‘Ndrangheta, quei 24 arresti eccellenti. Nord e Sud, non c’è differenza. La politica non ha più gli anticorpi

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di STEFANIA PIAZZO – “Tutto a posto?” “Sì, tutto a posto”. Supermercati, licende edilizie, centinaia di migliaia di euro sotto il pavimento, armi, cocaina… Il Nord è diventato un arsenale di affari per l’a ‘Ndrangheta, una discarica del potere tra criminalità e poteri intermedi: amministratori locali, funzionari comunali, talpe in procura che aggiornavano in diretta i padrini sull’elenco degli indagati. Un quadro mafioso da paura, che neanche il commissario Montalbano avrebbe potuto districare in una puntata. E tutto è scaturito da indizi….  “L’indagine è partita da un esposto dell’ex sindaco di Seregno per alcune anomalie in pratiche urbanistiche da parte di un dirigente del suo comune. Un imprenditore del settore edilizio che operava sul territorio cercava di trovare altri appoggi perché non poteva più appoggiarsi a questo dirigente già smascherato”. A raccontare come è partita la maxi indagine (confluenza di tre filoni) delle procure lombarde che  ha portato all’esecuzione di 27 misure cautelari è stato niente meno che il procuratore capo di Monza, Maria Luisa Zanetti.

Il quadro è come un pezzo di lego. Lo metti al sud o al nord ma non cambia. Lo scenario è identico. Infatti dalle intercettazioni emerge “la permeabilità e il totale asservimento da perte dei pubblici funzionari e di alcuni politici che si buttano a servire la criminalità e questo imprenditore” ha proseguito Zanetti. L’intenzione di Antonino Lugarà, l’imprenditore calabrese nato a Melito Porto Salvo (Reggio Calabria) che rappresenterebbe il perno del sistema corruttivo individuato dai magistrati, era quello di “far mutare di destinazione urbanistica delle aree dell’ex orto” per farvi sorgere un supermercato. Una modifica “non prevista” e ottenuta grazie agli appoggi in comune, ai quali inizialmente – pare – due dirigenti avevano detto di no, come emerge dall’analisi del traffico telefonico. Di questi uno si è poi suicidato. “Non si è però ‘messo di traverso'” per dedizione all’amministrazione ma “perché anche lui aveva i propri interessi da coltivare” ha spiegato il procuratore della Repubblica di Monza, Salvatore Bellomo.

E poi si potrebbe andare avanti sui profili eccellenti dei politici e dei burocrati caduti nella rete delle indagini. Ecco altri spaccati dell’inchiesta…

“A Seregno chi deve sapere sa. Tutti sanno da tempo immemore” ha affermato il procuratore della Repubblica di Monza, Salvatore Bellomo. “Una corruzione che non prevede piu’ il passaggio di denaro, e’ molto piu’ sottile e molto piu’ pericolosa perche’ coinvolge in pieno il senso di democrazia grazie al reperimento fraudolento del consenso popolare”. Dalle carte emerge infatti lo scambio di promesse elettorali tra l’imprenditore e i candidati alla campagna elettorale del 2015, vinta poi da Edoardo Mazza: “Ogni promessa e’ debito” dice quello che poi sarebbe diventato sindaco all’imprenditore calabrese Lugara’”. E quando avviene questo “e’ il momento della resa”, delle istituzioni al malaffare ha sottolineato il Procuratore Capo di Monza Maria Luisa Zanetti. “Basito” nonostante gli anni di carriera anche il procuratore Bellomo: “Perche’ i toni utilizzati da questo imprenditore che parla col sindaco come se fosse il suo zerbino sono desolanti. Rimango con l’amaro in bocca. Tutta l’amministrazione emette una serie di atti contrari”.

La procura non usa la parola “omertà” ma la sottointende. E così pure la “complicità” o il voto di scambio. Voti venduti come casse di sardine al mercato del pesce. Perché questo è il profilo che emerge dalle intercettazioni. Un signor nessuno eletto in consiglio comunale grazie ai voti di qualche patriarca della politica, sostiene l’indagine, perché lunga mano del boss.

Il Nord non ha anticorpi democratici. Sono rari ma inceppano il meccanismo, come l’ex sindaco di Seregno che ha creato le condizioni per l’inchiesta. La politica è pervasa da una sbiadita reputazione di cosa sia l’onestà e il coraggio. Fenomeni un tempo circoscritti in aree del paese devastate dal crimine, sono patrimonio di troppi amministratori del Nord. Scoprire le differenze è sempre più difficile. La malamministrazione governa sovrana, anche senza connivenze criminali. Non serve essere ‘ndranghetisti per non saper fare il sindaco o l’assessore. Lo squallore che attraversa tutta la società, dalle cattedre universitarie con i concorsi pilotati ad altre scene di ordinaria italianità, sono l’immagine di territori in cui la politica è sinonimo solo di disonestà.

A furia di relativizzare tutto, anche il popolo è diventato relativo. Lo si può pigliare continuamente per il culo. Il livello culturale è così caduto in basso, cultura della buona amministrazione, si intende, che per mettere alla prova gli amministratori eletti, occorrerebbe mettere sotto controllo tutti i loro uffici e cellulari. Un amplificatore in ogni piazza, per sentire come la pensano su noi e i nostri soldi usati per fini criminali. Se il papa è considerato eretico, che cosa dire della classe dirigente che ci governa?

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2 Comments

  1. Ric says:

    Excusatio non petita, accusatio manifesta.
    Chi oggi fa politica , nel senso di rappresentanza gestionale per conto e nome di risorse e beni altrui , interpreta schizofrenicamente un rapporto domanda/ offerta , strumentalmente capzioso , per legittimare in chiave modernista il vulnus di mal riposta concezione di democrazia , dissimulazione maldestra di pulsante predisposizione alla sopraffazione e al parassitismo , con la patente di presunta legalitá .
    In Italia il misfatto dell’unitá , sappiamo tutto e tutti di mafia e ndrangheta ma fingiamo stupore e abbiamo bisogno , come se non bastasse , di una” certificazione promozionale” che , badate bene , non funzionale di denuncia ed immediata reattivitá e rigetto del “corpo estraneo “ , ma in forma liturgica di fascinoso conclamarne imprimatur , come fosse di Parmigiano Reggiano o di violino di Stradivari , di Raffaello piuttosto che Barbaresco doc.
    Datemi che stiamo scherzando !
    Ecco perché esiziale INDIPENDENZA impone una polarizzazione che spaventa , come l’amputazione in presenza di gangrena , cioè , ciò che ci pare tanto brutto , impresentabile e faticoso , riconsiderare come condicio sine qua non sulla via dell’identitá a non perdere , via della guarigione da MUTAZIONE IN CANCRO delle nostre genti.
    E allora ti mettono sotto il naso ricerche per tecniche di castrazione dei cani , indagini di una ovvietá disarmante su baronato , caste , etc . , banche centrali , primavere arabe , e via cantando .
    SIAMO NOI se crediamo esista soluzione , una rivoluzione razziale , compatibilità allo stato salus .

  2. lombardi-cerri says:

    Carissima sono cocciuto e ostinato! Vorrei vedere le carte di identità degli imputati. Guarda che a Corsico, Buccinasco, ecc.provenivano da ben lontano!

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