NICOLA ZITARA, IL PROFETA DEL MERIDIONALISMO

di REDAZIONE

Nicola Zitara è stato uno scrittore e giornalista italiano. Studioso meridionalista, autore di numerosi saggi tra cui “L’Unità d’Italia: nascita di una colonia” e “Memorie di quand’ero italiano”. È uno dei principali esponenti di quella classe culturale meridionalista che vede nella rinascita di uno Stato “delle due Sicilie” indipendente l’unica alternativa efficace alla risoluzione dei problemi del Sud.

Nato a Siderno (RC) da Vincenzo, oriundo amalfitano, e da Grazia Spadaro, di famiglia siciliana, compie gli studi classici a Locri e quelli universitari a Napoli. Dopo la laurea in giurisprudenza conseguita a Palermo, lavora per molti anni nell’azienda commerciale del padre per poi trasferirsi a Cremona quale insegnante di diritto ed economia. Rientra a Siderno nel 1961, dopo la morte del padre. Discendeva da una famiglia ottocentesca d’imprenditori, originaria di Maiori, i quali possedevano velieri da trasporto merci e che ai primi del Novecento s’insediarono nella marina di Siderno, allora pressoché disabitata, con il padre di Nicola, Vincenzo, contribuendo alla ricchezza del paese.

Di lui rimarrà soprattutto l’opera di meridionalista, di economista e di storico revisionista, qualità interconnesse, coniugate insieme in difesa della “nazione meridionale” con la tempra e la scienza dello studioso di razza. Ogni punto di vista da lui sostenuto nei numerosi saggi pubblicati è infatti suffragato da una conoscenza profonda delle leggi economiche, da una severa messa in discussione delle fonti, da una visione pluridisciplinare davvero illuminante. È così che ebbe a tradurre la cosiddetta questione meridionale nei termini del problema dei Sud del mondo.

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3 Comments

  1. Antonino Trunfio says:

    non avevo mai sentito parlare di Zitara, sebbene abbia studiato fino alla laurea e sia nato di Reggio Calabria. Questa è una delle infinite prove di cosa sia e sia stata la propaganda da sovietitalia cui siamo sottoposti dal 1860 e soprattutto dal 1943 ad oggi. Mussolini, Hitler sino ai più recenti Gheddafi e Saddam, e i loro regimi erano solo dei principianti che come ladri di polli sono finiti tutti ammazzati.

  2. alekos80 says:

    Grande Nicola…Calabrese di Siderno.

    “….è opinione corrente (quindi non soltanto mia) che l’unità italiana ha risorgimentato la Toscopadana e ha disastrato il Sud. Il Sud ha pagato l’indebito e non è stato mai risarcito del capitale, degli interessi e del danno. Anzi è considerato in debito. Fra i mille indebiti pagamenti che si potrebbero ricordare, ne cito soltanto tre.
    Primo: la valuta in dollari rimessa degli emigrati in America, per buona parte meridionali, tra il 1885 e il 1914 fu una manna per Genova, Torino e Milano. Con quell’inaspettata risorsa il Nord poté passare dall’agricoltura all’industria.
    Secondo: a partire dal 1948, il governo del celebrato De Gasperi dette decine di migliaia di operai meridionali al Belgio e alla Germania, perché lavorassero (con bassi salari) nelle miniere di carbone, in cambio di una parte del carbone estratto. Superfluo aggiungere che il carbone serviva alle industrie siderurgiche e meccaniche del predetto Triangolo.
    Terzo: il successo dell’industria padana negli anni Cinquanta (miracolo economico italiano) fu costruito sui bassi salari dei cinque milioni di contadini emigrati dal Sud. Ma l’emorragia migratoria distrusse l’agricoltura e completò il disastro meridionale, già ben avviato dal signor Cavour – un disastro che è inutile descrivere perché ciascuno di noi lo vive nella carne e nello spirito, assieme ai suoi cari.

    Con il magna magna che ci fu in Irpinia per la ricostruzione post terremoto, ci si rese conto che a ogni occasione di intervento speciale si ripeteva quel che era avvenuto prima con la Cassa per Mezzogiorno: i soldi andavano al Nord. Per dare lavoro al Sud sarebbe stato necessario delocalizzare l’industria padana.

    La convivenza con questa Toscopadana, chiusa sui suoi interessi e sorda agli interessi generali, è risultata perdente per il Sud sin dal giorno che Garibaldi mise piede in Sicilia e i fautori dell’unità sollevarono la peggiore feccia del Meridione per consegnarlo, mani e piedi legati, ai maneggi degli affaristi di Genova e Firenze. E oggi perdenti sono, altresì, tanto l’idea di un capitalismo meridionale, quanto l’idea di portare il capitalismo padano all’uso corretto del libero mercato.
    L’appassionata perorazione di Beppe Grillo contro i politici e contro gli intrallazzi del sistema confindustriale che, dopo aver scannato il Sud, ha messo mano a scannare anche il Nord, se pure avesse qualche successo, non modificherebbe certamente la condizione d’inoccupazione di cui soffre il Sud.
    …”

    Nicola Zitara.

    L’articolo è stato pubblicato anche sul settimanale sidernese
    La Riviera, pag 2 – n. 39 del 23 Settembre 2007

    http://www.eleaml.org/nicola/politica/nz_Draghi02.html

    Alekos

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