Il secondo porcellum. Emendamento Calderoli salva il governo fino al 2016

di ANGELO GIORGIOcalderoli forzuto
Che in via Bellerio ci fosse un po’ di confusione lo avevamo capito. Che il partito, dichiarazioni a parte non fosse raccolto attorno a Matteo Salvini quasi il segretario fosse un totem da difendere e venerare, anche.
Eppure, qualche cosa ancora non riusciamo a capirla. O meglio, la capiamo sin troppo bene se, però, vogliamo smentire tutto quello che il Carroccio ha detto fino a ora. Già prima dell’arrivo di Letta, la Lega gridava allo scandalo e invitava il presidente della Repubblica a indire nuove elezioni. Copione rimesso in campo con l’arrivo di Renzi e, seppur in maniera più blanda, ribadito quasi ogni giorno quando Salvini o uno di suoi fedelissimi chiedono il ritorno alle urne e il nuovo voto.
Eppure nei giorni scorsi, senza che nessuno se ne accorgesse è stato proprio il vicepresidente del Senato, Roberto Calderoli a scrivere poche righe che salvano il governo. Teatro della vicenda la discussione sul ddl riforme, quello che di fatto dovrebbe cancellare il Senato così come lo abbiamo oggi. Per creare cosa, ancora non è chiaro, ma è certo che in un momento di riforme il Paese si attende qualcosa. Ecco allora servito sul piatto d’argento un cambiamento epocale: addio al vecchio Senato. Badate bene, non addio al Senato. Addio a quello vecchio per fare posto a quello nuovo.
Ma questa è un’altra storia. La storia di oggi riguarda invece un emendamento presentato da Calderoli per ben due volte. Dichiarato inammissibile la prima è stato riformulato e questa volta accettato. Poi, una volta ammesso alla votazione, approvato a stragrande maggioranza. Ma che cosa dice questo emendamento? Dice che “il ddl riforme entra in vigore a decorrere dallo scadere della legislatura successiva allo scioglimento di entrambe le Camere ma non prima del 18 novembre 2016”. Come, come, come? Possibile? Possibilissimo. Nessuno si era accorto che la riforma avrebbe di fatto aperto un vulnus che si sarebbe potuto concludere con la caduta dell’intero Senato. Insomma, con un bel: tutti a casa. E quale occasione migliore per alzare la voce con il Colle e chiedere, oltre alla decadenza di tutti i senatori, anche lo scioglimento della Camera e il ritorno al voto? Praticamente nessuno. Ma così non sarà. I maligni dicono che a guidare Calderoli sia stato il desiderio di arrivare in sella al termine della legislatura visto che difficilmente sarà ricandidato ancora una volta. Ma noi non vogliamo crederci. Ma, a questo punto, non sappiamo a cosa credere. Uno sbaglio? Una leggerezza? Una disattenzione? Uno sgarbo a Salvini? Un favore a Renzi? Mistero. Fatto sta che proprio grazie alla Lega, quella che continua a chiedere a Renzi un passo indietro, l’ex sindaco di Firenze potrà andare avanti tranquillo per qualche anno. Strano mondo la politica.

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3 Comments

  1. e se invece fosse vero il contrario, cioè che SICCOME IL GOVERNO CADRA’ PRIMA DEL NOVEMBRE 2016, dunque anche la prossima legislatura vedrà il Senato come lo conosciamo oggi, quindi con il bicameralismo perfetto?

    in questo caso Calderoli non avrebbe “salvato il governo” ma ha fatto l’opposto.

  2. Pippogigi says:

    Una curiosità: Calderoli e Maroni che cosa c’entrano con la Lega Nord per l’indipendenza della Padania?

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