Non più 10 ma 1 solo comandamento: accogliete

Pubblichiamo di seguito un commento sul fenomeno immigrazione QUANDO È LO STATO AD ESSERE IRREGOLARE di GIOVANNI COMINELLI, pubblicato sull’Eco di Bergamo e, a seguire, la replica del prof. Sergio Bianchini. Il quotidiano non ha pubblicato la lettera, l’Indipendenzanuova.com lo fa volentieri.

(dall’Eco di Bergamo)

di GIOVANNI COMINELLIimmigrazione

La riflessione che segue nasce dalla partecipazione ad un’assemblea svoltasi all’Oratorio di Parre e da un comunicato stampa. Voci ufficiose hanno fatto trapelare la decisione del Prefetto di Bergamo di collocare nel Comune di Parre circa 70 «richiedenti asilo». Il comunicato di mons. Giancarlo Perego, direttore della Fondazione Migrantes, afferma: «Il sistema di accoglienza italiano per richiedenti asilo, improvvisato, insufficiente, politicamente non condiviso, segnato da malaffare e da una burocrazia impagliata, ha portato a una mancanza dcredibilità dell’Italia in Europa, e ha giustificato in qualche modo un mancato accordo europeo sull’agenda delle migrazioni». Il meccanismo è il seguente: il ministero dell’Interno comunica alla prefettura il numero di immigrati da ospitare. Il prefetto prende contatto con gli enti assegnatari, che provvedono a reperire strutture ricettive disponibili. Il tutto a 35 euro al giorno per immigrato, di cui 12 alla struttura, 2 all’immigrato, il resto all’Ente, per attività di mediazione socio-culturale. E il Comune nel quale insiste la struttura? Non solo è tenuto tuttora all’oscuro, ma il prefetto, interpellato dal sindaco, risponde che la norma gli permette di rispondere entro 30 giorni, non prima. Poiché anche quelli burocratici sono segreti di Pulcinella, la popolazione è entrata in allarme, avendo sotto gli occhi l’esempio della non lontana Lizzola, abitanti 90, immigrati 110, più o meno. La prospettiva di avere in un piccolo paese una settantina di giovani dai 18 ai 30 anni, che vagano nelle strade per mesi e mesi, frustrati, repressi e incattiviti – non è permesso farli lavorare neppure come volontari, a meno che qualcuno paghi un’assicurazione – allarma e spaventa. Tutti i bene intenzionati che fanno appello all’umanità e all’accoglienza rischiano di parlare al vento. Perché di fronte si trovano un blocco fatto di paure profonde, emozioni, ignoranza dei dati reali.

Più comoda sul piano della propaganda è la posizione di chi dice no. Solo che un Comune non può dire no allo Stato. Così, alla fine, da una parte stanno una popolazione impaurita e i lucidi speculatori sulle sue paure, dalle quali sperano di attingere voti per le prossime elezioni politiche, dall’altra lo Stato che procede implacabile e ottuso, senza dialogare con il territorio e i suoi rappresentanti, quasi che operasse in una zona di occupazione. Se «i richiedenti asilo» che «toccano» al territorio bergamasco sono 300 e se i Comuni sono 242, perché non procedere ad un’assegnazione più diluita, lasciando ai Comuni la facoltà di fare da soli o di chiamare in causa degli Enti? Intanto, come fa notare lo studioso Giampiero Della Zuanna, «la procedura di concessione o negazione dell’asilo dura dai due ai tre anni, durante i quali i richiedenti asilo hanno il diritto di essere mantenuti dallo Stato e non hanno alcun obbligo di lavorare, come se fossero prigionieri di guerra». Le commissioni prefettizie sono troppo poche, lavorano troppo poco, i ricorsi contro le decisioni sono scaricati sulla sola Corte d’Appello di Milano. I migranti spesso non vengono identificati, sperando che se ne vadano verso Francia o Germania, magari con l’espediente furbesco del permesso di transito. C’è da meravigliarsi se vengono bloccati a Ventimiglia o al Brennero? L’immigrazione massiccia in Italia non è più un’emergenza, è un fenomeno destinato a durare fino a che non vengano meno le condizioni geopolitiche che lo hanno generato. Gli immigrati regolari sono una necessità del mercato del lavoro – per lavori che noi non facciamo più – e delle nostre pensioni – versano contributi per 9 miliardi! Ma la gestione dello Stato continua a restare «irregolare» e ottusa.

 

di SERGIO BIANCHINI

Caro Giovanni, come al solito le tue descrizioni sono perfette ma ci sono stavolta alcuni presupposti che non quadrano. Coloro che si oppongono non sono solo lucidi e cinici arraffatori di voti, sono spessissimo anche normali avversari del degrado e del pericolo che inesorabilmente vediamo avanzare. Non prendi in nessuna considerazione e nemmeno nomini la facoltà di respingimento che per i fuggiaschi economici è doverosa e legale.
Proprio l’inefficienza cronica dello stato giustifica ed anzi certifica le paure. Ma questa inefficienza non è casuale, è la normalissima conseguenza del comportamento velleitario e moralistico (alla rovescia perché non basato sulla realtà) delle nostre classi dirigenti e dell’ipervolontarismo a senso unico della chiesa cattolica che drena risorse intellettuali ed umane per il suo disegno, che è mondiale ormai a scapito dell’Italia.
Italia che la nuova chiesa  sembra incredibilmente disposta a regalare alle amicizie africane ed americane, cosa a cui non sono disposte né la chiesa polacca che quella spagnola e irlandese.
Ormai per la chiesa (in Italia) i comandamenti non sono più dieci ma 1 solo (che non è nei dieci) e cioè l’accoglienza. Il papa che ha detto di non poter giudicare nessuno (-chi sono io per giudicare?-) in riferimento all’omosessualità, ha condannato tutti i “non accoglienti” e  fatto “pregare” per loro. Il disprezzo (nuovo cattolicesimo?), duromollista come lo stato italiano.
Sono disposti a tutto su questo tema. Anche ad un durissimo scontro interno. Più volte il papa ha invitato i cattolici “a mordersi la lingua”. Quindi soffocamento di qualunque dissenso interno e totale apertura anzi pompatura, anzi creazione continua di canali  solo alle istanze assistenziali a spese degli altri.
Infatti non c’è alcuna forzatura delle parrocchie verso i propri fedeli ma solo un ottundimento  e una colpevolizzazione (antidemocratica) della pubblica opinione (maggioritaria) per continuare a dilapidare risorse statali e sicurezza civile e sociale che avevamo anche da poveri.
Brutta strada, brutta situazione. Il fatalismo storico degli intellettuali ex combattenti si è sposato in pieno con l’africanismo militante della nuova chiesa e degli USA che è fortissimamente antieuropeo.
Purtroppo Salvini non capisce (non è poi così lucido) che sarebbe facilissimo dimostrare la natura antieuropea di questa importazione. Infatti continuiamo ad andare a 10 km dalle coste libiche a prenderli e rifiutiamo di distinguere tra rifugiati e cercatori di benessere, evocati, garantiti e pilotati da noi stessi andando contro la logica e le disposizioni europee presentate come demoniache.
Mi spiace Giovanni, su queste valutazioni non concordo con te e proprio su queste cose si scatenerà il macello. Piccola sfida: perché non pubblichi questo mio testo sull’Eco e provi a rispondere?
Print Friendly

Related Posts

Leave a Comment