Papa Giovanni, un bergamasco indipendentista: “indipendenza è un diritto. Senza giustizia, lo Stato è ladro”

di CATTOLICI PER L’INDIPENDENZA DEL VENETOveneto separatista

La Chiesa tutta ricorda Angelo Roncalli, Papa Giovanni XXIII, che nell’ottobre 1953 divenne Patriarca di Venezia.  Nella sua “lettera aperta al mondo”, Papa Roncalli spiega come la “Pace in Terra” sia realizzabile laddove l’autorità politica si conformi all’ordine stabilito da Dio ed alle Sue leggi naturali scritte nel cuore dell’uomo, a partire dai diritti universali, inviolabili ed inalienabili di libertà della persona umana.
L’esercizio dei diritti democratici trova il suo specifico senso nel favorire il contributo personale e comunitario alla realizzazione di un ordine sociale giusto per l’attuazione del bene comune.
L’autorità politica non conforme alla legge di natura non comporta obblighi di obbedienza, infatti [l’autorità] “non è una forza incontrollata: è invece la facoltà di comandare secondo ragione. Trae quindi la virtù di obbligare dall’ordine morale: il quale si fonda in Dio, che ne è il primo principio e l’ultimo fine […] L’autorità che si fonda solo o principalmente sulla minaccia o sul timore di pene o sulla promessa e attrattiva di premi, non muove efficacemente gli esseri umani all’attuazione del bene comune; e se anche, per ipotesi, li muovesse, ciò non sarebbe conforme alla loro dignità di persone, e cioè di esseri ragionevoli e liberi. L’autorità è, soprattutto, una forza morale; deve, quindi, in primo luogo, fare appello alla coscienza, al dovere cioè che ognuno ha di portare volonterosamente il suo contributo al bene di tutti […] L’autorità umana pertanto può obbligare moralmente soltanto se è in rapporto intrinseco con l’autorità di Dio, ed è una partecipazione di essa […] In tal modo è pure salvaguardata la dignità personale dei cittadini, giacché la loro obbedienza ai poteri pubblici non è sudditanza di uomo a uomo, ma nel suo vero significato è un atto di omaggio a Dio creatore e provvido, il quale ha disposto che i rapporti della convivenza siano regolati secondo un ordine da lui stesso stabilito; e rendendo omaggio a Dio, non ci si umilia, ma ci si eleva e ci si nobilita, giacché servire Deo regnare est”.
Il diritto all’indipendenza politica di ogni comunità che si riconosca tale è parte essenziale di un ordine sociale giusto ove si possa perseguire il bene comune in conformità alle leggi di natura.
Non più popoli dominatori e popoli dominati: tutti i popoli si sono costituiti o si stanno costituendo in comunità politiche indipendenti.
Gli esseri umani, in tutti i paesi e in tutti i continenti, o sono cittadini di uno stato autonomo e indipendente, o stanno per esserlo; nessuno ama sentirsi suddito di poteri politici provenienti dal di fuori della propria comunità umana o gruppo etnico. In moltissimi esseri umani si va così dissolvendo il complesso di inferiorità protrattosi per secoli e millenni; mentre in altri si attenua e tende a scomparire il rispettivo complesso di superiorità, derivante dal privilegio economico-sociale o dal sesso o dalla posizione politica […] E quando i rapporti della convivenza si pongono in termini di diritti e di doveri, gli esseri umani si aprono sul mondo dei valori spirituali, e comprendono che cosa sia la verità, la giustizia, l’amore, la libertà; e diventano consapevoli di appartenere a quel mondo. Ma sono pure sulla via che li porta a conoscere meglio il vero Dio, trascendente e personale; e ad assumere il rapporto fra se stessi e Dio a solido fondamento e a criterio supremo della loro vita: di quella che vivono nell’intimità di se stessi e di quella che vivono in relazione con gli altri”.
“Le comunità politiche hanno il diritto all’esistenza, al proprio sviluppo, ai mezzi idonei per attuarlo: ad essere le prime artefici nell’attuazione del medesimo; ed hanno pure il diritto alla buona riputazione e ai debiti onori: di conseguenza e simultaneamente le stesse comunità politiche hanno pure il dovere di rispettare ognuno di quei diritti; e di evitare quindi le azioni che ne costituiscono una violazione. Come nei rapporti tra i singoli esseri umani, agli uni non è lecito perseguire i propri interessi a danno degli altri, così nei rapporti fra le comunità politiche, alle une non è lecito sviluppare se stesse comprimendo od opprimendo le altre. Cade qui opportuno il detto di sant’Agostino: «Abbandonata la giustizia, a che si riducono i regni, se non a grandi latrocini?»”. 
Ricordando Papa Giovanni XXIII rammentiamo che l’ordine politico legittimo ha fondamento morale nella centralità dei diritti della persona che si estendono a quelli dei popoli. Tale ordine è riconoscibile con la forza della ragione e può essere illuminato con il “faro della fede”. 
Lì va cercato l’ordine politico giusto, più che in quei documenti troppo (dis)umani, usati spesso come clave contro i diritti delle persone e dei popoli, quali sono le costituzioni degli Stati.

[tutte le citazioni virgolettate sono tratte dalla Lettera Enciclica Pacem in Terris, n.d.r.]

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One Comment

  1. caterina says:

    un papa di grande saggezza che gli viene suggerita dalla sua grande umanità, dall’esperienza e conoscenza degli uomini e del mondo.. .avrebbero molto da imparare da lui anche certi porporati.nostrani…

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