Niente autonomia e rischio aumento Iva. Prima le tasse, altro che prima gli italiani

tasse salita

di ANGELO VALENTINO – Secondo la Cgia di Mestre sono i cittadini lombardi a versare più tasse al fisco. Nel 2017 (ultimo anno in cui i dati sono disponibili), ogni residente di questa regione ha pagato mediamente 12.297 euro tra tasse, imposte e tributi. Seguono i valdostani con 11.480, gli abitanti del Trentino Alto Adige con 11.297 e gli emiliano-romagnoli con 11.252 euro. La Calabria, invece, è l’area dove il “peso” del fisco è più contenuto: ogni residente di questo territorio ha pagato all’erario mediamente 5.516 euro. Il dato medio nazionale è pari a 9.168 euro.

La Cgia segnala così la propria posizione a favore dell’autonomia differenziata sostenendo che “questa riforma” può “far bene a tutta l’Italia e non solo alle regioni che per prime hanno chiesto maggiore autonomia”. Ma la crisi di governo “allungherà notevolmente i tempi di approvazione di questa riforma” e “rischia di far scattare l’esercizio provvisorio e, conseguentemente, l’aumento dell’Iva a partire dal prossimo primo gennaio. Una vera iattura che, secondo l’Ufficio studi della Cgia, penalizzerebbe le famiglie e i lavoratori autonomi. Le prime perché subirebbero un forte aumento delle imposte sull’acquisto di beni e servizi. Le seconde in quanto vivono quasi esclusivamente di domanda interna che con l’aumento dell’Iva quasi sicuramente sarebbe destinata a diminuire”.

Tornando all’autonomia, scrive la Cgia, “Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna sono le regioni che stanno vivendo la fase più avanzata di questa partita, ma altre 9, in forme diverse, hanno manifestato l’interesse ad avviare una trattativa con l’Esecutivo. Più autonomia equivale a più responsabilità ed è evidente che i risparmi e l’extra gettito prodotto devono rimanere nei territori che li generano. La responsabilità diretta sulle materie richieste da Zaia, Fontana e Bonaccini costringerà tutto il sistema Paese ad avere un maggior rigore nell’uso delle risorse. Queste 3 regioni faranno da apripista, provocando un effetto trascinamento che ridurrà la spesa pubblica e innalzerà la qualità dei servizi erogati ai cittadini”.

Per quanto riguarda infine la distribuzione del gettito tra i vari livelli di governo. Ebbene, su un totale nazionale di 9.168
euro, ben 7.672 euro finiscono nelle casse dello Stato centrale (pari all’83,7 per cento del totale) e solo 1.495 euro pro capite
(pari al 16,3 per cento) confluiscono alle Regioni e agli Enti locali (Comuni, Province e Comunità montane).

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