Napoli, la raccolta differenziata la faceva nel 1832

di STEFANIA PIAZZO

“La città di NAPOLI vedrà interessati dalla raccolta dei rifiuti ‘porta a porta’ oltre 500mila cittadini entro il 2014 mentre sarà potenziata da ottobre la raccolta differenziata stradale estendendola anche alla frazione umida dei rifiuti. Inoltre, entro pochi giorni verrà pubblicato il bando per la realizzazione dell’impianto di trattamento della frazione umida nell’area nord”.

Il ministro all’Ambiente sembra abbia dato l’annuncio dello sbarco sulla Luna. Più o meno.

Quando all’inizio del governo Berlusconi il primo Cdm fu tenuto a Napoli, per decidere poi di militarizzare la città per far fare alle discariche il proprio dovere e per risolvere l’emergenza che ci costa milioni di multa europea, si sperava che qualcosa sarebbe forse, ma proprio forse cambiato. A cinque anni di distanza, e due governi di mezzo, e una regione nuova, sindaco compreso, la città non sa ancora differenziare né ha realizzato ancora il porta a porta.

Si stava meglio quando si stava peggio? Forse così peggio non si stava se un prefetto di polizia nell’anno del Signore 1832 rammentava in un regolamento che recitava così: “Tutti i possessori o fittuari di case o di botteghe, di giardini, di cortili e di posti fissi, o volanti, avranno l’obbligo di far spazzare l’estensione della strada corrispondente al davanti della rispettiva abitazione, bottega o cortile… Questo spazzamento dovrà essere eseguito ogni mattina prima dello spuntar del sole – attenti bene che scrive l’allora illuminato prefetto – usando l’avvertenza di ammonticchiarsi le immondezze al lato delle rispettive abitazioni, e di separarne – sì, avete letto bene – tutti i frantumi di cristallo o di vetro che si troveranno, riponendoli in un cumulo a parte”.

Dunque, è la prova oltre che l’indizio, che i napoletani facessero la raccolta differenziata  nel 1832. Il materiale prevedeva di essere trasferito “in siti destinati”, quindi i napoletani avevano già le discariche nel 1832, funzionanti. C’era la differenziata anche per il letame, quindi per i rifiuti tossici, già nel 1832, in quanto “i padroni o gli affittuari avranno l’obbligo di far togliere ogni giorno il letame e trasportarlo nei luoghi indicati dai commissari di polizia”…

Idem gli artigiani, obbligati a conferire i materiali di scarto oltre che “l’obbligo di innaffiare almeno due volte al giorno il sito”. I napoletani non potevano allora gettare nulla da balconi e finestre. Recitava il regolamento che “ogni contravvezione è punita con pena di  detenzione”.

Allora, ministro caro, duecento anni bastano per far apprendere il porta a porta dopo il regolamento del prefetto illustrissimo cavalier Gennaro Piscopo?

 

Print Friendly, PDF & Email

Recent Posts

7 Comments

  1. Albert Nextein says:

    Napoli, mi dicono, sia una cloaca a cielo aperto.

  2. peteralm39 says:

    Questa è la miglior barzelletta che ho letto sui giornali nell’ultimo mese.

  3. Unione Cisalpina says:

    ‘sta kuà l’è terona ! 🙂

  4. Marco Green says:

    Attenzione che un conto è definire un regolamento e un altro è che venga rispettato, specialmente a Napoli (vedi, a titolo di esempio, il rispetto delle regole del codice della strada che non costerebbe niente).

    • È ben quello che ha scritto la Piazzo.

      • Marco Green says:

        No, lei non ha capito: sto dicendo che il fatto che il regolamento nel 1832 PREVEDESSE la raccolta differenziata, come descritto, non significa che questa fosse poi messa effettivamente in pratica, osservata dalla popolazione e/o fatta rispettare dalle autorità del tempo, come l’articolo invece lascia invece intendere.

        Tra l’altro della notizia manca clamorosamente la fonte, cosa che la fa persino sembrare una classica “bufala”, anche se è verosimile che a quel tempo un simile regolamento potesse essere effettivamente previsto.

        • Lettore onesto intellettualmente says:

          Per onestà intellettuale trovo giusta l’osservazione per la quale una cosa è l’esistenza di un regolamento che prevede certe cose ed un’altra è la sua applicazione.

          Concordo nel non apprezzare la mancanza della fonte della notizia la quale è comunque vera.
          Eccovi una utile fonte:
          Made in Naples. Come Napoli ha civilizzato l’Europa (e come continua a farlo).
          Autore: Angelo Forgione
          Editore: Magenes
          anno 2013, 15 €.
          Nella fattispecie si tratta del Capitolo/Mattone n° 8, pagg. 140-150.

Leave a Comment