“Napo capo”: tagliate tutto ma non la mia pensione

di ROBERTO BERNARDELLI*

Napolitano dice attenti ai tagli immotivati di spesa pubblica. Cioè al suo emolumento. E al seguito ecco il codazzo di dichiarazioni lecchine: Zaia, Renzi, Vendola, Pisicchio, Lupi, Saltamartini, la Cgil…. Una squadra di calcio a cinque con la panchina. Peccato che il presidente della Repubblica nell’invocare tagli non scriteriati, pronunci di fatto la teoria dello zero assoluto, ovvero dell’ovvio. Parla di “nuovo ordine di priorità”, parla di “capacità selettiva”, di spesa pubblica che ha “in sé interessi fondamentali e interessi non fondamentali, particolari o generali”.

Ci dica, signor presidente, lei si vuole tagliare la pensione? No, non l’ha detto. Vuole portarsela almeno a 5mila euro al mese e non di più? E magari di meno, considerando la somma di tutti i vitalizi e gli accessori di una lunga vita da burocrate della politica? No, non l’ha detto. Vuole alzare la minima ai pensionati che prendono meno di uno straniero che si ricongiunge al figlio nella patria italiana, senza aver versato una cicca all’Inps? No, non l’ha detto.

Vuole dire qualcosa su due milioni di persone che hanno chiesto di andarsene dal suo paese che li tiene schiavi? No, fa niente, sono solo pezzenti del Nord. Terroristi, magari? O razzisti egoisti del Nord?

Il Sole 24 Ore ha pubblicato con grande scandalo le cifre e gli onorari dei manager pubblici. Raffrontati all’estero sono sultani dell’Italistan. Ma né lei né il giornale dell’industria ricordate che i politici che siedono in diversi consigli di amministrazione, tra un gettone e l’altro, spariscono dalla graduatoria del Sole, e rappresentano il lavoro nero che lo Stato legalizza sotto banco grazie ai partiti. A botte di centinaia di migliaia di euro. E dove finiranno tutti i politici che erano stati parcheggiati nelle Province se non nei cda di enti e aziendine parapubbliche per evitare che a fine mese si chiedano come fare a meno del privilegio acquisito?

Cosa gliene frega a questa gente del referendum veneto o della manifestazione del 30 marzo a Bruxelles in cui tantissimi movimenti autonomisti e indipendentisti d’Europa presenteranno la milionata di firme per l’autodeterminazione? Stanchi di 40 anni di regioni inesistenti, di statuti di autonomia mai scritti o puro esercizio di retorica, i popoli cercano altre vie di fuga dagli stati e dalle sacre stuole che dicono che i tagli devono essere ragionevoli. Ragionevolmente parlando, presidente degli italiani, quando le salterà per la testa di dire che vanno immediatamente tagliati gli stipendi pubblici che sono indegnamente percepiti in nome della managerialità pari a quella di un dio?

La verità, come sostiene anche quel personaggio che certo indipendentista non è, come Giulietto Chiesa, è che siamo una “democrazia eterodiretta”. Tutto ciò che accade nel Paese (e anche in certe Regioni) è deciso altrove. Il Parlamento si adegua, i governi vanno e vengono passando per il Quirinale, e dal Quirinale arrivano e passano gli ordini sovrani. Forse è per questo che il suo compenso previdenziale è alto: è la somma di più lavori, in Italia, e per l’estero. Chi vuole che la tocchi? Neanche la spending review di Obama potrebbe disturbarla. Con ossequi.

*Presidente Indipendenza Lombarda

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2 Comments

  1. Dan says:

    Le cose al mondo si muovono con due tipi di benzina: la buona volontà e la paura di finire male.

    Questi boia non attueranno mai uno straccio di cambiamento attraverso la buona volontà a meno che non porti benefici esclusivamente a loro.

    Non rimane la paura di finire male e questa benzina gliela dobbiamo mettere noi.

  2. Gigi says:

    Fate leggere questo articolo ad Arrighini, magari gli stanno fischiando le orecchie…

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