Nella nuova giunta di Formigoni forse si salvano le donne

FONTE ORIGINALE: www.repubblica.it  di Andrea Montanari

La nuova giunta di Roberto Formigoni dovrebbe nascere tra una settimana. Una squadra tecnico-politica composta da una decina di assessori, al posto degli attuali 15. Aperta ad alcuni esponenti rappresentativi delle categorie produttive. L’accordo raggiunto a Roma tra Roberto Formigoni, Angelino Alfano e Roberto Maroni, in realtà, non prevede un termine. In pratica, è una sorta di ‘fiducia condizionata’. Almeno fino al via libera alla nuova legge elettorale.

A gettare le basi di quello che alcuni definiscono un ‘governo Monti’ in salsa lombarda è stata una specie di disarmo bilaterale tra Pdl e Lega. A sbloccare la situazione è stata la richiesta di Maroni – accolta da Alfano – di smentire Formigoni sulla tesi ciellina che la crisi della giunta lombarda avrebbe avuto un effetto domino su quelle di Piemonte e Veneto. In cambio il Pdl ha chiesto e ottenuto da Maroni una sconfessione della linea tenuta da Matteo Salvini, che aveva abbinato la richiesta di azzerare la giunta Formigoni al voto anticipato in aprile.

Una sorta di pax armata in attesa che il Consiglio regionale approvi la nuova legge elettorale con l’abrogazione del listino bloccato entro dicembre. In mattinata era arrivato anche il via libera di Silvio Berlusconi. «La gente è stanca – ha ripetuto in serata l’ex premier a Formigoni – Serve una nuova giunta

di altro profilo. Perché non ci si può confondere con queste miserie».

Il coordinatore regionale del Pdl Mario Mantovani, che può essere definito il king maker del restyling della giunta lombarda, può tirare un sospiro di sollievo. Ammette che la cosa più difficile è stata «convincere Formigoni a rinunciare a tutti i suoi collaboratori». Mette alcuni paletti: «Tutti i precedenti assessori non dovranno essere riconfermati, altrimenti si commetterebbe un’ingiustizia nei confronti degli altri». Secondo: la nuova giunta non «dovrà più puntare solo sull’efficienza, ma anche sulla moralità». Infine, «non basta rinnovare una giunta, ma servono regole più chiare nel Pdl, che è un partito che è cresciuto finora senza controlli».

Non è scontato che alla Lega spetti ancora la poltrona della Sanità. «Dobbiamo discuterne», taglia corto Mantovani. Non è un mistero, infatti, che l’assessore uscente Luciano Bresciani non sia mai stato gradito a Maroni. Formigoni potrebbe puntare su un tecnico come Mario Melazzini, attuale vicedirettore generale dell’assessorato, arrivato in Regione dopo le bufere giudiziarie sulla sanità lombarda. Potrebbe restare, invece, l’assessore alle Finanze Romano Colozzi, che sebbene formigoniano di ferro gode di considerazione anche oltre i confini del centrodestra (tanto che Vasco Errani gli ha affidato il compito di rappresentare le regioni al tavolo con il governo nella sua materia). Sarebbero invece in caduta libera le quotazioni dell’altro assessore ciellino, Raffaele Cattaneo. A meno che l’ex assessore alla Mobilità rinunci ai cda di cui fa parte.

Un capitolo a parte riguarda le donne. La sentenza della Corte Costituzionale sulle quote rosa potrebbe salvare le uscenti. Ma in questo momento fonti regionali sono pronte a scommettere solo sulla possibile riconferma della pidiellina Margherita Peroni e della maroniana Luciana Ruffinelli.Potrebbe essere a rischio la poltrona di Valentina Aprea, nominata solo nello scorso febbraio assessore all’Istruzione.

L’unica certezza, al momento, è – come ha ricordato ieri Formigoni – che «tutti gli assessori della Lega hanno affidato le loro dimissioni al partito e quelli del Pdl hanno dato la loro disponibilità». Un particolare che ha permesso al governatore di affermare che «la precedente giunta era azzerata», senza spingersi a ricordare che era stato lui a «ritirare» mercoledì sera la delega agli assessori leghisti. Un gesto di distensione dopo ore di trattative frenetiche, telefonate, scambi di accuse al vetriolo. In pubblico come in privato.

Il nuovo programma sottoscritto a Roma dovrebbe includere alcune delle richieste
che i leghisti avevano posto a Formigoni nelle scorse settimane. Da una nuova riforma della sanità lombarda, a una nuova legge contro il consumo del suolo. Da nuovi provvedimenti a favore dell’agricoltura a un nuovo pacchetto di aiuti alle aziende in difficoltà.

Formigoni comunque canta vittoria. «Darò vita a una sfida all’altezza della Lombardia». Anche se il presidente della Camera Gianfranco Fini ammette che quella di Formigoni di non dimettersi «è una scelta politica», ma che l’azzeramento della giunta avrà solo l’effetto «della cipria sulle ferite. Vedremo se il cerotto resiste».

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4 Comments

  1. floriano says:

    LEGA NORD = UNA MASSA DI PREDICATORI SOGNANTI E ILLUSIONISTI, CHE SE RICATTATI NON SI SA BENE IN CHE COSA, DAL PRESIDENTE FORMICHIERE REGIONALE DEL PISELLONE,
    PUR DI TENERSI BEN AVVITATA LA SEDIA, CON UN TASSELLO DA 26 DI DIAMETRO INFILATO TRA LA SEDIA E IL BUCO DEL CULO, TIRANO I REMI IN BARCA PARANDO IL CULO A UN EX DEMOCRISTIAN, (CHE LA DICE TUTTA SULLA CORRUZIONE)
    E TIENE NASCOSTO ALLA BASE DI COGLIONI CHI SA CHE COSA, CHE ANCORA OSTINANO NEL CREDERE E SOGNARE CHE SOSTENENDO QUESTI OMINI VERDI MOSCI, SIANO I LIBERATORI DEL POPOLO PADANO.
    POVERI BAUCCHI SVELIEVE E RAGIONE’ CO LA VOSTRA TESTA, INVEZE DE SBANDIERARE TANTA CAGNARA PAR GNENTE.

    W SAN MARCO

    W I VENETI INCREDULI CHE QUESTA LEGA 002 SIA LA SVOLTA PER IL POPOLO VENETO, BASTA CONTARE BAE AL POPOLO VENETO STUFO E INCAZZA!!!!

  2. Giovanni Napomuceno says:

    Gli uni hanno garantito che la crisi lombarda non trascinerà quelle piemontese e veneta, sconfessando Formigoni, gli altri hanno negato di volere le elezioni ad aprile, sconfessando Salvini !

    Che belle prospettive per il nostro futuro, in mano agli sparacazzate meneghini strapazzati dai ricattatori capitolini !

    Cantavo:

    “O mama mia,
    mi sun luntan,
    ma g’hoo la nostalgia
    del mè Milan.

    Mi vuraria
    turnà duman,
    t’el giuri, curaria
    cunt’ el coeur in di man.

    Vedè la Madunina,
    sentì ‘l mè bel dialett,
    sveèliass una mattina
    in del mè lett.

    O mama mia,
    inscì luntan,
    t’el giuri, piangiaria
    pur de vess a Milan.

    La par ‘na stupidada,
    se pensi ai mè bastiun
    ma foo ‘na sifolada
    per cascià giò el magun.

    E quand ven giò la sera
    rivedi i bei tusann,
    rivedi la ringhera
    di mè vint’ann.”

    Ora non la canto più !
    Non tornerò più !

  3. Alejandro says:

    Complimenti ai moralizzatori-scopatori-maroniani della nuova Lega……. Quant’era meglio Bossi

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