L’America di Obama rischia il naufragio sullo “scoglio fiscale”

di REDAZIONE

Obama torna alla Casa Bianca per altri quattro anni ma il suo grande successo non ha convinto le borse che ieri hanno chiuso in forte perdita. Stamattina pero’ le divise europee tentano il rimbalzo, aprendo tutte in rialzo. “Il meglio deve ancora venire” ha detto ieri Obama Sul palco del Centro congressi McCormick di Chicago. La prospettiva che Obama siedera’ per altri quattro anni alla Casa Bianca, con il compito di rilanciare l’economia e di evitare il ‘fiscal cliff – il baratro finanziario legato all’alto debito e all’aumento delle tasse a cui gli Usa potrebbero andare incontro se non verra’ entro fine anno trovato un accordo sui tagli alla spesa pubblica e aumenti fiscali da 600 miliardi di dollari che dovrebbero scattare dal primo gennaio 2013 – non e’ piaciuta neanche alle agenzie di rating. Fitch su questo e’ stata molto chiara: se non ci sara’ l’accordo il declassamento degli Usa sara’ inevitabile e Moody’s ha fatto sapere che la rielezione di Obama alla Casa Bianca non e’ sufficiente per rimuovere l’outlook negativo sul rating statunitense, attualmente di ‘tripla A’.

Ma intanto Obama e la sua famiglia democratica hanno vissuto ieri il loro giorno di festa: il presidente ha conquistato tutti gli Stati in bilico tranne uno e ha incassato una vittoria dal significato politico altrettanto profondo del 2008. Davanti a 10mila sostenitori riuniti nel centro congressi, Obama ha recuperato il tema della speranza e ha lanciato un appello bipartisan ai repubblicani a lavorare insieme, esorcizzando la paura di un Paese diviso: “Siamo una famiglia americana e prosperiamo e cadiamo insieme come un’unica nazione e un unico popolo”. Subito dopo il presidente Usa ha chiamato i leader del Congresso sollecitandoli a lavorare insieme “per la riuzione del deficit”. Nella convulsa notte elettorale, accantonati i toni aspri della campagna, Romney aveva teso la mano al presidente augurandogli successo per il Paese. Resta pero’ il fatto che la Camera dei Rappresentanti e’ rimasta saldamente nelle mani dei repubblicani e quindi, con l’anatra zoppa (senza cioe’ una salda maggioranza alle spalle), Obama dovra’ affrontare i nodi che lo attendono sin dalle prossime settimane. Oltre il “fiscal cliff”, che i mercati temono, le ambizioni nucleari di Teheran, la drammatica crisi siriana e il crescente potere della Cina.

Intanto tutto il mondo ha applaudito la vittoria del presidente: da Pechino a Mosca, tutti hanno eletto nel risultato elettorale un segno di stabilita’. E pure il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, ha assicurato che l’alleanza strategica con gli Usa e’ piu’ forte che mai. Freddi gli iraniani, che hanno avvertito Obama di non illudersi che i rapporti potranno cambiare rapidamente. Ne hanno preso atto anche i talebani che hanno chiesto di accelerare i tempi del ritiro dall’Afghanistan. Dall’Italia il presidente Giorgio Napolitano ha affermato che “la maggioranza degli americani ha mostrato di apprezzare gli sforzi compiuti da Obama in un momento di grande difficolta’ per gli Stati Uniti e per il mondo, e gli ha dato credito per portare avanti il suo impegno”. Il premier Mario Monti ha sottolineato che con la conferma di Obama, “l’Italia sa di poter contare su un’America forte e solidale, che continuera’ a svolgere un ruolo fondamentale sulla scena internazionale e a impegnarsi a far fronte alle numerose sfide globali”.

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