Non servono “liberatori” nazionalisti ai popoli lombardi

di GIACOMO CONSALEZ

Faccio riferimento alla vicenda del movimento separatista del Jura, ottimamente descritta da Enzo Trentin nel suo articolo su L’Indipendenza. È certamente un esempio virtuoso da studiare e comprendere a fondo, ma se l’esito positivo della lotta separatista era perfettamente realizzabile nel contesto dell’ordinamento svizzero, difficilmente potrebbe esserlo nel quadro dello stato italiano. Lo stato italiano è un mostro centralista, parassita, vessatorio, estorsore e ricattatore, che pretende di rappresentare in modo totalizzante un coacervo di genti disomogenee per vocazioni, aspirazioni e talenti, spacciato per nazione, e che nazione non è mai stato, come dimostrano le lingue, le tradizioni, i tratti somatici, i costumi, i sogni e le speranze. Accomunato, se proprio, soltanto dal degrado civile e dal familismo amorale.

Come esponente di un movimento non micronazionalista ma fautore dell’autodeterminazione di tutti i popoli e del superamento pacifico degli stati (pseudo)nazionali ottocenteschi, mi sento di dire che i nazionalisti abitano a Roma, alcuni ci vanno a scaldare sedie indossando cravatte verdi, rigorosamente a libro paga del contribuente lombardo e veneto svenato dalla rapina fiscale. In questi giorni costoro stanno lavorando per continuare a fare la stessa cosa anche a Bruxelles, dove non mi risulta che abbiano mai dato grande prova di sé. Mi perdonino se non resto col fiato sospeso ad attendere l’esito di questa pagliacciata di elezioni europee.

Il popolo lombardo, come spiegò mirabilmente Miglio in “Vocazione e destino dei lombardi”, aveva trovato la sua dimensione in una costellazione di realtà locali cementate spontaneamente dal libero scambio, non in un feticcio nazionalista al quale erano estranei al punto da rinunciare sistematicamente a darsi istituzioni politiche unificate. Proprio a questo modello si ispirarono i convenuti sui prati di Grütli nel 1291, che pure comprendevano l’importanza della coesione politica e dell’alleanza stabile in difesa del proprio territorio. Di lì a poco in Lombardia si affermarono le signorie, e si prese a sostituire il libero scambio con l’espansionismo militare, il pedaggio e il dazio.

Chiunque si spacci per liberatore dei popoli lombardi ispirandosi a nazionalismi e pretese di purezza etnica lavora contro l’unica prospettiva possibile: una pacifica e progressiva autodeterminazione dei popoli nel contesto di una futura federazione spontanea pan-europea, che passerà per il fallimento e il superamento degli stati nazionali e di tutti i nazionalismi. Paradossalmente o meno, sarà proprio questo modello a far riemergere e a tutelare le peculiarità positive, il pregio dell’essere lombardi. O quanto ne resta dopo secoli di laissez faire e di saccheggio non solo italiano.

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5 Comments

  1. fiorenzo says:

    giustissime parole sig Consalez !
    il termine NAZIONE e’ diventato abusato, obsoleto, oggi e’ un non senso storico, purtroppo non significa piu’ l’automatica identificazione con il luogo di nascita con incluso lingua, cultura e storia che quel luogo hanno espresso.
    Oggi transumanze epocali di folle eterogenee occupano e annacquano ogni identita’ “nazionale” in pochissimo tempo.

    Miglior uso avrebbe la parola PATRIA, associata al concetto di continuita’ delle generazioni di padri che quel territorio hanno vissuto.
    Ma l’abuso di questa parola da parte di guerrafondai, cialtroni vari e venditori di spingarde ne ha stravolto irreversibilmente il valore.

    In attesa di tempi migliori e riconoscendo nel concetto di PARASSITISMO il nemico di ogni progresso sociale, io mi accontento di sostenere l’idea di LOCALISMO (nella medesima accezione storica degli antichi comuni padani o dei cantoni svizzeri) come l’unico antidoto, l’unica diga edificabile da subito contro il degenerare inumano dela globalizzazione finanziaria e contro il parassitismo caino congenito in ogni centralismo statalista.

    PICCOLO E’ BELLO perche’ ti appartiene e puoi partecipare da protagonista nelle decisioni.

    PICCOLISSIMO E’ MEGLIO perche’ ti riporta alle leggi della Natura dove cio’ che e’ superfluo e’ destinato infallibilmente a collassare e ti autorizza alla forma piu’ nobile di far politica: la democrazia diretta e il federalismo contrattuale, con i loro corollari della rotazione degli incarichi, della competenza nelle mansioni, nella solidarieta’ insita in ogni dimensione “umana” di relazionamenti.

    Libero PROTAGONISTA a casa tua e’ meglio di essere un rassegnato SUDDITO nella tua casa ipotecata a vita da sconosciuti e lontani sfruttatori.

    Sò de dos

  2. Giancarlo says:

    Ottimo contributo, anche se non smuoverà di una virgola i nazistelli da tastiera e i libbbertarians nostrani, quelli che alla parola “Svizzera” cominciano a salivare come il cane di Pavlov perché scatta l’associazione: no tasse, no shtado. Solo quello ovviamente, tanto non capiscono né vogliono capire nulla di tutto il resto: l’ethos della responsabilità individuale, il senso della collettività, l’amore per la libertà nell’ordine e la saggezza magari più terra terra ma non meno importante del “chi rompe paga e i cocci sono suoi” e “a questo mondo non c’è trippa per gatti”, nel senso che se vuoi qualcosa devi essere disposto a pagarne il prezzo, nel caso della libertà a difenderla, a nche con le armi (i secoli non sono acqua purtroppo). Resterebbero le persone intellettualmente oneste, e fa tristezza pensare che sono ridotte, in mancanza di meglio, a sperare che qualcosa cambi nella strategia, nelle prospettive, addirittura nelle teste della Lega Merd.

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