Cina, NYT oscurato per un inchiesta sui miliardi del presidente

di REDAZIONE

Oltre 2,7 miliardi di dollari: sarebbe questo, secondo un’inchiesta-scoop pubblicata dal New York Times, l’ammontare del ”colossale” patrimonio della famiglia del premier cinese, Wen Jiabao, accumulato all’ombra del suo potere politico. Inchiesta che oggi ha fatto infuriare Pechino, che ha bloccato il sito del giornale Usa. Lo stesso Wen solo un anno fa, in un discorso, vantava origini modeste, di avere avuto genitori “comuni”, una madre insegnante e un padre che allevava maiali durante la campagna di Mao. “Nonno Wen”, come da anni viene affettuosamente definito, è il “riformatore”, quello sempre presente nei momenti più delicati del Paese, quello che accorre a dare conforto alla gente quando capita una sciagura. E rischia ora di vedere offuscata la sua immagine, e proprio alla fine del suo mandato.

Tra pochissimi giorni (il Congresso che creerà la nuova nomenclatura politica della Cina inizierà il prossimo 8 novembre) dovrà infatti cedere il posto al suo successore, l’attuale vicepremier Lu Keqiang. Secondo l’indagine del New York Times, molti parenti di Wen Jiabao, inclusa sua madre, sua moglie e suo figlio, durante la sua leadership, sono diventati straordinariamente ricchi. La madre, Yang Zhiyun, oggi 90enne, già nel 2007 era titolare di un investimento, una partecipazione nella società finanziaria Ping An del valore di 120 milioni di dollari. La moglie del premier è una donna d’affari di grande successo nel settore delle pietre preziose. Il fratello minore ha una società che è stata premiata con oltre 30 milioni di dollari in contratti governativi e sussidi vari. E si potrebbe continuare. Molto ricchi anche altri parenti di “Tesoro del focolare” (questo significa il nome del premier) anche se nulla risulta intestato a lui.

Partecipazioni in gioiellerie, costruzioni, alberghi infrastrutture, telecomunicazioni, solo per citarne alcuni. La teoria – avanzata da qualcuno – che il premier fosse all’oscuro della reale entità delle ricchezze familiari (specie di quelle dei suoi più stretti congiunti) appare in verità debole. E la Cina non ci sta. La pubblicazione del rapporto del giornale americano ha fatto infuriare non poco Pechino che ha subito deciso di bloccare in Cina l’edizione online del quotidiano statunitense. Cosa che del resto era già accaduta a giugno scorso al sito di Bloomberg che aveva pubblicato un servizio sulle ricchezze accumulate dalla famiglia di Xi Jinping, attuale vicepresidente destinato a diventare fra pochi giorni segretario del partito e successivamente presidente cinese.

Il portavoce del ministero degli Esteri, Hong Lei, ha definito “diffamatorie” per la Cina le notizie sulle ricchezze di Wen Jiabao. E oltre a oscurare il Nyt, le autorità cinesi hanno bloccato anche i collegamenti tra il giornale americano e Wen sul twitter cinese. Ma non solo questo ha animato la giornata politica in Cina. Mentre usciva la notizia della ricchezza familiare del premier, Nuova Cina ha diffuso la notizia dell’espulsione dal parlamento di Bo Xilai, ex potente leader del partito di Chongqing, coinvolto in una losca storia di corruzione dai contorni ancora imprecisi, che ora, perduta l’immunità legata alla sua carica di parlamentare, affronterà un processo e subirà una condanna come già è accaduto a sua moglie, Gu Kailai, condannata a morte con pena sospesa per l’omicidio dell’uomo d’affari britannico Neil Heywood. E come accaduto al suo braccio destro, il superpoliziotto Wang Lijun, condannato a 15 anni per defezione. Questioni interne delicate, che espongono la Cina a critiche sulla funzionalità del suo sistema e che per questo vanno gestite all’interno, bloccando i media stranieri, senza interferenze esterne. Dal sito Boxun, gestito da un gruppo di dissidenti cinesi negli Stati Uniti, si profila l’ipotesi che le indagini del Nyt su Wen Jiabao, come già era stato per quelle di Bloomberg (in qualche maniera simili) su Xi Jinping, siano in realtà frutto di una sorta di cospirazione da parte dell’ala più conservatrice del partito (quella vicina a Bo), che non vede di buon occhio la tendenza riformatrice di Wen, come pure quella di Xi Jinping. Il materiale, secondo questa teoria, troppo dettagliato e preciso per essere stato “trovato”, sarebbe stato fornito in qualche modo al giornale americano “dall’interno”.

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One Comment

  1. Dan says:

    Un napolitano di casa loro. Tutti uguali sti comunisti. Ciò che è tuo, è mio e ciò che è mio… tieni giù le mani se no te le mozzo

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