Napolitano, null’altro che il messaggio del regime politico italiano

di CLAUDIO ROMITI

Francamente non comprendo, al netto della inevitabile strumentalità politica delle varie opposizioni parlamentari, il bailamme che ha suscitato – prima e dopo – il solito discorsetto di fine d’anno del presidente Napolitano. Al pari delle prediche buoniste di Papa Bergoglio, ad uso e consumo dei credenti, anche quelle dell’inquilino del Quirinale rientrano in un copione scritto nella logica delle cose. Ma proprio perchè di prediche si tratta, esse hanno la stessa influenza nella realtà del nostro dissestato sistema del battito d’ali di una mosca durante l’esecuzione di una ouverture rossiniana: sostanzialmente nulla.

Cosiccome a nulla o giù di lì possono servire le continue esortazioni del Colle a realizzare le fantomatiche riforme strutturali e istituzionali di cui si parla dai tempi della cosiddetta prima Repubblica. Non parliamo poi della legge elettorale, chimerico eldorado degli adoratori della democrazia delle urne, da costoro considerata come un magico strumento di ricchezza e di felicità universale. Anche in questo caso Giorgio Napolitano ha ribadito per la milionesima volta ad una classe politica sostanzialmente irresponsabile, specchio fedele di un popolo bue, di essere responsabile, modificando una volta per tutte l’oramai orfano porcellum. Tuttavia, il culmine del suo edificante discorsetto il presidente della Repubblica lo ha toccato quando ha voluto richiamare l’intero Paese, ceto politico compreso, alla necessità di continuare a fare sacrifici nel sommo interesse generale.

Ebbene, su questo piano il messaggio di Napolitano rappresenta la sintesi inevitabile di un regime politico che si basa da decenni sullo scambio spesa pubblica/consenso. Non ha caso egli ha sottolineato il nesso esistente tra tali sacrifici e la cosiddetta coesione sociale. Una coesione sociale di Pulcinella che, però, allo stato attuale determina la tassazione più feroce d’Europa, con un controllo di risorse operato dalla mano pubblica di stampo sovietico. E malgrado sia proprio un simile eccesso che ci condanna ad una irreversibile regressione economica e sociale, il tradizionale messaggio di Capodanno del presidente di una nave alla deriva non poteva che ribadirne i finalistici contorni. Assoggetarci tutti a qualunque richiesta proveniente dal Parlamento sovrano è da sempre un obbligo per tenere insieme un Paese inventato; dunque inesistente. Qualcuno la chiama da tempo la dura legge del Menga.

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8 Comments

  1. Un messaggio da vero regime dittatoriale fondato su un falso consenso estorto con la spesa pubblica.
    Ho provato un brivido ad ogni sua parola.
    Davvero, non so come si faccia a prendere sul serio questa gente, è così palese quanto siano criminali che a volte mi chiedo se non siano da ricovero tutti coloro che gli credono.

  2. Albert Nextein says:

    Mi ripeto.
    Meglio una gara di rutti che un discorso presidenziale.

  3. luigi bandiera says:

    Non ho sentito quel che ha detto. Per caso ha detto qualcosa di nuovo..??

    Scommetto che ha parlato di riforme.

    Beh, da quando ho avuto l’uso della ragione li ho sentiti (tutti i politici talibani) dire o meglio usare, la parola RIFORME.

    Di contorno alla bella parola (direbbe L.Rispoli) RIFORME ne hanno aggiunte tante altre tanto che si potrebbe esclamare ed applaudire (all’aria fritta, la vera sostanza) MA QUANTE BELLE PAROLE..!

    Purtroppo ci tocca di PIANGERE sui FATTI e i MISFATTI che combinano.

    Fin che avremo lascrime andremo avanti ma poi se non decideremo di FARE qualcosa tutto sara’ perduto.

    Direte che ci rimarrà solo il SANGUE..?

    Si per assecondare il detto della banda dei proff: LACRIME E SANGUE, per noi e PRIVILEGI e super paghe per loro..?

    Gia’.

    TUTTI STI BANDITI LAVORANO PROPRIO PER IL NOSTRO BENE.

    ONORIAMOLI.

    continua

    • Dan says:

      Ha detto che lui rimane finchè serve. Senza la di Lui presenza e senza il di Lui Verbo, sarebbe già stato il diluvio.
      Senza la sua divina essenza, il mondo non si sarebbe fatto in 7 giorni e saremmo ancora nel caos delle tenebre.

  4. madelma says:

    Ci siamo accorti da un pezzo di vivere in un regime che di democratico ha solo la facciata (come i regimi bolscevichi di democratico e popolare hanno solo il nome). L’inquilino doppiamente abusivo del Quirinale (perché eletto per la seconda volta in spregio della Costituzione e della prassi consolitadata del rispetto del mandato unico – ben 7 anni – e perché voluto da un parlamento a sua volta eletto sulla base di una legge dichiarata dalla suprema corte almeno parzialmente incostituzionale) ha da tempo debordato dalle prerogative assegnategli dalla marcia e compomissoria costituzione partitocratica tuttora vigente. Viviamo in un Paese allo sfascio, in un clima da basso impero. Giocano con i numeri per dimostrare l’illusorio allentamento della pressione fiscale, fanno di tutto per rimanere aggrappati alle poltrone almeno fino alla metà più un giorno della legislatura al fine di garantirsi la pensione, persistono nelle regalie di fine anno con un indegno mercato delle vacche, una gara all’arraffa arraffa nauseante. Letta brama di presiedere il semestre europeo prima di andarsene, ma dell’Italia non gliene frega niente a nessuno. Non so se si è notato, ma la comunicazione di regime enfatizza ogni minimo movimento di Napolitano il quale è in vacanza natalizia non presso parenti, non in una modesta pensioncina della sua natia Napoli, ma a Villa Rosebery, come si conviene ad un bolscevico (o ex o post, poco importa) che vive come un re e ci costa sette volte quanto la sovrana britannica costa ai suoi amati sudditi. E pensare che i boiardi resistenti non volevano più la monarchia perché costava troppo! Mentre, allora, il re aveva una guardia formata da 12 corazzieri, oggi al Quirinale ce ne sono dieci volte tanti, nemmeno fosse la residenza del re Sole. Di mantra sulla crisi, sulla necessità di una nuova legge elettorale, sulla riforma costituzionale relativa all”architettura” dello Stato ne abbiamo le scatole piene. Ci prendono per i fondelli e noi stiamo sempre zitti. Altro che forconi! Qui ci vorrebbero i sanculotti. L’unica speranza è di poterci staccare da questa carretta che va alla deriva piena di falle. Dobbiamo tornare a decidere del nostro futuro in assoluta indipendenza. Dobbiamo riappropriarci del nostro destino derubato e vilipeso da più di duecento anni.

    • Dan says:

      Ehhh qui ci vorrebbero…
      Forconi, no sanculotti, no… no, ci vogliono solo fatti e smetterla di aspettare leader e guide, che tanto sono tutti fasulli

  5. Dan says:

    Su faccialibro, lo hanno riempito di amorevoli auguri soprattutto quando s’è n’è uscito con i sacrifici che spettano a tutti meno che a lui.
    Peccato che con gli auguri non si faccia molto…

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