5Stelle e Lega: non hanno vinto perché sono antisistema. Ma…

ELEZIONI, ANNULLATE COMUNALI MESSINA 2005: SI TORNA A VOTARE

 

 

di STEFANIA PIAZZO – Dare sogni ed emozioni. Matteo Salvini non ha vinto perché è antisistema. E’ lì da 25 anni. E’ un veterano della politica. Così come Giancarlo Giorgetti, andato a Londra col nuovo tesoriere leghista per rassicurare i mercati sul nuovo corso. Vi sembrano dei rivoluzionari? Neanche un po’. Hanno saputo, ben gestiti da chi fa il proprio mestiere, cavalcare la comunicazione là dove il cittadino elettore pesca in ogni momento del giorno. Che lo si voglia o o meno, la comunicazione diretta, l’essere sul pezzo non tanto col comunicato stampa quanto col messaggio in rete, ha straripagato la politica salviniana. Anni prima lo aveva compreso Grillo. Abili comunicatori, più nella sostanza che non nella forma i grillini, perché il loro blog riporta servizi, inchieste, offre insomma “la ciccia” oltre che le grida di denuncia sulla piazza virtuale.

Hanno perso i partiti che non sanno comunicare. Ha perso Berlusconi che ha riproposto i soliti volti che parlano da vecchi. Ha perso il Pd che ha prima drogato il consenso e poi si è arroccato, ha perso la destra tradizionale e la sinistra di un tempo, perché parlano lenti.

In una interessante e recente servizio, linkiesta ha riproposto un dossier che ha analizzato la non casuale campagna elettorale leghista. Non è più lo slogan Nord, Federalismo, ma il contatto diretto e il parlare diretto il mezzo per conquistare e fidelizzare.  “Come hanno ricordato Alice Blangero e Mariagrazia Carbotti, entrambe del team di Pietro Raffa in MR &Associati, per ogni tappa i pullman venivano organizzati sul suo sito web e i simpatizzanti non hanno perso occasione per incontrarlo e scattare un selfie. Con il suo stile diretto, che dà spazio a momenti della quotidianità, interviste, comizi, fatti di cronaca e stoccate contro gli avversari politici, Salvini è stato il protagonista della reteBlogmeter ha passato a setaccio i profili dei principali leader e partiti politici su Facebook, Twitter, Instagram e YouTube e non sorprende scoprire che il post più commentato sia stato proprio quello della diretta Facebook del comizio del leader della Lega a Milano. L’evento del 24 febbraio ha totalizzato più di 42.000 commenti e 1,7 milioni di visualizzazioni. Come abbiamo già ricordato la scorsa settimana, Blogmeter fa sapere anche che Salvini ha realizzato 4,6 milioni di interazioni tra tutti i social e subito dopo di lui c’è Luigi di Maio, con 3,7 milioni. In effetti, tra Lega e M5S vi sono molte affinità, alcune inopinabili, come quelle relative alle emozioni.

Contrariamente a ciò che ci si potrebbe aspettare da partiti che fanno della critica agli avversari politici un punto rilevante della propria narrazione, sia per la Lega che per il M5S le parole usate hanno trasmesso anche emozioni positive. Un gruppo di ricercatori del MediaLab e CoLing Lab dell’università di Pisa, dell’Istituto di Informatica e telematica del Cnr di Pisa e dell’Osservatorio sulla comunicazione politica e pubblica dell’ateneo di Torino e di PoliCom.Online, guidati da Cristopher Cepernich e Roberta Bracciale hanno esaminato le parole usate da leader e partiti politici in base alle otto emozioni di base della classificazione di Robert Plutchik (rabbia, disgusto, paura, tristezza, sorpresa, attese, fiducia e gioia).

Ebbene, come riportato da La Repubblica, secondo Cristopher Cepernich, direttore dell’Osservatorio sulla comunicazione politica e pubblica, Salvini ha suscitato emozioni positive e ha lasciato alla comunicazione della Lega le parole con connotazioni più aspre. In generale, fiducia, sorpresa e gioia hanno caratterizzato anche il lessico di Di Maio nelle quattro settimane dal 31 gennaio al 27 febbraio. Al pari di quella del leader leghista anche la comunicazione di Di Maio è stata vincente, come dimostra la capacità di capovolgere a favore lo scoop sul mancato versamento dei rimborsi”.

Dopo mesi di strali, i due leader hanno riportato il dibattito su toni pacati da far ricordare i tempi aulici della Dc. Cosa voleva Salvini? “Un po’ più di sicurezza….”. Come a dire “tranquilli, sono affidabile”. Il volto della moderazione. Il contrario del Bossi furioso pre-elezioni che tuonava da Pontida tutto lo scibile guerriero delle valli. Ma oggi non funzionerebbe più, è un’altra storia.

Nel mondo globalizzato, che lo si voglia o no, non si possono solo proporre i tempi d’oro dell’indipendenza. A fine mese si fanno i conti con lo stipendio misero, e la crisi nera anche al Nord.

 

Non funziona più neppure sputare solo in faccia all’avversario.  Presentarlo come portatore “di rancore ed evocare paure può risultare addirittura controproducente, come dimostra il referendum britannico del 2016, dove le persone – sebbene di poco- non hanno voluto credere a chi paventava scenari economici apocalittici a seguito della Brexit. D’altronde è sembrata poco efficace anche la scelta di rivendicare in maniera costante i risultati economici positivi. Se le cose in Italia vanno meglio, perché la maggioranza degli elettori ha scelto proposte politiche alternative al PD? Il Paese va bene ma non per tutti e non ovunque. I fatti e i freddi numeri, sebbene col segno +, sono stati percepiti in maniera differente, magari fastidiosa, da chi vive situazioni di disagio e difficoltà”.

E’ stato il passaggio cruciale della campagna elettorale. Promettere una riscossa sociale a chi è a disagio. Il Sud ha premiato Di Maio, il Nord Salvini.  Ma non è questione né di Nord né di Sud. Non tanto per il reddito di cittadinanza, quanto per dare a volti apparentemente giovani la guida della macchina. Anche solo per stanchezza e presi come si è per sfinimento.

Print Friendly, PDF & Email

Related Posts

3 Comments

  1. Ric says:

    Comunque vada è giá un successo !
    L’ultimo tram chiamato desiderio , quello brutto razzista e xenofobo di Salvini Matteo con il rosario in tasca, ( simbolismo che non perisce ) calma e virtù dei forti , braccio che brandisce al vento di un Bossi l’irruenza di un sentire popolano , spadone storico di Alberto da Giussano sul Carroccio di Pontida .
    Un termine usato in Centr’America di anziano /giovane ( Viejo Joven , Viejebo) , in anglosassone ( Ever green ) , semantica di sintesi del valore , cambiano i tempi ed i modi ma la sostanza arriva sempre a segno , che piaccia o no : È REALIZZAZIONE POSTDATATA DELL’EFFETTO DI UN GIURAMENTO PER LA LIBERTÁ DEI POPOLI . ( Spiegatelo ai corrispondenti di stampa estera tedeschi , che dalle TV prezzolate italiote vengono a fare i saccenti . “ FORA DI BALL !! “ .
    Quoto :
    istogramma allusivo di pregnanza geopolitica , di fatto il raggiungimento di trend elettorale che mette in evidenza forma di pensiero e di mentalitá che fa della realtá una lettura critica oggettivizzandola ..
    Il lato molto positivo è il dimostrare dell’elettore una partecipazione attiva nella elaborazione di ragionamenti di spessore che travalicano il politichese , finora arma di distrazione di massa .
    Siamo in presenza di un ragionamento maturo , disincantato e per niente irresponsabile non soggetto alle polarizzazioni umorali tra odio e impulso frustrato represso che patiscono le minusvalenze delle impotenze popolari organiche agli agglomerati sociali . È un trascinamento anche per i non avvezzi verso una meta più consona , inclusiva , con due modalitá differenti ma con medesimo sentire : il bisogno .
    La vestizione organica di tal bisogno ha maggiori possibilitá ora di andare a segno perché “maturata” al netto di zavorre ideologiche e di rendite di posizione che , essendo media ed establishment , senza soluzione di continuità coattivamente a ripetere “avvelenano i pozzi” per mantenere lo status quo speculativo .
    Quel che deve spaventare non è un “reddito cittadinanza “ di supporto , bensì l’impianto sovrastrutturale sistemico che appesantisce , centralizza , paralizzando uno stato ; nemmeno l’ aiuto che se normato temporalmente avrebbero fisiologicitá e logica che imporrebbe coinvolgimento nominale , ad personam , responsabilmente ma in subordine al contest “ denuclearizzato “ dalla lunga mano asfittica del malandare . Consegnare autonomia al popolo con l’intrapresa è dare ad una classe sociale l’opportunitá di crescere e di realizzarsi autonomamente e divenire da somari assistiti parassiti , a imprenditori di se stessi .
    Il cambio di mentalitá si effettua ADOTTANDOLO , comportandosi cioè come quella cosa che si vuol divenire usando pensiero e linguaggio nuovi .
    Ecco ciò per cui valga la pena care genti di “buona volontá “ doo sud , che porti alla probabile libertá dalle schiavitù ingegnerizzate a sistema definite unitá d’Italia ove la bandiera tricolorita terrona issata per oltre 150 anni dall’orgoglio malato adottato a “filosofia esistenziale” che è origine e fine di tale questione .
    Diciamo che se il sud non vuol essere palla al piede evitando al nord di andarsene sbattendo giustamente la porta , questa è occasione tombale di un NUOVO INIZIO , all’intrapresa ed alla responsabilitá di tutti i mentalizzati moderni alle nuove opportunità che offre un territorio quando viene liberato dai vincoli degli Stati mafia .
    Il famoso buon senso impone deregulation , destrutturazione , de burocratizzazione e per dirla alla Salvini ruspe in abbondanza .
    L’immediatezza dell’accadimento dimostra il risultato di maturazione , una fermentazione di idee a frutto biglietto da visita di come sia oggi possibile essere popolo ; e siccome è necessariamente sintesi una nota ottimistica rileva che se “popolo è bello “ a maggior ragione si illumina ciò che lo compone , cioè l’individuo che attenziona la politica con occhio più attento .
    È una grande voce , come lo squarciarsi dei cieli nella rappresentazione biblica del Dio dell’Universo che ci parla per dirci che ci vede anche se noi non lo vediamo .
    È in fondo l’espressione di una moderna nemesi , che si appalesa al day after senza un sentore indicativo del giorno prima , senza oracoli e santoni preveggenti , istituti di sondaggio all’orientamento sic . !
    come le rivoluzioni vere che stravolgono temporalmente l’apparenza con l’imminente fulmine a ciel sereno .
    Succede quando l’aria è piena di corrente , quando fanno trattati irragionevoli come quello di Versailles del 1919 che gonfiava di rancore l’allora popolo tedesco , in negativo l’esplosione passa alla triste storia.
    La composizione dei postulati artefatti come tavole della legge , incomprensibili quanto arroganti poteri su miserie altrui , cioè statalismi centralisti , Europa , mondialismo , banche , finanza , detentori del rapporto mezzo/fine .
    Come volevasi dimostrare , ancora una volta in tempi ravvicinati , vedi TRUMP , Brexit , etc , sintomo di maturazione anziché battute di arresto nel principio assoluto dell’ ETEROGENESI DEI FINI , a testimoniare che la storia dell’uomo è storia della sua socializzazione , ma ciò non sta a significare che tale sia il fine , casomai invece civilizzazione ed evoluzione .
    “ La mappa non è il territorio “ , è metafora del pensare e di ramificazione complessa del reale che riconosce e capisce chi la vive e la percorre nell’ esperienza della quotidianità , intimizzato nella persona che rappresenta un valore spendibile ed intangibile che arriva al fascino ed al carisma da leadership situazionale , gradazione consapevole del fare .
    Il “credente “ , sismografo di empatia alla sofferta d’umanità disprezzata , inascoltata , di morente soggiogato popolo , ogni giorno contro ogni evidente convenienza a lasciarsi andare offre eroica preparazione , equilibrio , responsabilitá , proposizione , sacrificio , merito , lavoro , cumulo di certezze e chiave di lettura ai tempi moderni che definiamo rinnovamento .
    Il M5S e la Lega , tacciati di cavalcare umoralitá popolari come se fossero ininfluenze bislacche , oggi possono superare la scommessa istigante a cimentarsi nella famosa e fumosa governabilitá , dimostrando incontrovertibilmente di essere rappresentanza .
    È una strada sostanziale , una sommatoria di premesse azzeccate e paradigmatiche non del governare ma del convincere ( vincere insieme ) , un ascoltare empaticamente l’anima dei populi come vox dei , una natura che si doma solo rispettandola !
    Parte da qui l’equilibratura geopolitica che s’infutura nello stretto pertugio di luce che offre quest’unica e ultima possibilitá per dare anima a nuovo popolo .

  2. Riccardo Pozzi says:

    Eh…Direttore… troppa acqua è passata da quella domenica sul Po…

Leave a Comment