo precisare che all’indomani delle elezioni presidenziali del 2008 non ero tra coloro che festeggiavano la venuta del nuovo messia, non tanto perché preferissi l’avversario dell’epoca, quanto perché non credo che esistano persone onniscienti, ma, se anche esistessero, ciò non mi farebbe comunque desiderare che qualcuno abbia potere di decidere al posto mio cosa posso, non posso, devo o non devo fare finché io stesso mi astengo dall’iniziare (o minacciare di farlo) un’aggressione alla proprietà altrui.

Il richiamo al patriottismo è l’ultima spiaggia di chi non ha altri argomenti per chiedere agli elettori di (ri)votarlo. E siccome il patriottismo militare è solitamente terreno dei repubblicani – sotto le cui amministrazioni quel capitolo di spesa è letteralmente esploso – Obama prova a tirare in ballo il patriottismo economico. Una formula che, storicamente, è stata declinata con politiche mercantiliste e protezioniste che danno solo l’illusione di migliorare il benessere del Paese, in realtà favorendo alcuni produttori locali a danno di larga parte dei consumatori.

Probabilmente una lettura delle “Armonie economiche” e dei “Sofismi economici” di Bastiat non farebbe male a Obama, il quale, invece, pare preferisca affidarsi a professori barbuti, alcuni dei quali gli dicono che non ha fatto abbastanza deficit spending per rilanciare l’economia, mentre un altro (messo peraltro a capo della Fed dal suo predecessore alla Casa Bianca) stampa generosamente dollari per mantenere in piedi un castello di carta sempre più traballante. Suppongo che questo sia patriottismo, secondo Obama.

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One Comment

  1. Albert Nextein says:

    Si, sono tasse in arrivo anche da loro.

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