Né Vangelo né Costituzione

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di MARIO DI MAIO – Se sono io, come talvolta accade, che cito a sproposito la costituzione, è grave, ma le conseguenze ricadono solo su di me. Se lo fa il pifferaio di palazzo Chigi sprofonda nel ridicolo un intero Paese. Che il giovanotto in questione del Vangelo se ne fregHI è noto da un pezzo, ma non c’è una sola tra le sue strombazzatissime riforme che non sia in fortissimo contrasto con l’architettura costituzionale in vigore, fondata su un sistema di pesi e contrappesi delle sue istituzioni, sulla famiglia e sulla promozione delle autonomie locali. Viceversa la nuova legge elettorale, l’abolizione delle province, la devastazione del senato e la sottrazione di competenze fondamentali alle regioni sono i fiori all’occhiello del premier, che per far passare i relativi provvedimenti si è anche “dotato” al Quirinale di un Presidente ad hoc. In democrazia vince la maggioranza e che in parlamento non ce ne sia traccia è dimostrato dall’abnorme numero di voti di fiducia che quotidianamente sorregge il baraccone renziano.

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