Disoccupati del Nord, unitevi e partite!

di BRUNO DETASSISDISOCCUPAZIONE2

Disoccupazione. Di questo si tratta. Quando lo Stato diventa una dittatura fiscale, quando avere un conto corrente vuol dire provare il terrore di sforare i parametri del fisco, quando per ricevere un aiuto dai genitori occorre andare dal notaio e dichiarare che è una donazione e non riciclaggio di denaro tra anziani parenti e giovani eredi… quando tutto questo non esisterà più, vorrà dire che la tassazione sul lavoro sarà civile, perché civile sarà diventato il sistema fiscale. E la disoccupazione sarà risolta.

Gli ultimi dati Istat che cosa dicono? Dicono che siamo un paese che con le pensioni dei genitori deve mantenere i figli disoccupati: siamo al 42,9% di disoccupazione giovanile. Quasi tre punti in più del 2013.

Le forbici aumentano: disoccupazione dell’8,4% al Nord (+0,3 punti percentuali), al 20,3% nel Mezzogiorno (+0,5 punti),  stabile al 10,8% nel Centro. Ogni giorno si perdono 1.000 occupati. Sono cifre più che da disperazione, da rivoluzione.

Solo un mese fa Lo Svimez parlava di un Sud verso il deserto, “una terra a rischio desertificazione industriale”, ma anche di una “desertificazione umana”.

Emerge nel rapporto un Paese sempre più “spaccato, diviso, diseguale” tra Centro-Nord e Sud: tra disoccupazione, emigrazione, povertà, nascite in caduta libera (180mila nel 2013, indietro al minimo storico di oltre 150 anni fa) e il Sud sarà “interessato nei prossimi anni da un stravolgimento demografico, uno tsunami dalle conseguenze imprevedibili”, “destinato a perdere 4,2 milioni di abitanti nei prossimi 50 anni”.

Mentre “al Sud si concentra oltre l’80% delle perdite dei posti di lavoro italiani”.

Ma va male ovunque? Come se la passano i giovani ad esempio in Svizzera? Inutile dire che nell’ultimo report dell’istituto di ricerche congiunturali del Politecnico federale di Zurigo (KOF), i giovani svizzeri hanno la media occupazione più alta d’Europa. L’indice si attesta a 5,61 punti (su una scala di 7 punti) per chi lavora nella Confederazione, a fronte di una media di 4,68 punti per chi è impiegato negli Stati membri dell’Unione europea.

Di cosa tiene conto l’indice del Politecnico svizzero? Stato del mercato del lavoro, condizioni di lavoro, sistema educativo, condizioni di accesso all’impiego. L’indice prende in considerazione 178 Paesi elaborando i dati dell’Ocse e di Eurostat.

Come se la passa il nostro Nord per accesso al lavoro? Mercato del lavoro? Condizioni? Scuola? Male, evidentemente. Il sistema non è in connessione con questi quattro elementi, uno più scadente dell’altro. E più si scende, più le condizioni peggiorano: pessimo accesso al lavoro, mercato del lavoro in mano a chi sappiamo, offerta scolastica decadente, condizioni lavorative da gomorra. E più il Nord deve dipendere dalle medesime regole che condizionano il sottosviluppo in via di desertificazione, come dice anche lo Svimez, più anno sopo anno avvicinerà le percentuali biasimevoli della disoccupazione morale del resto del Paese. Cari giovani del Nord, ora sapete quale destino vi attende nel restare a casa vostra, senza un processo di indipendenza e di riscatto economico ed etico della terra che vivete. Sveglia, ragazzi. Non siate “giovani” alla Renzi.

 

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