Napoli degrado mostruoso. Salvini nulla da dire?

leganapolidi SERGIO BIANCHINI – Dopo l’ennesimo rinascimento napoletano dopo gli innumerevoli esperimenti che da 40 anni sinistra, destra, De Magistris provano, dichiarando orgogliosamente la loro grandiosità, una realtà disarmante e sconvolgente appare agli occhi di tutti. Ormai Napoli fa paura in primo luogo ai napoletani. E non si vedono idee per rimediare.

Si dice che gli aggressori di Arturo lo abbiano assalito senza alcun motivo. Ho ascoltato decine di commenti, autorevoli, intelligenti, colti. Orrore senza fine, paroloni drammatici e insistenza su questo concetto della mancanza di un movente.

Ma il movente è chiaro, solo che per gli intelligentini è indicibile. I settori infimi della città, che varie correnti politiche hanno utilizzato infinite volte per battere l’avversario o procurare fondi da Roma, odiano proprio coloro che in un modo o nell’altro sono riusciti a trovare una posizione.

Per me è abbastanza facile ipotizzare che Arturo sia stato classificato, proprio così, a prima vista, come un rappresentante di quelle persone “per bene” verso le quali dal basso monta un rancore omicida.

Rancore che certo potrebbe essere neutralizzato se la parte “per bene” della società fosse in grado di ben amministrare, di ben governare, di ben giudicare. Di gestire uno sviluppo civile.

Ma così non è. Ormai nessun aiuto dello stato, in totale crisi finanziaria, nessun aiuto della magistratura, avvitata nel suo duromollismo sognatore, è più in grado di gestire una realtà degenerata.

I ceti medio alti sono fuggiti, generalmente al nord, oppure si sono ricavati una nicchia nel pubblico impiego, nei ministeri, nella TV, nei giornali, lasciando la più densa e più prolifica delle regioni italiane in uno stato di assoluta ingovernabilità con il territorio in mano agli strati più bassi della popolazione.

Gli strati medio alti della società hanno usato quelli bassi per sostenere i loro interessi, in primo luogo l’accesso a tutti i posti pubblici. E la società si è spaccata irrimediabilmente tra quel 25 % per cento di “privilegiati” con nicchia statale e quel 75% che arranca per vivere, si abbruttisce e non partecipa alle ”raffinatezze” culturali della minoranza garantita.

I Grillini certo propongono quella che sembra una soluzione, e cioè il salario di cittadinanza. Un sostegno statale a tutti che andrebbe per 3/4 o 4/5 al sud e non a caso hanno l’appoggio maggioritario proprio al sud dove non vogliono più aiuti e fondi condizionati alla finzione dei progetti intelligenti e nobili, a idee fantasiose. Progetti che per decenni hanno generato le innumerevoli opere incompiute ed inutili e le cattedrali nel deserto. Vogliono soldi statali in diretta e per tutti. Li capisco perfettamente.

Ma i soldi non ci sono più. E ce ne saranno sempre meno.

E allora? La mia ricetta è semplice. Le due regioni più ricche ed efficienti ( nord e centro) alleandosi possono aiutare il sud a rigenerarsi purchè realizzino una riforma della struttura dello stato. Creando le macroregioni (tre le principali, nord, centro, sud) sulla base di una contabilità pur generosa ma certa, ed una giustizia implacabile verso il disordine amministrativo e la criminalità.

Può sembrare strano ma io non vedo il decentramento macroregionale in contraddizione con un aumento dei poteri governativi e discrezionali del centro.

Vedo bene Un governo centrale forte e agile, decisionista, non più regalatore di posti, sicurezza e stipendi per il 25% , bensì implacabile regista e controllore dell’azione amministrativa e contabile delle macroregioni. Con progetti quantitativamente e realisticamente ben strutturati negli anni e con radicali verifiche periodiche.

Ed anche con la possibilità ed i poteri di impedire le stravaganze giudiziarie posizionando la magistratura sulle vere urgenze e sulle aspettative doloranti dell’opinione pubblica.

 

 

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