No al centralismo milanese! No al centralismo romano! Primo passo: abolizione riforma Delrio

 

viadaromadi ROBERTO PISANI – Partiamo da alcuni dati: la Lombardia ha 10.019.166 abitanti suddivisi in 12 province, il Molise 310.449 e 2 province, la Valle d’Aosta 126.883 e una sola provincia. Lo capirebbe anche un bambino che le tre realtà hanno esigenze amministrative diverse. Appunto anche un bambino ma non il ministro Delrio che ha posto la sua firma su una delle riforme più scellerate che sia mai stata partorita e che ha messo in ginocchio le istituzioni locali. Va ricordato che il sopracitato membro del governo è stato, da sindaco di Reggio Emilia, presidente nazionale dell’Anci, l’associazione che riunisce i Comuni italiani. Ma come ha potuto, vista la sua precedente esperienza, a scrivere una riforma che ha tolto proprio ai comuni il principale e più diretto interlocutore, ossia l’ente provinciale?

Ma torniamo ai numeri. Va da se che se per la Valle d’Aosta la provincia è in pratica un doppione della regione, per la Lombardia ed il Veneto (4.907.529 abitanti e 7 province) la situazione è diversa. L’ente provincia costituisce un punto di riferimento per le amministrazioni comunali e per gli stessi cittadini, avendo competenze importantissime quali edilizia scolastica, trasporti, strade ed ambiente. In verità tali competenze sono rimaste. Ma allora a cos’è servita la riforma Delrio? A togliere alle province le risorse economiche per far fronte alle esigenze del territorio e a consegnare alle segreterie dei partiti il potere politico dell’ente, impedendo ai cittadini la possibilità di esprimere attraverso il voto i loro rappresentanti in seno ad esse. Complimenti! Alla faccia dell’autonomia! Va ricordato, per onor di cronaca, che gli stessi promotori della riforma avevano precisato che il loro disegno sarebbe stato completo con la vittoria al referendum costituzionale del dicembre 2016. Vittoria che però non c’è stata e che, assieme al risultato della successiva consultazione popolare sull’autonomia regionale per Lombardia e Veneto, ha reso monca una riforma già nata male.

E allora adesso che fare? Tra qualche mese si andrà al rinnovo del Governo regionale lombardo e, visto che i candidati presidenti si sono espressi a favore di una maggiore autonomia territoriale, ci sembra d’obbligo che prendano una netta posizione sull’argomento, facendosi promotori dell’abolizione della riforma Delrio, riportando ai territori competenze e denari.

Roberto Pisani
segretario politico
Identità Oltrepò

 

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