Nessun accordo sulla Grecia: no di Germania e Fmi

di REDAZIONE

BRUXELLES – Nulla di fatto: la riunione fiume dell’Eurogruppo (il coordinamento dei ministri dell’Economia dell’Eurozona), terminata alle 5 del mattino dopo 12 ore di discussioni, non ha raggiunto l’obiettivo di sbloccare gli aiuti alla Grecia. Arrivare a un accordo «non è stato possibile», ha detto il presidente dell’Eurogruppo Jean Claude Juncker, che ha annunciato ufficialmente per lunedì 26 novembre una nuova riunione per dare la possibilità di approfondire dettagli tecnici del pacchetto di misure per ridurre il debito greco. A fare saltare l’intesa sarebbero state le resistenze tedesche.

L’OBIETTIVO MANCATO – L’Eurogruppo puntava a un accordo politico complessivo sugli aiuti alla Grecia. Dopo che con le emissioni di titoli della scorsa settimana Atene ha fatto fronte alle scadenze immediate, il secondo pacchetto di aiuti deciso nei mesi scorsi dai partner (per 130 miliardi) prevede che entro la fine dell’anno la troika (Ue, Bce, Fmi) provveda a finanziamenti per 44 miliardi. Il nodo su cui si cerca l’intesa riguarda la sostenibilità del debito, pari a oltre il 160% del Pil e previsto fino al 190% nel 2014, che dovrebbe diminuire fino al 120% entro il 2020.

IL NO DEL FMI – Il Fondo monetario internazionale è contrario a una proroga di tale scadenza mentre i partner europei si erano espressi a favore della concessione di un paio d’anni in più. Nelle discussioni a 17 (con la partecipazione degli altri esponenti della troika, il direttore generale del Fmi Christine Lagarde e il presidente della Bce Mario Draghi) sono emerse diverse ipotesi per arrivare a un accordo, dalla sospensione per 10 anni dei pagamenti degli interessi sui prestiti forniti alla Grecia dal fondo salva stati Efsf, che comporterebbe risparmi per 44 miliardi, a un «buy back» del debito da parte delle istituzioni finanziarie private diverse dalle banche, per 35/40 miliardi, con un’offerta di 30 centesimi per ogni euro di debito. La terza ipotesi prevede il drastico taglio dei tassi di interesse su 53 miliardi di euro di prestiti bilaterali da parte degli altri paesi dell’Eurozona.

«VERSO MISURE CREDIBILI» – «Le nostre posizioni si sono avvicinate, ma continuiamo lunedì», ha detto al termine della riunione Lagarde, convinta che la sostenibilità dei conti sia «la prima cosa». Nella maratona negoziale i ministri hanno comunque fatto dei progressi: «L’Eurogruppo ha identificato un pacchetto di misure credibili per contribuire in modo sostanziale alla sostenibilità del debito greco», ha confermato Juncker in un comunicato. Ma le trattative si sono interrotte «per consentire di approfondire alcuni elementi a livello tecnico». Ovvero: i Paesi, e in particolare la Germania, hanno bisogno di quantificare esattamente le misure per aiutare Atene a ridurre il debito. Inoltre, i ministri non sanno come colmare il gap di 15 miliardi creato dalla loro precedente decisione di concedere due anni in più sul rientro dal deficit. E nuovi aiuti sono fuori discussione.

Fonte originale: www.corriere.it

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