Obama, il dollaro e l’Europa, democrazie sull’orlo di una crisi

di DANIELE VITTORIO COMERO

Leggendo i giornali, a volte, viene il dubbio che diluire il latte con acqua, vendere olio d’oliva come extravergine o raschiare monete d’oro siano operazione consentite, quasi normali. Con la scusa che fanno così in tanti, allora tutto è concesso. E’ il caso degli USA e di Obama, oggi nell’occhio del ciclone per aver sostenuto un complesso sistema di intercettazioni delle comunicazioni a tutti i livelli, con la giustificazione di una presunta difesa della sicurezza nazionale.

Passata l’infatuazione che ha contagiato il mondo occidentale verso il nuovo politico, culminata con la consegna ex-ante del premio Nobel per la pace, ora emergono i lati oscuri di Obama.

In questi ultimi anni, con la scusa della crisi finanziaria dei mutui sub-prime del 2007-2008, scoppiata con Bush junior, il problema maggiore non è quello delle “spiate” invadenti, bensì quello di inondare il mercato mondiale di dollari. La situazione appare critica: gli americani producono più dollari che beni reali, è come se stessero allungando con acqua il vino prodotto negli anni scorsi, per far tornare i conti.

Si ha così l’effetto di mettere fuori gioco chi produce veramente ricchezza. Come si può immaginare, la quantità di interessi è enorme, per cui la posta in gioco è altissima, ed è visibile nei continui contrasti sui mercati finanziari, che schiacciano l’economia reale.

Sono in corso delle vere e proprie “Guerre della finanza” – titolo di un libro appena uscito per i tipi della CEDAM – scritto da Nicola Walter Palmieri, che verrà presentato all’Hotel dei Cavalieri lunedì 28 e alla Società Umanitaria di Milano il 30 ottobre, alle ore 17.

Il libro tratta soprattutto del caso americano e delle sue implicazioni, visto che rappresenta la valuta di riserva mondiale, per l’euro. I dati sono pubblici: gli USA aumentano il loro debito al ritmo di $4 miliardi al giorno, $170 milioni all’ora. In condizioni normali, dovrebbe già essere fallita da un pezzo, come si è visto il 1° ottobre 2013 con lo shutdown, la chiusura forzata degli uffici federali americani, statua della libertà compresa.

Democratici e Repubblicani dopo oltre due settimane di chiusura hanno poi trovato l’accordo:”L’America non fallirà, accordo raggiunto in extremis al Senato dal capogruppo della maggioranza, il democratico Harry Reid con l’omologo repubblicano Mitch McConnel. Intesa che consentirà agli Stati Uniti di scongiurare l’ignominia del default (come una qualsiasi repubblica delle banane) e porrà fine allo ‘shutdown’ (la chiusura delle attività federali non essenziali), giunto al sedicesimo giorno. L’accordo prevede l’autorizzazione al governo di sforare fino al 7 febbraio 2014 il tetto del debito Usa di 16.700 miliardi di dollari, che sarebbe stato raggiunto domani a mezzanotte (le sei del mattino in Italia) e di riaprire tutti gli uffici del governo prolungando il bilancio federale (scaduto il 30 settembre scorso) fino al 15 gennaio.” (tratto da L’Unità del 16 ottobre) 

Non rimane che attendere gennaio del prossimo anno. Ma l’America non può fallire finché può stampare dollari per pagare i suoi debiti, cosa che sta facendo dal marzo 2009. Si è salvata, finora, perché il dollaro è stato, per molti anni, la valuta di riserva mondiale, la base del sistema finanziario mondiale: il prezzo del petrolio, per esempio, è espresso in dollari, chi vuole comprarne, deve prima approvvigionarsi di dollari. L’America paga i suoi debiti stampando (elettronicamente) nuovi dollari, e tutti devono comprarli, perché gli USA sono gli unici che non devono pagare in valuta straniera per le loro importazioni.

L’Autore del libro “Guerre delle Finanza” mette in rilievo il ruolo della FED – Federal Reserve – che insiste nel sostenere che “non c’è inflazione, non c’è svalutazione”, ma continua a svalutare il dollaro, avendo l’audacia di sostenere che è la Cina che “manipola” la sua valuta. Ora, con circa 17mila miliardi di debito e debole crescita, con il 10% della produzione industriale americana dedicata agli armamenti, la via d’uscita è difficile. Come per l’Italia: per raddrizzare la barca occorrerebbe ridurre drasticamente i costi e tagliare le spese. Invece, il Governo di Obama – invocando vecchie teorie economiche – sta facendo l’esatto contrario e stampa denaro.

Da conoscitore del mondo americano, Palmieri scrive che l’allagamento di denaro “finto”, cioè di carta moneta creata dal nulla, porta ad interessi reali sotto zero, per cui il valore del denaro – quello vero, risparmiato da chi ha messo da parte centesimo per centesimo – continuerà a diminuire. Il tutto con una tassazione ingiusta e predatoria per fare fronte agli immensi sprechi, un po’ quello che sta succedendo in Italia, con la crescita impetuosa del debito pubblico, attestatosi  oltre i 2.070 miliardi di euro.

Una domanda a Palmieri è scontata:” C’è speranza di uscire da questa crisi?

Scolla la testa piena di capelli bianchi, poi allarga le braccia, come a dire che non c’è niente da fare. Dopo aver insistito un po’, risponde alla domanda: “Che cosa può dire ai nostri lettori sui rimedi possibili?

Ammette che i rimedi ci potrebbero essere, alcuni possibili sono:

– creare banche “oneste”,

– stabilire chiara delimitazione delle funzioni bancarie,

– effettuare accantonamenti reali per le pensioni,

– vietare salvataggi statali,

– abolire le società di rating,

– imporre alle banche di produrre bilanci corretti e completi, consolidati a livello mondiale, che includano tutte le partecipazioni, dirette e indirette, senza eccezioni,

– abolire l’emissione di denaro “finto”.

Li elenca con calma, con aria preoccupata, ma precisa che non si intravvede un personaggio che abbia il coraggio e la forza di sostenerli. Infine, lascia capire che in mancanza di interventi come questi, che vanno alla radice, ci saranno sempre più numerose e aspre “guerre” di valute, alle quali le potenze militari aggiungeranno l’intimidazione guerresca.

In chiusura la questione che ci riguarda più da vicino: “Cosa dovrebbe fare l’Europa?”

La risposta di Palmieri è rivolta ai nostri governanti, che li incita ad avere senno, con alcune precauzioni:

– niente dollari in tasca,

– non tenere proprietà in USA ,

– imporre l’euro per i pagamenti esteri,

– introdurre leggi “speculari” a quelle che l’America emette a danno degli europei,

– distanziarsi dalla globalizzazione,

– fare una chiara scelta fra stato sociale o libero mercato,

– punire le banche che usano il denaro raccolto dai clienti in scommesse – ndr. derivati -, invece di finanziare l’industria e aiutare la crescita.

Bene. Non sono teorie fumose, sono idee chiare e cose molto pratiche che si possono fare subito.

Print Friendly, PDF & Email

Recent Posts

3 Comments

  1. Pedante says:

    Obama, attore di poco talento nella grande telenovela americana.
    http://www.youtube.com/watch?v=PPzboLdqKy4&app=desktop

  2. Mister Libertarian says:

    La diagnosi di Palmieri mi sembra valida. Non ho capito però il senso di alcune sue raccomadazioni, come abolire le società di rating, distanziarsi dalla globalizzazione, fare una chiara scelta tra stato sociale o libero mercato (nel primo caso si va verso la rovina).

Leave a Comment