Nord e Sud: mai come oggi due Nazioni immensamente lontane

di ERNESTO GALLI DELLA LOGGIA*

Questo editoriale pubblicato oggi sul Corrirere della Sera merita la lettura per la sua analisi spietata dello sfascio senza speranza in cui è ridotto il paese Italia, che è quanto noi de L’Indipendenza, nel nostro piccolo, andiamo dicendo fin dalla nostra nascita. Quel che ci divide dal professor Galli Della Loggia è sul fatto che, cambiando radicalmente, l’Italia possa avere ancora una prospettiva. No, l’Italia deve proprio morire perché è un malato incurabile. (glm)

L’Italia non sta precipitando nell’abisso. Più semplicemente si sta perdendo, sta lentamente disfacendosi. Parole forti: ma quali altre si possono usare per intendere come realmente stanno le cose? E soprattutto che la routine in cui sembriamo adagiati ci sta uccidendo?

Sopraggiunta dopo anni e anni di paralisi, la crisi è lo specchio di tutti i nostri errori passati così come delle nostre debolezze e incapacità presenti. Siamo abituati a pensare che essa sia essenzialmente una crisi economica, ma non è così. L’economia è l’aspetto più evidente ma solo perché è quello più facilmente misurabile. In realtà si tratta di qualcosa di più vasto e profondo. Dalla giustizia all’istruzione, alla burocrazia, sono principalmente tutte le nostre istituzioni che appaiono arcaiche, organizzate per favorire soprattutto chi ci lavora e non i cittadini, estranee al criterio del merito: dominate da lobby sindacali o da cricche interne, dall’anzianità, dal formalismo, dalla tortuosità demenziale delle procedure, dalla demagogia che in realtà copre l’interesse personale.

Del sistema politico è inutile dire perché ormai è stato già detto tutto mille volte. I risultati complessivi si vedono. Tutte le reti del Paese (autostrade, porti, aeroporti, telecomunicazioni, acquedotti) sono logorate e insufficienti quando non cadono a pezzi. Come cade a pezzi tutto il nostro sistema culturale: dalle biblioteche ai musei ai siti archeologici. Siamo ai vertici di quasi tutte le classifiche negative europee: della pressione fiscale, dell’evasione delle tasse, dell’abbandono scolastico, del numero dei detenuti in attesa di giudizio, della durata dei processi così come della durata delle pratiche per fare qualunque cosa. E naturalmente ormai rassegnati all’idea che le cose non possano che andare così, visto che nessuno ormai più neppure ci prova a farle andare diversamente. Anche il tessuto unitario del Paese si va progressivamente logorando, eroso da un regionalismo suicida che ha mancato tutte le promesse e accresciuto tutte le spese.

Mai come oggi il Nord e il Sud appaiono come due Nazioni immensamente lontane. Entrambe abitate perlopiù da anziani: parti separate di un’Italia dove in pratica sta cessando di esistere anche qualunque mobilità sociale; dove circa un terzo dei nati dopo gli anni ‘80 ha visto peggiorare la propria condizione lavorativa rispetto a quella del proprio padre. Quale futuro può esserci per un Paese così? Popolato da moltissimi anziani e da pochi giovani incolti senza prospettive?
Certo, in tutto questo c’entra la politica, i politici, eccome. Una volta tanto, però, bisognerà pur parlare di che cosa è stato, e di che cosa è, il capitalismo italiano. Di coloro che negli ultimi vent’anni hanno avuto nelle proprie mani le sorti dell’industria e della finanza del Paese. Quale capacità imprenditoriale, che coraggio nell’innovare, che fiuto per gli investimenti, hanno in complesso mostrato di possedere? La risposta sta nel numero delle fabbriche comprate dagli stranieri, dei settori produttivi dai quali siamo stati virtualmente espulsi a opera della concorrenza internazionale, nel numero delle aziende pubbliche che i suddetti hanno acquistato dallo Stato, perlopiù a prezzo di saldo, e che sotto la loro illuminata guida hanno condotto al disastro. Naturalmente senza mai rimetterci un soldo del proprio. Né meglio si può dire delle banche: organismi che invece di essere un volano per l’economia nazionale si rivelano ogni giorno di più una palla al piede: troppo spesso territorio di caccia per dirigenti vegliardi, professionalmente incapaci, mai sazi di emolumenti vertiginosi, troppo spesso collusi con il sottobosco politico e pronti a dare quattrini solo agli amici degli amici .

Questa è l’Italia di oggi. Un Paese la cui cosiddetta società civile è immersa nella modernità di facciata dei suoi 161 telefoni cellulari ogni cento abitanti, ma che naturalmente non legge un libro neppure a spararle (neanche un italiano su due ne legge uno all’anno), e detiene il record europeo delle ore passate ogni giorno davanti alla televisione (poco meno di 4 a testa, assicurano le statistiche). Di tutte queste cose insieme è fatta la nostra crisi. E di tutte queste cose si nutre lo scoraggiamento generale che guadagna sempre più terreno, il sentimento di sfiducia che oggi risuona in innumerevoli conversazioni di ogni tipo, nei più minuti commenti quotidiani e tra gli interlocutori più diversi. Mentre comincia a serpeggiare sempre più insistente l’idea che per l’Italia non ci sia più speranza. Mentre sempre più si diffonde una singolare sensazione: che ormai siamo arrivati al termine di una corsa cominciata tanto tempo fa tra mille speranze, ma che adesso sta finendo nel nulla: quasi la conferma – per i più pessimisti (o i più consapevoli) – di una nostra segreta incapacità di reggere sulla distanza alle prove della storia. E in un certo senso è proprio così.

L’Italia è davvero a una prova storica. Lo è dal 1991-1994, quando cominciò la paralisi che doveva preludere al nostro declino. Essa è ancora bloccata a quel triennio fatale: allorché finì non già la Prima Repubblica ma la nazione del Novecento: con i suoi partiti, le sue culture politiche originali e la Costituzione che ne era il riassunto, allorché finì la nazione della modernizzazione/industrializzazione da ultimi arrivati, la nazione del pervadente statalismo. Ma da allora nessuno è riuscito a immaginare quale altra potesse prenderne il posto.
Ecco a che cosa dovrebbe servire quella classe dirigente che tanto drammaticamente ci manca: a immaginare una simile realtà. A ripensare l’Italia, dal momento che la nostra crisi è nella sua essenza una crisi d’identità. Da vent’anni non riusciamo a trovare una formula politica, non siamo capaci d’azione e di decisione, perché in un senso profondo non sappiamo più chi siamo, che cosa sia l’Italia. Non sappiamo come il nostro passato si leghi al presente e come esso possa legarsi positivamente ad un futuro.

Non sappiamo se l’Italia serva ancora a qualcosa, oltre a dare il nome a una nazionale di calcio e a pagare gli interessi del debito pubblico. Abbiamo dunque bisogno di una classe dirigente che – messa da parte la favola bella della fine degli Stati nazionali e l’alibi europeista, che negli ultimi vent’anni è perlopiù servito solo a riempire il vuoto ideale e l’inettitudine politica di tanti – si compenetri della necessità di un nuovo inizio. Ripensi un ruolo per questo Paese fissando obiettivi, stabilendo priorità e regole nuove: diverse, assai diverse dal passato. Mai come oggi, infatti, abbiamo bisogno di segni coraggiosi di discontinuità, di scommesse audaci sul cambiamento, di gesti di mutamento radicale.

Mai come oggi, cioè, abbiamo bisogno proprio di quei segni e di quelle scommesse che però, – al di là della personale intelligenza o inclinazione stilistica di questo o quel suo esponente – dai governi delle «larghe intese» non siamo riusciti ad avere. Governi simili funzionano solo in due casi, infatti: o quando c’è un obiettivo supremo su cui non si discute, in attesa di raggiungere il quale lo scontro politico è sospeso: come quando si tratta di combattere e vincere una guerra; ovvero quando tutte le parti, nessuna delle quali ha prevalso alle elezioni, giudicano più conveniente, anziché andare nuovamente alle urne, accordarsi sulla base di un accurato elenco di reciproche concessioni per sospendere le ostilità e governare insieme. Ma nessuno di questi due casi è quello dell’Italia: dove sia il conflitto interno al Pd e al Pdl che quello tra entrambi è ancora e sempre indomabile, e costituisce il tratto politico assolutamente dominante. La ragione delle «larghe intese» ha così finito per divenire, qui da noi, unicamente quella puramente estrinseca che si governa insieme perché nessuno ha vinto le elezioni, e per varie ragioni non se ne vogliono fare di nuove a breve scadenza.
Certo, due anni fa, quando tutto ebbe inizio con il governo Monti, le intenzioni del presidente della Repubblica miravano, e tuttora mirano, a ben altro. Ma dopo due anni di esperimento è giocoforza ammettere che quelle intenzioni, sebbene abbiano conseguito risultati importanti sul piano del contenimento dei danni, appaiono ben lontane dal divenire quella realtà di cui l’Italia ha bisogno.

Con le «larghe intese», sfortunatamente, non si diminuisce il debito, non si raddoppia la Salerno-Reggio Calabria, non si diminuiscono né le tasse né la spesa pubblica, non si elimina la camorra dal traffico dei rifiuti, non si fanno pagare le tasse universitarie ai figli dei ricchi, non si fa ripartire l’economia, non si separano le carriere dei magistrati, non si costruiscono le carceri, non si aboliscono le Province, non si introduce la meritocrazia nei mille luoghi dove è necessario, non si disbosca la foresta delle leggi, non si cancellano le incrostazioni oligarchiche in tutto l’apparato statale e parastatale; e, come è sotto gli occhi di tutti, anche con le «larghe intese» chissà quando si riuscirà a varare una nuova legge elettorale, seppure ci si riuscirà mai. Si tira a campare, con le «larghe intese», questo sì: ma a forza di tirare a campare alla fine si può anche morire.

*DA: WWW.CORRIERE.IT

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33 Comments

  1. Silvia says:

    Si, Incensurato, hai ragione, infatti…
    Ci troviamo col culo per terra, anzi tra un po’ col culo per aria…

  2. Silvia says:

    Incensurato, inginocchiati e chiedi scusa, razza di un polentone.
    Lucano, scusalo, non sa quel che dice…Ahem, riguardo alla secessione, dicevamo?…

  3. Silvia says:

    Lucano, hai ragione, per anni vi abbiamo depredato di tutte le vostre risorse, vi abbiamo sfruttato e impoverito. Vi chiediamo scusa, pretendete la secessione ma in cambio vi chiediamo di riprendervi tutti i prefetti e gli statali fancazzisti. Mi sembra una proposta equa.

  4. Paolo says:

    L’espressione geografica chiamata italia, cioè l’esperimento voluto dai sabaudo-piemontess 150 anni fa, è fallito. Prima lo capiremo e meglio sarà. Al di sotto delle Alpi possono nascere anche più di uno stato, basta che il Veneto sia indipendente, come 150 anni fa (quando era stato indipendente con Friuli, Trento e prov. di Mantova). Nessuno ha chiesto di essere inglobato in questo insulso esperimento.

  5. Ada Niap says:

    Io me li ricordo gli articoli di EGdL degli anni ’90. Me li ricorderò a lungo. Vedo che se li ricordano anche altri.

  6. Veritas says:

    Consales, Brembilla : ma se il F.T. ha già diviso in due la penisola denominando “Bordello” la parte inferiore della medesima, che ci stiamo a dire?
    Credete di poter ottenere, là. i risultati della partea nord?E quello che auspica nel suo ultimissimo discorso il presidente Napolitano, ma a me sembra impossibile.

  7. Franco F. says:

    Questo quì ha le sue responsabilità che se le dovrà dividere con altri come lui, che vadano tutti al……

  8. Berghemadler says:

    Mi irrita dover chiamare “professore” uno che arriva solo oggi a capire cose ELEMENTARI. Oltretutto, come soluzione, non trova di meglio che auspicare l’arrivo di una non meglio identificata “classe dirigente…”. Il poverino non ha ancora capito l’ABC della democrazia. Che io, piccolo “leghista”, denuncio dal 1993 (mani pulite). Ovvero che i parlamentari raccolgono il consenso che li legittima nella popolazione. E la rappresentano in modo proporzionale. Questo è il potere democratico che raccoglie ricchezza e la redistribuisce con servizi e aiuti. PURTROPPO, noi che produciamo la ricchezza siamo “democraticamente” in minoranza. È purtroppo DEMOCRATICO, che prevalga l’interesse della (grande)maggioranza che gode della MIA ricchezza. Anche quando la mia ricchezza non riesco più a produrla. La democrazia non distingue il voto di chi produce ricchezza da quello di chi la ricchezza la riceve. ….Et voilà il risultato !!!!
    DEMOCRAZIA È : “due lupi e un agnello che decidono cosa mangiare” GIUSTIZIA È : un agnello che si arma per opporsi. (Beniamino Franklin)
    Io lo ripeto dal 93, il professore e tanti Lombardi non ci arrivano neanche ora.
    LEGGERE : “luigini contro contadini” di Gabrio Casati. (Pseudonimo di un gruppo di economisti)
    O prendiamo le spranghe, o accettiamo di sprofondare con tutta l’Italia unita.

    • Veritas says:

      Berghemadler: ricordo bene che qualche anno fa (forse c’era ancora Scalfaro presidente, Galli D. L. scrisse una serie di libri sull’unità d’Italia: La Lega allora era piuttosto in auge: pensai che l’avesse fatto per far piacere, appunto, al presidente.

    • Zioru says:

      Quando ci muoveremo sarà troppo tardi? La lega adesso rompe solo sugli extracomunitari, ma il guaio è che ci siamo “interroniti” tutti, tutti ci siamo fatti “furbi” e vogliamo guadagnare alle spalle altrui. E la “giustizia” è complice, non fa nulla per impedirlo, o per punire esemplarmente i parassiti.

    • L'incensurato says:

      PURTROPPO è la giusta punizione per dei borghesucci con mentalità settecentesca,quali sono i Padani autoctoni, il cui mantra è sempre stato “la politica possiamo lasciarla agli altri TANTO l’importante è avere le redini dell’economia”. Infatti..

  9. L’Italia e l’Europa non contano più, ci vorrebbe un Parlamento Popolare Mondiale.

    A conferma di ricezione del mio messaggio relativo ad una iniziativa di origine Inglese/Tedesca/Italiana circa la costituzione di un Parlamento Mondiale, vedo un “MAH” di Paolo D’Arpini, seguito da un punto interrogativo che condivido a pieno.

    Siamo talmente provati dagli imbrogli di ogni sorta che provengono da quelle persone alle quali abbiamo riposto la nostra fiducia e dai risultati sin qui ottenuti, suscitano in noi la paura di qualsiasi proposta di cambiamento.

    Permettetemi di andare momentaneamente fuori tema alla ricerca delle origini del male che secondo me viene da molto lontano, parecchi millenni probabilmente alle origini del Mondo.

    Nel descrivere il mio pensiero carico di delusioni, userò l’immaginazione di un filmato fantasioso a effetti speciali, molto diverso dalle tante filosofie terrene descritte da abilissimi affaristi i quali di punto in bianco hanno cancellato tutti gli Dei del firmamento ai quali eravamo devoti: Helios o Febo il Dio Sole, Atena la Dea della Sapienza, Apollo della Musica, Afrodite Dea dell’Amore e della Bellezza, Poseidone Dio del Mare, Pan di zucchero Dio della Natura, ecc., poi improvvisamente un mattino il Mondo si sveglia accorgendosi che durante la notte avevano combinato l’inciuccio per guidare gli interessi Globali verso una Gerarchia Ecclesiale con un rappresentante terreno di un unico DIO.

    Perbacco, un colpo grosso alla nostra intelligenza, di cui la storia incolpa gli Ebrei, i Cristiani, o i Musulmani per tutti i misfatti del mondo, ma da quel dì nacquero le generazioni dei furbetti che individuarono i tempi maturi per un cambiamento epocale per un maggiore controllo delle anime, con lo spauracchio dell’occhio di Dio puntato su ogni singolo essere, controllando tutte le nostre azioni per meritarci l’Inferno di Fuoco con eterne sofferenze o il Paradiso con le 25 verginelle che sbuffano nell’attesa, alleggerendo i nostri peccati più gravi con sostanziali lasciti alla Chiesa. Ecco come sono diventato ricco e potente.

    Prima di nascere svolazzavo felice insieme ad altri angioletti attorno al Pianeta Venere e sono piombato sul Pianeta Terra notando sostanziali differenze che confermano i miei timori caratterizzati prevalentemente dalle Religioni in lotta continua per il Podio, le quali attraverso la Bibbia hanno generato una impronta negativa sull’uomo, partendo dalle origini con la figura di Caino e la voce di Dio che rimbomba oltre le nuvole e si estende verso l’infinito: nessuno osi fare del male a Caino, ora e sempre nei secoli dei secoli, così sia.

    Non fu mai chiarito perché Caino fratricida fu protetto da Dio per il suo crimine generato presumibilmente dalla gelosia, mentre non fu mai accennato a chi attribuire gli altri novantanove difetti presenti nell’uomo .

    Se Dio, l’essere Onnipotente Creatore di tutte le cose visibili ed invisibili, avesse creato anche l’uomo, sicuramente lo avrebbe creato privo di difetti, a Sua Immagine e Somiglianza come un Agnello o una Colomba della Pace e della rettitudine.

    Il punto di forza di questa invenzione grottesca non risale a Dio, il quale si manifesta orgoglioso attraverso le meraviglie della Natura, ma da attribuire esclusivamente alla furbizia dell’uomo allo scopo di anticipare l’evasione dalle colpe sui crimini gestiti da parte dell’uomo di Potere con le guerre e l’induzione ai suicidi evadendo la giusta condanna.

    Ritornando o meglio tentando di ritornare con i piedi per terra, le varie Civiltà hanno progredito a piccoli passi correggendo progressivamente il male attraverso l’evoluzione della saggezza e del sapere per una qualità migliore della vita.

    Nel passato i nostri avi si cibavano prevalentemente di carne e i più poveri di erbe e pane, poi man mano arrivarono le Patate, il Grano Turco, i Vegetali e la Frutta, certamente non per merito della Politica.
    Oggi il problema principale del mondo intero è causato dalla Politica condotta dalla stirpe degli eredi di Caino, intoccabili e incoscienti, incapaci, disonesti, corrotti, speculatori, traditori, continuando con novantanove aggettivi degradanti.

    La nostra Civiltà benché sostenuta da diversi millenni di insegnamenti ed esperienze di vita, continua iperterrita con lo strapotere generato da capre abilissime nell’arrampicarsi ad occupare le poltrone di comando, e dopo essere arrivate in cima, perdono l’orientamento del gregge dal quale provengono e si impossessano dei pascoli e di tutte le risorse fondate sull’egoismo, salvo pochissime eccezioni.

    La Nazione Italia si sta consumando in precipitosa decadenza, guidata dalla stirpe dei tanti Caino, di cui alcuni Economisti di fama Mondiale prevedono il completo fallimento del Paese non oltre i prossimi cinque o sei anni pur sequestrando i conti bancari dei lavoratori, mentre la numerosa Kasta di opportunisti continuano a godere di abbondanti privilegi al servizio dello Stato, spolpando l’osso ormai dissanguato senza rigurgiti di coscienza.

    Il Potere ha creato l’Organizzazione mondiale del Potere delle Nazioni, Le Nazioni Unite, per un maggiore controllo del libero comportamento nel sopprimere i Diritti Umani ciascuno dei propri sudditi.

    Oggi i Popoli del Mondo, chiedono il diritto di partecipazione nella politica Globale, per difendersi dalle speculazione del Potere assoluto.
    La richiesta farebbe parte della continua emancipazione dei popoli per una politica sociale universale.

    In partenza l’idea di un Parlamento Mondiale è piena di entusiasmanti promesse con la speranza che non faccia la fine del Parlamento Europeo moltiplicando le spese con inadeguati interventi.

    Anthony Ceresa.

  10. Paul Brembilla says:

    E.Galli della Loggia : “Non sappiamo se l’Italia serva ancora a qualcosa, oltre a dare il nome a una nazionale di calcio e a pagare gli interessi del debito pubblico”

    NO non serve a nulla…… è una vera e propria “palla al piede” per quei cittadini che vorrebbero ancora vivere e lavorare in maniera civile e onesta

  11. L'incensurato says:

    No dai. Tutti uniti,ce la faremo. Perchè il genio italico,Dante Alighieri,Mazzini,Verdi Giuseppe! Nessuno come noi!
    e blabla e blabla.

  12. gino limito says:

    Se Galli della Loggia avesse letto e compreso quanto scriveva Gianfranco Miglio negli anni ottanta e novanta non scoprirebbe oggi l’acqua calda. Ma allora era più comodo voltarsi dall’altra parte, tirare a campare su miti e mitologie politiche decotte e marce fin nel midollo, diffondere a piene mani illusioni nazionalistiche. La storia ha dato ragione a Miglio, le previsioni del quale si sono totalmente verificate.

  13. michela verdi says:

    Se Galli della Loggia avesse letto e compreso quanto scriveva Gianfranco Miglio negli anni ottanta e novanta non scoprirebbe oggi l’acqua calda. Ma allora era più comodo voltarsi dall’altra parte, tirare a campare su miti e mitologie politiche decotte e marce fin nel midollo, diffondere a piene mani illusioni nazionalistiche. La storia ha dato ragione a Miglio, le previsioni del quale si sono totalmente verificate.

  14. Arcadico says:

    Non c’era sicuramente bisogno di un artico sul corriere per accorgersi dello sfascio di questo paese(?).

    E’ sufficiente aprire l’uscio di casa!

    Giustizia … questa sconosciuta!

    Lavoro … entità in via di cinesizzazione!

    Sanità … entità in via di dissoluzione!

    Welfare, in generale, a misura di … sindacato!!

    Politica … ophs! … po-stitica!!!

    Se tutto potesse andar meglio potremmo praticare l’arte del Seppuku!!!

    Ma qui da noi non ci sono samurai!

  15. paolo says:

    ma quale statalismo della destra. ambedue i partiti pdl e pd hanno paura mettere le mani proprio nello statalismo dove attingono i voti. finchè non attiveremo l’efficienza dello stato mandando a casa i passafogli saremo sempre alle solite.

  16. Gino says:

    Tutti questi sapientoni a dire che l’Italia è un fallimento, ma nessuno che arrivi a spiegarlo con il fatto evidente che lo stato unitario non doveva nascere.

  17. Giuseppe says:

    Da un lato, Galli della Loggia, come molti altri intellettuali non strettamente “di partito”, quindi, finti, è persona da incontrare nel dialogo perché soltanto ponendo un piano culturale di comprensione reciproca possiamo anche soltanto sperare di far valere le nostre ragioni e aver percezione delle nostre manchevolezze. Ecco perché elogio in continuazione l’opera di Facco e Marchi (in rigoroso ordine alfabetico), che stanno facendo ciò che ho auspicato per decine d’anni e che è mancato per trent’anni al mondo leghista e alle nostre genti, concausa del tremendo sfascio attuale che colpisce soprattutto la mia gente.
    Dall’altro lato, Galli della Loggia confonde, forse volutamente e per amor di struttura, l’insieme dei popoli e delle culture italiche con lo Stato unitario, centralizzato e presunto “nazionale” italiano, che proprio per tale propria accezione stessa è in insanabile contraddizione con la realtà italica, la quale comunque, se si desidera vederla unitaria sotto il profilo linguistico e artistico, necessariamente non può che essere tutt’al più federale e variamente federata.
    Sarebbe interessante riuscire spingersi oltre con Galli della Loggia, e con lui discutere quali soluzioni, cioè quel che non dice, siano ipotizzabili in divenire, tenendo conto del fatto che le regioni padano-alpine, rifuggendo uno Stato che è visto come ormai costitutivamente e irrimediabilmente mafioso, nonché affetto da oppressività mafiosa, guardano a quell’Europa dei popoli e non degli Stati Nazionali, quindi alle regioni finitime facenti parte del comprensorio alpino, realtà funzionanti che possano renderle autonome da quelle del Sud, padrone di fatto dello Stato italiano. Il tutto, senza peraltro recidere i legami che effettivamente e storicamente esistono coi popoli del Suditalia. Situazione assai complessa e “nuova”, che richiede menti forti e nervi saldi…

    • lucano says:

      Il sud è padrone di fatto dello stato? Fantastico! Dove sono , e banche e li altre istituzioni finaziarie che in italia fanno il bello ed ol cattivi tempo? E le maggiori imprese editoriali italiane tv e giornali? Da dv vengono bossi fini Berlusconi casini e compagnia cantante che hanno governato negli ultimi 20 anni? E la confindustria? Dv si fa la politica italiani? A Benevento? A Caltanissetta? O a Milano? ?

      • Marco says:

        ma basta con queste balle..2/3 dei parlamentari sono meridionali, tutta la corte costituzionale è meridionale, tutti prefetti, questori e finanzieri sono meridionali, anche nei paesi più sperduti del nord, i primi dieci dirigenti pubblici più pagati( e quindi più “pesanti”) sono meridionali..lo stato siete voi, ecco perchè fa schifo.

        • Veritas says:

          Non basta: le banche c’erano, eccome. Solo che se le sono fatte fuori E questo prima di 20 anni fa.

        • Lucano says:

          2/3 ??? QUARDA CHEI PARLAMENTARI SONO ELETTI IN PROPORZIONE AGLI ELETTORI, ED I RELAIZONE AI TERRITORI!!! TU HAI ELETTO UN MERIDIONALI?
          INFORMATI. E COMUNQUE IL POTERE VERO NN STA TRA I PARLAMENTARI CNE NON CONTANO NULLA MA NELLE GRANDI ISTITUZIONI FINANZIARIE, NELLE BANCHE, NEI GRANDI GIORNALI, DI PROPRIETA’ DELLE BANCHE, IN CONFIDUSTRIA ECC.A MILANO A BRESCIA E QUESTO DA SEMPRE

      • elio says:

        ti dicono niente il banco di napoli e quello di sicilia e di cosa sono costati all’intera comunità?
        ci sono costati quanto una manovra quinquennale, una enorme valanga di denaro che forse sono in buona parte la causa dello sfacelo odierno.

  18. Riccardo Pozzi says:

    L’editoriale di Galli Della Loggia fa il paio con quello del prof. Panebianco che sempre sul corriere sottolinea lo statalismo della destra. Questo racconta molto bene su quali basi si è basata per anni l’alleanza Lega-PDL.
    Sono certo che a Facco freme la penna…perché di libertario in questa nazione ormai non c’è veramente più niente.

    • Leonardo says:

      Caro Riccardo, lei mi comprende… 🙂

      • Giancarlo says:

        Ah, quindi il prof. Panebianco si è destato dal letargo…dopo anni passati a scrivere sul Corriere dotti articoli su quanto la sinistra sia statalista, illiberale, antimeritocratica, assistenzialista, antifederalista, ostile all’impresa e al lavoro produttivo, creatrice di debito pubblico, scioccamente ossessionata dal Banana anziché occuparsi dei Veri-Problemi-del-Nostro-Paese, adesso improvvisamente si è accorto che la destra italiana è ancora più statalista, populista e demagogica, e che l’alleanza ventennale Lega Merd-Banana ha trascinato Questo-Nostro-Paese in fondo all’abisso che è sotto gli occhi di tutti, tenendo presente che nel ’92-’94 viaggiava sull’orlo dell’abisso. Ben svegliato, prof. Panebianco!

  19. La dissoluzione dell’artefatto a forma di stivale partorito da massoni e nazionalisti d’accatto viene a tutt’oggi trattata come uno spettro, una tragedia da scongiurare. Invece lo scioglimento della pseudonazione italia e del suo stato leviatano è il presupposto necessario alla rinascita civile ed economica di tutti i popoli che abitano la penisola e le regioni padano alpine

    • Paul Brembilla says:

      completamente d’accordo

      • Giancarlo says:

        C’è un piccolo problema: in sede di dissoluzione dello stivale ci sarebbe bisogno di ceti dirigenti capaci di guidare i singoli popoli fuori dalle macerie, cercando di farsi meno male possibile e di schivare i colpi di coda del Leviatano morente. Esempio: la Slovenia quando si è tirata fuori dal pantano Jugoslavia, dove il rischio di farsi male era molto più alto e per nulla metaforico, dato che i serbi avevano il grilletto facile.

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