Botti di fine anno per 235 milioni di euro sotto al Pirellone con la Nerviano Medical Sciences?

di STEFANIA PIAZZOrsu nerviano

Da qui a Natale governatore e assessore Massimo Garavaglia pare abbiano un pensiero. Come tappare, o meno, l’eredità di Formigoni, l’acquisto della Nerviano Medical Center. Ceduta con un giro spirituale un paio di anni fa da ambienti vaticani  alla Regione Lombardia, pare  col placet di Bertone e Letta, con un utile promesso di 9 milioni di euro, in realtà ben presto ci si accorse che i conti sarebbero virati, in negativo, per cifre a tre zeri di milioni. E oggi, si vocifera, si tratterebbe di 235 milioni da ripianare. Se le cifre fossero confermate, alla luce di due assemblee, il 16 e il 22 dicembre sul futuro del polo, si tratterebbe di un grosso problema. Per i 600 dipendenti. Per i conti della Regione. Insomma, un grattacapo mica da ridere. Se fosse vero. Speriamo siano tutte palle. Ma è vero o non è vero che l’ex proprietario, aveva avuto un prestito da parte di Unicredit di 235 milioni di euro? Ed è vero che nel passaggio il dettaglio sarebbe sfuggito nei bilanci della società e che la società di revisione per distrazione non se ne sarebbe accorta? E che il notaio non si sarebbe ricordato del dettaglio? E’ vero che sarebbe stata ceduta da privato a pubblico una società dichiarando un attivo anziché quel debito e che, se così fosse, il passaggio per legge non avrebbe potuto aver luogo?

Il giocattolo tecnologico passato da mano religiosa – già quando era uno dei principali produttori di Viagra  – a mano laica, è al centro di una inchiesta della procura di Roma. La Regione Lombardia aveva acquisito la proprietà di Nerviano costituendo una fondazione ad hoc e accollandosi i debiti dell’impresa. A che pro?

Sta di fatto che Franco Decaminada, la guida spirituale della Congregazione dei figli dell’Immacolata, risulterebbe indagato dalla procura di Roma con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata all’appropriazione indebita e all’evasione tributaria. Padre Decaminada in uno degli interrogatori raccontava che… “Circa dieci anni fa la Congregazione acquistò da una società farmaceutica, la Pfaiser (Pfizer ndr), la fabbrica di medicinali oncologici sita a Nerviano. In quella circostanza prima dell’acquisto ci fu un incontro a Palazzo Chigi fra i componenti della Congregazione, tra cui io e padre Mozzetti, e gli onorevoli (Gianni,ndr) Letta e Formigoni. (..) Letta e Formigoni ci promisero un aiuto finanziario di circa 200 milioni di euro per acquistare Nerviano se avessimo mantenuto inalterati i livelli occupazionali per almeno 5 anni. Questo finanziamento non ci fu più erogato”. Ma nel gennaio 2011  viene creata una fondazione ad hoc, che acquista l’azienda, ed è nominato presidente Alberto Sciumè. Che negò al pm  Michele Nardi di essere stato informato bene, sia lui che Formigoni, sulla polveriera.

Adesso il problema si starebbe riproponendo. Chi ha i soldi per coprire il produttivo acquisto? Perché tutto tace? Come mai non si comprende la portata del problema?

A pensare alle vicende sanitarie lombarde, una mole così importante di denaro fa pensare allo scandalo Maugeri a Pavia. Ed erano però “appena” 56 milioni.

Vi ricordate la vicenda?

Ripasso….

Il rinvio a giudizio per Roberto Formigoni e altri 9 indagati, arriva a quasi 2 anni di distanza dall’avvio delle indagini. Questa la cronologia dell’inchiesta:

13 aprile 2012: Con l’accusa di avere distratto 56 milioni di euro dalla Fondazione Maugeri di Pavia, finiscono in carcere, nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Milano, l’ex assessore alla Sanità lombardo Antonio Simone, il direttore amministrativo del polo sanitario Costantino Passerino, il consulente Gianfranco Mozzali, il commercialista Claudio Massimo e l’uomo d’affari Pierangelo Daccò. Ai domiciliari va il Presidente della Fondazione, Umberto Maugeri. Le accuse a vario titolo sono riciclaggio, appropriazione indebita, associazione per delinquere, frode fiscale, fatture false. Dagli atti spunta il nome del Governatore Roberto Formigoni.

14 aprile 2012: il ‘Celeste’ dà mandato ai legali del Pirellone di querelare le testate giornalistiche che “hanno parlato delle vicende legate alla Fondazione Maugeri come di vicende riguardanti la Regione Lombardia”.

16 aprile 2012: vengono pubblicati sulla stampa i verbali in cui Giancarlo Grenci, fiduciario svizzero di Daccò indagato per associazione per delinquere, mette in relazione l’uomo d’affari e Formigoni: “So che erano in rapporti d’amicizia e che risultano pagamenti con carte di credito di viaggi”. La replica del governatore lombardo: “Un Presidente di Regione conosce tanta gente, nulla di male ad aver passato alcuni di giorni di vacanza con Dacco’”.

12 giugno 2012: la portavoce di Formigoni precisa che il Governatore non è indagato.

16 luglio 2012: la Guardia di Finanza sequestra a sei indagati, tra i quali Daccò, uno yacht di 30 metri, mille bottiglie di vini pregiati per un valore di oltre 300mila euro, 34 immobili, auto, moto e quote di società, oltre a 50 conti correnti riconducibili agli indagati. La Procura ipotizza l’esistenza di un’associazione a delinquere transnazionale finalizzata a plurimi reati. Emergerebbe l’esistenza di oltre 70 milioni di fondi neri accumulati negli anni e di cui Dacco’ era il ‘tesoriere’.

17 luglio 2012: il gip Tutinelli concede i domiciliari a Passerino e Mozzali, due indagati che forniscono indicazioni ritenute utili agli investigatori.

25 luglio 2012: il capo della Procura di Milano Edmondo Bruti Liberati rende noto con un comunicato che Formigoni è indagato per corruzione aggravata dal carattere transnazionale. Secondo la ricostruzione della Procura, Formigoni avrebbe favorito con 15 delibere del Pirellone la Maugeri in cambio di un lungo elenco di “utilità”, il cui valore ammonterebbe a 8 milioni e mezzo di euro. “Almeno 4 milioni – rivela un’informativa della Gdf – sarebbe lo ‘sconto’ di cui avrebbero goduto Formigoni e Alberto Perego cui Daccò ha venduto una villa in Sardegna”.

12 febbraio 2013: i pm Laura Pedio, Antonio Pastore e Gaetano Ruta notificano l’avviso di chiusura delle indagini al presidente della Lombardia e ad altre 16 persone tra cui, oltre a Daccò, Simone e agli ex vertici della Maugeri, a Nicola Maria Sanese, segretario generale della Regione e al dg dell’assessorato alla Sanità Carlo Lucchina. Formigoni ironizza: “Pensavo mi accusassero anche di omicidio e di strage e quindi posso dichiararmi soddisfatto”.

8 maggio 2013: la Procura chiede il rinvio a giudizio per gli indagati.

27 settembre 2013: la Fondazione Maugeri esce di scena patteggiando davanti al giudice preliminare un risarcimento complessivo di sedici milioni di euro.

15 novembre 2013: ‘falsa partenza’ per l’udienza preliminare che viene subito rinviata perché la Corte d’Appello di Milano ha accolto l’istanza di ricusazione del gup Maria Cristina Mannocci (che aveva già giudicato e condannato Daccò per il San Raffaele), presentata dalla difesa di Simone

– 17 febbraio 2014: i pm ribadiscono la richiesta di rinvio a giudizio per Formigoni e gli altri indagati. Sulla richiesta deciderà il gup, Paolo Guidi. Nel corso della discussione, il pm Pedio parla di tre flussi di denaro al centro del “sistema” individuato dall’accusa: uno che sarebbe andato dalla Fondazione Maugeri e dal San Raffaele verso l’uomo d’affari Pierangelo Daccò e l’ex assessore al Pirellone Antonio Simone, entrambi imputati; un secondo dagli stessi Daccò e Simone sarebbe consistito in utilità a vantaggio di Formigoni; infine, un terzo sarebbe andato dalla Regione a Maugeri e San Raffaele. Formigoni ‘risponde’ (fuori dall’aula): “Dov’è la novità? E’ da qualche anno che i pm di Milano chiedono il mio rinvio a giudizio, ma non sono mai riusciti a dimostrare la mia colpevolezza”.

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One Comment

  1. Tommaso says:

    Gentile Stefania
    questo è un chiaro aiuto di stato a una azienda privata. Questi sono in continua perdita e continuano a succhiare soldi alla Regione. Evidentemente questo grande affare la Regione non l’ha fatto. Siamo stanchi di mantenere società decotte senza alcun futuro!!!

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