Nasce l’Indipendenza! Indipendenza Lombardia!

di ROBERTO BERNARDELLI*

Nasce l’Indipendenza. Sì, nasce Indipendenza Lombardia. Dall’Unione Padana, dalla Lega Padana, nasce un solo Movimento aperto a tutti coloro che ancora credono nella forza delle loro idee, aperto a chi è simile, vicino e fratello, aperto, qui, ai lombardi che sono davanti ad un bivio: perdere la speranza, ora spacciata sotto le spoglie di alleanze tattiche per progetti di illusoria liberazione, oppure riunire le forze e non disperdere il risveglio delle coscienze che attende di essere unica alternativa al sistema, trasformandosi in un progetto politico territoriale che unisce la giustizia sociale, con la libertà.

Perché l’undicesimo distretto industriale del mondo (finché resiste) accetta di subire la tassazione più alta del mondo e il declino più veloce del pianeta? Perché un operaio lombardo deve accettare di staccare ogni anno allo Stato un assegno di 11mila euro a fondo perduto, così, per coprire i debiti e i ladrocini del suo apparato? Perché una pensionata deve rinunciare ad incassare duemila euro al mese di pensione se non dovesse buttar tutto dentro l’Inps, che paga per quelli che non hanno mai versato un ghello? Inutile dirlo, ma la politica che ci aveva regalato una speranza, un sogno, si è mangiata tutto il consenso e la fiducia che aveva raccolto.

Hanno devastato, Hanno tradito. Hanno usurpato. Per posti, poltrone, incarichi e doppi incarichi hanno dato via… la nostra libertà. Come Romilda, la principessa di Cividale che attratta dal potente e suadente Cacano, re degli Avari, che aveva mietuto morti e depredato il Nord, si fece sposare. Durò una notte, l’amplesso del potere. Perché il giorno dopo l’unno seppe pagare con la moneta con cui si pagano i traditori. Romilda venne impalata davanti alla sua gente. Questa era la lezione: così finiscono gli ingordi, chi per libidine del potere apre le porte della città al nemico. Perché, sia chiaro, è sempre da dentro che il tradimento agisce. In cambio di nomine, accordi elettorali, potere fine a se stesso.

«Talem te dignum est maritum habere!». «Questo è il marito degno di te!», riporta fedelmente Paolo Diacono nella sua Historia Langobardorum.

I tanti Paolo Diacono che oggi riportano la cronaca della politica  ci fanno intuire eccome chi ha aperto le porte della nostra Lombardia, del nostro Nord, all’unno che passa.

E’ più facile tuttavia ricostruire dalle macerie, è più semplice ripartire da una sconfitta, mentre oggi ci troviamo nella terra di mezzo, nella gestione del potere in seno ad una alleanza “tattica” che annacqua e progressivamente disperde il progetto originario. Un progetto spacciato come modello della Csu alla Bavarese ma che in realtà è la somma di partiti e non di identità culturali. Somma in cui per tutti c’è un posticino. Per questo è destinato a fallire. Sarà impalato alle elezioni. Ma saranno impalati soprattutto i lombardi, trasformati in un volgo disperso senza più capacità di reagire.

L’indipendenza è un’altra cosa, non è una finta Csu bavarese. Un conto è essere inclusivi, accogliere come fanno gli altri popoli nei loro parlamenti, che non a caso chiamano assemblee, i propri simili, altra cosa è ricostituire un nuovo soggetto politico di centrodestra, con la raccolta di figurine del passato, e chiamarlo libertà del Nord. Due volte impalati! L’indipendenza è un’altra cosa. E ora, tra le gente, tra i cittadini, sono pochi quelli che vogliono investirci una lira, in quell’antico e moderno progetto, che ha traghettato la politica altrove.

Guardiamo ancora ad esempio la Baviera. Pur non essendo un paese completamente e in assoluto indipendente, leggete cosa c’è scritto sulla sua bandiera o nei cartelli topografici quando si varca il suo confine: Libero Stato di Baviera. Libero Stato di Baviera! Il duello con Berlino è ancora in corso, ma i bavaresi sono liberi di scrivere che sono uno Stato, libero, e sono liberi di difendere e rivendicare sempre più spazi di autonomia e libertà fiscale. Questo è federalismo. Questo è il federalismo che ci hanno fatto credere in Italia di avere approvato? Possiamo noi scrivere ai nostri confini “Libero Stato di Lombardia”? Verremmo processati per attentato alla Costituzione.

Da questa vergognosa responsabilità della politica come si esce? Con la filosofia sulle autonomie? Con la ricerca di chi ha più spirito santo di un altro nell’alzare il vessillo dell’indipendenza? Ora, questo è il dramma, va ricostruita la fiducia.

Parole come libertà, indipendenza, sono state svuotate, saccheggiate. 25 anni di progetto sono finiti come il vitello d’oro, tanti dei, più nessun leader. Si sventola la bandiera dell’autonomia sapendo di aver tradito, si mente sapendo di mentire.

Noi ripartiamo da qui, dal cominciare a togliere consenso a ciò che non è vero. Noi togliamo dalla nostra bottega di verdurai quella scritta imposta dal regime: “Proletari di tutto il mondo unitevi”. Come raccontava ne “Il potere dei senza potere” Havel, l’ex presidente della Repubblica Ceca, noto anche a tanti cultori delle autonomie ma ben stretti ai rispettivi doppi incarichi, il solo fatto di togliere quel cartello significava spezzare la catena della vergogna. Non essere più obbligati a esporlo, l’esatto istante in cui lo si toglieva, significava essere opposizione. Avevano capito che togliere l’assenso della base, di cui il regime ha bisogno, significava la rottura dei loro equilibri. Di questo il Nord deve tornare consapevole, noi abbiamo come prima responsabilità politica il tornare a generare questa cultura del riscatto, avanti per l’indipendenza!

*presidente Indipendenza Lombardia

 

 

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4 Comments

  1. Gian says:

    io invece la considero una piccola ritirata. Tutti quelli che escono o vengono espulsi dalla lega fondano movimenti più o meno indipendentisti, più o meno autonomisti, ma sempre e comunque localisti, con ambizioni che si limitano alla regione, alla regione amministrativa inventata da Roma.

    Faceva eccezione giusto l’Unione Padana che si proponeva già nel nome di fare concorrenza su tutti i fronti alla Lega. Il messaggio era chiaro: la Lega si è rammollita, ma la bandiera la teniamo alta noi, che non per niente ci chiamiamo Unione Padana e non rinunciamo al sogno di cui non vogliamo certo lasciare il monopolio alla Lega.

    Posso apprezzare il fatto che da due partiti indipendentisti ne nasca solo uno, la divisione è il nostro male, ben vengano accordi ed alleanze, ma non capisco perchè ritirarsi dalla Padania entro i confini amministrativi lombardi, a maggior ragione se si considera che i due partiti che si uniscono si definiscono entrambi padani.

  2. Gigi says:

    Gira e rigira Bernardelli o è segretario o è presidente. E’ successo con la Lega Padana, è successo con l’Unione Padana, è successo con Lombardia Autonoma, ora capita di nuovo con “Lombardia Indipendenza”, nome tra l’altro curiosamente così simile a Pro Lombardia Indipendenza, movimento indipendentista già esistente, da far nascere alcuni dubbi. Perchè, invece, non si è scelto di fare un passo indietro, lasciando spazio alle nuove generazioni proponendo una costituente indipendentista lombarda che potesse raccogliere tutte le anime dell’indipendentismo lombardo? Certo, potreste rispondermi “almeno lui fa qualcosa…” oppure “sempre a criticare…” però vorrei che per una volta mi si rispondesse nel merito. Grazie.

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