NAPOLITANO E GLI SCOLARETTI OBBLIGATI AD APPLAUDIRLO

di MATTEO CORSINI

La notizia battuta dall’Ansa è la seguente: “Un centinaio di alunni della scuola elementare D’Assisi di Torino ha accolto il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, al suo arrivo a Torino a Palazzo Madama. I bambini, accompagnati dalle loro insegnanti, hanno cantato l’Inno di Mameli e una canzone di benvenuto. Gli scolari hanno atteso il Presidente sotto la pioggia e il vento, in una piazza Castello blindatissima dove non c’erano praticamente altre persone.”

Quando ho letto questa agenzia sono stato per un po’ indeciso se ridere o fare una smorfia di disgusto. Immaginate la scena: un centinaio di scolaretti “sotto la pioggia e il vento” (quindi destinati in buona parte a prendersi l’influenza) che, dopo essere stati indottrinati da delle zelanti maestrine, cantano l’inno di Mameli mentre arriva Napolitano.

Se al posto di Torino avessi letto Pechino, o Caracas; oppure se quel 6 marzo fosse riferito agli anni Trenta del secolo scorso, la notizia non mi avrebbe stupito più di tanto. Ma che nella democraticissima Italia del 2012 capiti di assistere a scene da regime “decisionista” (per usare un eufemismo), in cui i bambini sono esibiti dalle maestre mentre sotto la pioggia cantano l’inno nazionale al cospetto del capo dello Stato, è per me segno del regresso generale che ha intrapreso da tempo la penisola.

Altro che riscatto in Europa e nel mondo!

 

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23 Comments

  1. liugi says:

    Tutto questo agitare bandiere non è conseguente a un aumento di patriottismo nelle persone. La storia insegna che quando la nave sta affondando si organizza un gran numero di “pagliacciate di regime”.

    La gente sa che viviamo in un paese impazzito, che magari non collasserà economicamente in tempi brevi, ma ha preso da un pezzo la via del definitivo declino sociale e culturale.

    Sono indignato dalla sinistra italiana, compresa quella estrema, che fino a vent’anni fa rifiutava qualsiasi compromesso col patriottismo al giorno d’oggi è più sciovinista di Forza Nuova. Spero che sia un effetto transitorio dovuto al rifiuto della Lega Nord in quanto schierata con Berlusconi e la destra in generale.

    • fabio ghidotti says:

      molti continuano a sbagliare a leggere la storia.
      Buona parte della “sinistra estrema” è composta da nazionalisti o fascisti che nell’immediato dopoguerra hanno indossato la camicia rossa per sfuggire alle epurazioni antifasciste. O dai loro eredi mentali.
      Oggi che è passato tanto tempo (e che per es. gli USA hanno altro a cui pensare) credono che i reati commessi dall’Italia siano caduti in prescrizione e gettano la maschera.
      Continuando a confondere molta gente. Anche questo fa parte del progetto italione, nella sua versione post-sabauda: perpetuare la dominanza di una mentalità conservatrice che serva a conservare questo Stato formale (in realtà inesistente) che sarebbe l’Italia..

      • luigi bandiera says:

        Proprio cosi’.

        Italia = stato fittizio.

        Convenzionale..!

        Strano che lo si consideri internazionalmente.
        Ma sono tutti stati fatti seguendo la stessa logica.

        La distruzione francese ha mosso il mondo..!

        Bisogna pensare a un sistema di governo piu’ idoneo e soprattutto AGGIORNATO AI TEMPI..!

        La demoniokrazia ha fallito.

  2. Gian says:

    Ma invece e’ giusto che sia cosi’. Il capo dello stato dev’essere sempre accolto da freddo pioggia e gelo. Mi auguro che la prossima volta un bel tornado se lo porti in cielo.. Lassu’..

  3. Sandi Stark says:

    Se fosse capitato a mio figlio piccolo, gli avrei detto di gridare Duce, Duce, Duce!!!

  4. Giacomo says:

    Che schifo di paese. Indipendenza!

  5. luigi bandiera says:

    RUBO UN PEZZO:

    “Se al posto di Torino avessi letto Pechino, o Caracas; oppure se quel 6 marzo fosse riferito agli anni Trenta del secolo scorso, la notizia non mi avrebbe stupito più di tanto. Ma che nella democraticissima Italia del 2012 capiti di assistere a scene da regime “decisionista” (per usare un eufemismo), in cui i bambini sono esibiti dalle maestre mentre sotto la pioggia cantano l’inno nazionale al cospetto del capo dello Stato, è per me segno del regresso generale che ha intrapreso da tempo la penisola.”

    In quelle kapitali si sa, sono komuniste. E’ questo ke indigna. Qua non siamo, dikono ma non e’ vero, in uno STATO KOMUNISTA.

    Poi tutto PENISOLA ho i miei altri e seri dubbi.

    Scusassero…

  6. Giorgia says:

    Molto ironica la definizione dell’articolista:” Democraticissima Italia”. Si, si, certo come no! Mi auguro davvero che fosse una definizione ironica.

  7. ovidio eduardo monaco says:

    D’accordissimo con la totale non stima, che i galantuomini non hanno mai pagato- Gli applausi non si comprano !!!!!
    Il sistema è ingessato e solo una rivoluzione lo può sbloccare: noi resisteremo e Vi seppelliremo, ricordatelo!!!

  8. peggyjo says:

    e pensare che ho creduto che lo stato ci protegesse dagli imbroglioni, dagli usurpatori, dagli sfruttatori:ma dove vivevo?

  9. Mauro Cella says:

    A mia memoria Napolitano non è il primo e non sarà (purtroppo) l’ultimo a sfruttare le scolaresche coscritte.
    Ricordo che all’ultimo anno del liceo (storia antica!) la mia classe venne inviata a “fare presenza” ad una manifestazione patriotica avente come tema, tanto per cambiare, morti, feriti e mutilati.
    A differenza degli scolari di Torino, fortunatamente, nessuno ci diede bandierine da sventolare o ci costrinse ad esibirci in gorgheggi: ai tempi anche i patrioti di facciata erano meno chiassosi e più contenuti di quelli attuali per i quali l’amor di patria si misura nel fervore con cui sono sventolate le bandiere.
    Ricordo anche le forti perplessità del professore di latino e greco che, benché fosse un ex-ufficiale dell’esercito, riteneva la nostra partecipazione inutile e al quale era toccato l’ingrato compito di accompagnarci. Le sue perplessità erano pienamente condivise dal preside ma “era arrivato ordine” (da chi non ho mai saputo) e quindi bisognava eseguire.
    Alla fine per noi il tutto si risolse in due ore di lezione perse e una passeggiata per le vie del centro, ma di certo per gli scolari di Torino non se la sono cavata così a buon mercato e hanno dovuto esercitarsi a lungo prima di esibirsi di fronte all’augusto personaggio come pappagalli ammaestrati.
    E almeno al pappagallo dopo il numero si da una noce o un biscotto… a queste povere anime è già tanto se hanno lasciato tenere le bandierine tricolori!

  10. luigi bandiera says:

    Si, vero. Lo ho sentito anch’io. Dissi qualcosa ma non ricordo. Forse era un insulto..!

    E si meravigliavano se i TALEBANI o chi per loro mettevano davanti i loro bambini come scudo ai missili ke gli occidentalkomunisti gli sparavano kontro.
    Mi ricordo anche i palestinesi. Anche altri li’ nel mondo arabo.

    Kax i TALIBANI sono KOMPAGNI..!!

    Lo fecero, l’uso dell’innocenza, pure i bastardi di Hitler, di Mussolini… Tutti con le kamicette nere… e i kanti e gli slogans a pro loro,,,

    ADUNATA kari kompagnucci di piu’ o meno 10 anni. Si va in GUERRA… d’immagine per far vedere ke tutti siamo a partire dall’infanzia e da millenni italioti..!

    MA CHE GALLEGGIANTI.

    Eh si. Pur di stare a galla ne kombinano e di kotte e di krude.

    Ke patria, ke amore, ke sobrieta’… ke intellighenzia.

    SONO DAVVERO TUTTI KOMUNISTI e di DX e di SX e di CENTRO sti poveri innocenti..!

    Kome faranno a mollare il potere adesso ke lo tengono ben stretto..?

    Kissa’ kosa si inventeranno per farci stare fermi e soprattutto SOTTO DOMINIO..!

    An salam

    • fabio ghidotti says:

      che cavolo significa “talebani compagni”? La volete capire che finchè continuate a vedere i comunisti dove non esistono non capirete nulla e continuerete a farvi fregare? Quanto ai talebani, se i sovietici (nel senso proprio dei russi dell’URSS) fossero riusciti a eliminarli tutti dopo l’invasione del 1979, ci avrebbero risparmiato tanti lutti dopo…

  11. silvia garbelli says:

    Dato che la costosissima serie di iniziative volte a rimarcare il 150° è scivolata come acqua sull’olio dell’oblio
    storico, si è tentato disperatamente di ‘istruire’ piccoli innocenti che, crescendo , si renderanno ben presto e quotidianamente conto di quale sia la realtà concreta. E neanche l’ideologia potrà salvarli, se non vivendo in una nuova dimensione statuale.

    E’ sufficiente sedersi sulla riva del fiume e aspettare…

    • alberto says:

      Concordo pienamente con Lei sig. ra Garbelli. Queste scenette mi ricordano un pò Hitler che diceva ai suoi che andava tutto bene mentre Berlino veniva rasa al suolo…. Il sig. Napolitano è il simbolo di una dittatura che si appresta al tramonto.

  12. paolino says:

    senza parole……indecente

  13. Giancarlo says:

    Il vero dramma è pensare a quei “genitori” che hanno prestato i loro figli a questo triste spettacolo.

  14. sergio says:

    Napolitano come Ceausescu, gli auguro la stessa fine

  15. Michele Bendazzoli says:

    I coreani obbligati a piangere e a disperarsi per legge per la morte del loro dittatore in confronto hanno avuto un moto di spirito “spontaneo”: in Corea infatti, almeno, c’era il bel tempo, e poi si sono levati finalmente dai coglioni il dittatore. Questo qui invece rischiamo che ce lo rieleggano pure …

  16. ben says:

    Mi domando come possiamo permettere che questo quì ci calpesti in questo modo…uno che ha avuto il coraggio di battere le mani per l’ invasione sovietica in Ungheria…ma dove cacchio siamo…meglio il medioevo…

  17. Maciknight says:

    Poteva andar peggio. Avrebbe anche potuto distribuire merendine della Ferrero, che avrebbe potuto sponsorizzare l’evento …

  18. fabio ghidotti says:

    notizie come questa sono l’ennesima conferma della natura reazionaria dello Stato italiano, al di là delle modifiche di facciata, peraltro sempre più flebili vista la muffa secolare che cresce sui simboli che questa sedicente repubblica si ostina a conservare.
    A me che sono di sinistra duole particolarmente che a queste paglacciate fascistoidi si presti, nel ruolo di gran ciambellano di corte, un uomo che secondo la politologia corrente sarebbe dovuto essere uno dei democratici traghettatori del più forte partito comunista dell’occidente a uno dei più forti partiti socialdemocratici dell’ occidente
    Non se ne è saputo più nulla. Ma forse era una pagliacciata (tragica) fin dall’inizio.

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