Non riescono a ricostruire il ponte di Genova. Sfollati inferociti

Lo stato della parte ovest di ponte Morandi a Genova, 23 agosto 2018. ANSA/LUCA ZENNARO

di ROBERTO BERNARDELLI – In men che non si dica il governo e l’Italia intera stanno dimostrando di non essere capaci di uscire dal nodo della ricostruzione del ponte Morandi di Genova. A 40 giorni dal crollo del decreto annunciato e sventolato in piazza 10 giorni fa dal premier non c’è traccia. Non sono capaci di chiarire chi fa cosa e chi avrà poteri per vigilare e guidare la ricostruzione. Il sempre sorridente ministro Toninelli è in un cul de sac. Secondo Autostrade spetta a loro e sono già pronte per rifarlo, secondo il ministero tocca a Fincantieri. Che però no ha titolo per farlo.

Leggiamo sull’autorevole Sole24Ore infatti che  già il 18 agosto, nella conferenza stampa che seguì di poche ore i funerali di Stato, l’amministratore delegato di Autostrade per l’Italia (Aspi)  disse di aver già contattato le migliori imprese italiane che avevano già quasi pronto un progetto. Specificando anche che “l’appalto si sarebbe potuto fare anche senza gara, sfruttando il meccanismo dei lavori in house, per il quale il settore autostradale gode di una deroga rispetto alle regole del Codice degli appalti: affidamento diretto a un’azienda dello stesso gruppo di Aspi (la Pavimental), che avrebbe subappaltato alle altre imprese.

Castellucci, a precisa domanda degli increduli giornalisti che conoscono la Pavimental come un’azienda che in proprio esegue solo asfaltature, rispose che aveva la qualifica anche per costruire ponti e, in generale, intere strade. Consegnandole “chiavi in mano” al committente. Era tutto vero, anche se a memoria degli addetti ai lavori non era mai successo che Pavimental si avvalesse di questa sua qualifica”.

In ogni caso, la qualifica è proprio quello che manca a Fincantiericome ha scoperto l’altro giorno Edilizia e Territorio del Sole 24 Ore. Fincantieri è la società pubblica che da quegli stessi giorni è stata lanciata dal Governo (e in particolare dal ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio) per ricostruire il ponte tenendo fuori Autostrade per l’Italia, per la quale il ministero delle Infrastrutture ha avviato la procedura di caducazione della concessione.

Siamo quindi nella strana situazione Aspi ha l’obbligo di ricostruire perché formalmente è ancora concessionaria, ma potrebbe non esserlo più in futuro e il Governo comunque non accetta la sua prestazione, ma solo i suoi soldi: i lavori dovrebbero essere fatti a spese di Aspi ma solo da imprese di fiducia dello Stato.

Abbiamo letto tutti bene.

Altro nodo è trovare un modo comunque per non svolgere una gara d’appalto, e cioè saltare i tempi eterni dell’aggiudicazione.

Pare possa decidere solo l’Unione Europa. Ma resta un silenzio di piombo sulla trattativa per la deroga. Ne avete sentito parlare?

Altra questione aperta è chi farà il commissario per la ricostruzione. Il presidente della Liguria Toti non piace a Toninelli perché aveva indicato la via di Autostrade.Ma anche il ministro ha problemi, perché le sue ultime nomine se le è dovute rimangiare perché i nominati erano incompatibili o con vertenze giudiziarie aperte.

Un guaio tira l’altro…

“Le misure per popolazione e imprese
Ci sono molti meno problemi per la parte del decreto che riguarda aiuti e risarcimenti per residenti e imprese. Ma in realtà l’elenco dei danneggiati può rivelarsi pressoché infinito: c’è chi ha riportato un danno diretto (sotto varie forme, peraltro) e chi solo indiretto.

Un esempio estremo di danno indiretto è quello patito dalle aziende di autostrasprto che non c’entrano nulla con Genova, ma utilizzano l’interporto di Rivalta Scrivia, vicino a Tortona (Alessandria). Qui si sono riversati camion che, dopo il crollo del Ponte Morandi, devono comunque deviare per l’entroterra per raggiungere la Francia. Quindi i tempi di sosta per espletare le operazioni si sono allungati per tutti”.

Altro che ricostruire il ponte in un anno. Calende greche, come sempre. Impreparazione, come sempre. Demagogia, come sempre.

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