Non studiano e non lavorano, oltre la metà sono residenti al Sud

di REDAZIONE

Oltre la meta’ dei ‘Neet’, giovani che non studiano e non lavorano, si trova nelle regioni del Sud, anche se “il fenomeno che fino a pochi anni fa era circoscritto quasi esclusivamente al Mezzogiorno si sta estendendo anche al resto del Paese”. E’ quanto emerge dalle anticipazioni del Rapporto Svimez 2013 sull’economia del Mezzogiorno. Nel 2012 i giovani Neet hanno raggiunto quota 3 milioni 327 mila con un aumento rispetto al 2007 di circa 540 mila unita’, pari al 19,4%. Di questi, quasi 2 milioni sono donne (58% circa) e 1 milione 850 mila si trovano nelle regioni meridionali. L’incremento registrato nel quinquennio e’, peraltro, molto piu’ accentuato al Centro-Nord: +38,7%, mentre nel Mezzogiorno l’incremento e’ stato di poco superiore al 7%.

Permane, comunque, una caratterizzazione meridionale del fenomeno, che comprende al Sud una fascia di popolazione di eta’ sempre piu’ avanzata. L’incidenza dei Neet e’ circa doppia nelle regioni meridionali rispetto al Centro-Nord. Nel 2012 circa il 55% dei giovani Neet italiani risiedeva nel Sud, a fronte di un’incidenza del Sud sulla popolazione italiana della stessa eta’ (15-34 anni) pari al 35,7%.

“L’incremento dei Neet – spiega la Svimez – e’ correlato al consistente tasso di abbandono dell’universita’, particolarmente elevato tra i maschi e nelle regioni meridionali. Una massa consistente di giovani, che rappresentano il paradosso di essere la parte piu’ avanzata della societa’ meridionale (quella che ha accumulato grazie al processo di istruzione piu’ strumenti per partecipare alla competizione globale) ma al tempo stesso la piu’ penalizzata da un sistema chiuso, ad ascensore sociale bloccato, costretta a dipendere dai trasferimenti di risorse delle generazioni piu’ anziane”.

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4 Comments

  1. nic says:

    E cosa dovrebbero fare? Morire di fame?
    Il frazionamento dell’Italia farebbe bene a tutti, nord, sud, est, ovest…. Quando qui leggo che il sud ruba, mi vengono in mente gli anni in cui ho vissuto nel terzo mondo. I fiumi di soldi che arrivavano da ONU, UE, NGO di tutti i colori e compagnia cantante, finivano sempre per “impigliarsi” nelle mani di politici e burocrati… la gente normale non ne beneficiava, anzi, veniva sempre più schiacciata dalla morsa delle varie mafie (mica crederete che abbiamo noi l’unica mafia vero?).
    Quindi, eliminiamo il male comune e maggiore, lo stato centralista, e poi ognuno controlli, armato di matterello da usare in caso di bisogno, cosa faranno i politici locali.

  2. Garbin says:

    il sud non paga e non ha mai pagato tasse, anzi viene lautamente pagato dallo stato per far finta che l’italia arrivi dalle Alpi all’africa.

  3. Luigi says:

    Lavorano in nero, è vero. Le voci girano in paese e io che sono campano posso dire con cognizione di causa che sono tantissimi i giovani che si arrangiano facendo lavori in nero, tipo elettricisti, idraulici, semplici manovali, commessi (soprattutto le ragazze), lavoratori stagionali… poi – ma questo l’ho letto su giornali locali o libri – in molte zone del napoletano esistono (come già detto sopra) diverse aziende soprattutto tessili che hanno ampi giri d’affari in nero. Si lavora soprattutto in scantinati adibiti ad abitazione privata e sono soprattutto donne ad essere assunte.
    Inutile dire che spesso e volentieri è la camorra ad organizzare queste cose, ma se c’è anche tanta offerta di lavoro è perché la domanda delle aziende contribuenti è pressoché inesistente, le uniche sul mercato del lavoro sono queste in nero e ci si arrangia come si può.

  4. pippogigi says:

    Non studiano, ma che non lavorino al Sud ci credo poco, fanno lavori in nero.
    Vi racconto un episodio. Nel settore del tessile, vi erano alcuni centri artigianali/industriali dove si concentravano le aziende sia grossisti che laboratori, alcuni erano in Piemonte altri in Emilia.
    Improvvisamente gli operatori del settore iniziano a rifornirsi da aziende nel napoletano. Incuriosito domando la ragione, visto che non vi era una tradizione nel settore da quelle parti.
    La risposta fu semplice: praticamente lavoravano tutto in nero e si faceva perfino fatica ad ottenere una fattura, se uno la richiedeva.

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