Nonostante l’euro, dove c’è lusso la crisi non esiste!

di REDAZIONE

Il lusso cresce, anche se con numeri lontani dal periodo 2009-2012 quando, in piena crisi economica, il settore presentava aumenti dei consumi a doppia cifra. Nel 2014 la crescita a livello mondiale dovrebbe essere del 6% circa a tassi costanti, in linea con l’anno scorso. E’ quanto emerge dalle previsioni aggiornate dell’Osservatorio di Altagamma (la fondazione che dal 1992 riunisce l’alta industria culturale e creativa italiana), secondo cui accessori e Stati Uniti sono i motori della crescita. Il trend di crescita è più stabile sia per l’assenza nel breve periodo di boom come quello cinese degli anni scorsi, sia per la maggiore capacità dei mercati maturi di reagire alla crisi.

Nel dettaglio, l’Ebitda medio delle imprese del comparto potrà crescere di 7 punti percentuali rispetto all’anno scorso. Gli accessori si confermano i prodotti che piacciono di più (+6%), seguiti dall’abbigliamento (+5%). Per quanto riguarda i mercati geografici, gli Stati Uniti si affermano come motore di crescita e l’Europa è sostenuta soprattutto dagli acquisti turistici. I consumi cinesi sono sempre più importanti, mentre il balzo di quelli giapponesi (+9%) deve comunque tenere conto di un effetto di cambio negativo. Il Sud Est asiatico – Indonesia in testa – è in forte aumento, bene Hong Kong e Macau. Quanto ai canali di vendita, il retail traina sempre più la crescita del lusso, anche grazie alla gestione diretta da parte dei marchi. Il ‘multibrand’, molto diffuso in Italia, Francia e Spagna, è invece in perdita, diminuendo il supporto degli acquisti da parte dei turisti.

Il comparto del lusso in Italia, ha dichiarato il presidente di Altagamma Andrea Illy, sta lavorando per ”sfruttare l’opportunità straordinaria di trasformazione della società”, legata soprattutto all’alfabetizzazione diffusa e allo sviluppo dell’Africa. ”Siamo l’Italia che funziona, con il doppio dell’esportazione e 15 volte il numero di addetti” rispetto alla media delle stesse industrie non di alta gamma, ha concluso Illy.

Ma come, nonostante l’euro questi esportano il doppio? Ci si permetta un commento: per gli statalisti si tratta di una categoria di fessi quella presieduta da Andrea Illy, dato che come diceva Giuseppe Prezzolini “in Italia il fesso si interessa alla produzione della ricchezza, il furbo soprattutto alla sua distribuzione”. E distribuzione fa rima con povertà… pardon, crisi! Colpa dell’euro o di una casta di incapaci e parassiti?

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