Non chiamateli sbarchi ma vera e propria importazione di stato

In this photo taken Thursday, Aug. 15, 2013 Italian Coast Guard officers and holiday-makers help migrants to get off a boat near Siracusa, Italy. (AP Photo)

In this photo taken Thursday, Aug. 15, 2013 Italian Coast Guard officers and holiday-makers help migrants to get off a boat near Siracusa, Italy. (AP Photo)

di SERGIO BIANCHINI – La non comprensione del grande tema dell’africanizzazione è chiarita in modo lampante dall’uso generalizzato e assolutamente improprio, anche da parte degli oppositori, due termini confusivi: sbarchi e accoglienza.

Quelli africani attuali non sono sbarchi. Sono trapianti, o meglio autotrapianti da noi di persone chiamate e accompagnate dal centro-nord africa (dove Prodi supervede) alle coste della Libia. Sulle coste della Libia queste persone vengono prelevate da nostre navi o da navi altrui coordinate dalla nostra marina che ne consente e garantisce la consegna nei porti siciliani a 600 chilometri di distanza.
Noto e sottolineo che anche gli oppositori sia politici che mediatici continuano a chiamare quella africana invasione e continuano a legittimare il termine sbarchi e quindi la grande finzione della telenovela emotiva e morale dell’accoglienza.
In realtà l’africanizzazione attualmente in atto è, a mio parere, una precisa opzione gepolitica di cui il nostro stato è partecipe ai massimi livelli. Nata forse proprio per controbilanciare la costante immigrazione legale e illegale (comunque tollerata) tollerata dall’est Europa e dall’Asia.
Questa immigrazione dall’Asia, i cui numeri sono accuratamente oscurati, infatti continua tramite le vie non emergenziali ma funzionanti sui canali ordinari dei ricongiungimenti o degli ingressi turistici dilatati all’infinito.

Dieci anni fa su 50 alunni stranieri della mia scuola uno solo proveniva dall’Africa.

L’accelerazione gigantesca visibile ovunque ad occhio nudo dell’africanizzazione sub sahariana è iniziata nel 2014 guarda caso proprio con la nomina di Prodi come inviato speciale dell’ONU per il sahel cioè la fascia africana che va dal sud della Libia alla Nigeria.
Quindi l’opposizione si dimostra ancora incapace di comprendere la realtà della politica estera italiana e tutti i veri condizionamenti oggi in atto e cade nella trappola della confusione tra i diversi livelli dell’immigrazione, comunque tollerati, rispetto ai quali l’importazione dall’Africa nera ha una diversissima caratteristica e funzione.
Quest’ultima è infatti una vera e propria importazione di stato. Considerarla all’interno del dibattito generalissimo sull’accoglienza e sulle misure generali relative più o meno rigorose è assolutamente inadeguato, remissivo, e desolante.
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One Comment

  1. Paolo says:

    Fra due generazione avremo un totale ricambio di identità. Ma noi non ci saremo!

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