MUNNEZZA: VEDI NAPOLI E POI MUORI. NO, TOCCA A ROMA

di REDAZIONE

Entro giugno, quando la sua storica – e fuorilegge – discarica di Malagrotta chiuderà, Roma rischia di trovarsi in piena emergenza rifiuti, come Napoli fino a pochi mesi fa, mentre i cittadini delle aree dove potrebbero essere costruiti i siti di stoccaggio, e perfino l’Unesco, sono sul piede di guerra. In piena estate, dunque, la capitale rischia di offrite uno spettacolo analogo a quello che la “munnezza” napoletana ha promosso in giro per il mondo intero. E non c’è da escludere che il il governo sia costretto a intervenire in via di emergenza anche con risorse economiche, visto che le casse dell’Amministrazione comunale sono vuote come quelle di una banca dopo una rapina, e affrontare una eventuale emergenza rifiuti costa quattrini, tanti quattrini. Perché portare i rifiuti all’estero non si fa gratis et amore dei. A meno che la spazzatura capitolina ancora una volta la sivoglia smaltire, magari sotto silenzio, negli impianti del Nord.

L’allarme è stato lanciato ieri dal ministro dell’Ambiente Corrado Clini, che ha riunito la Regione Lazio, il Campidoglio, la Provincia e il prefetto di Roma – che è anche commissario straordinario ai rifiuti – per trovare l’accordo su una discarica “transitoria” dove trasportare oltre 1 milione di tonnellate di immondizie prodotte ogni anno a Roma.

“Abbiamo pochi mesi di fronte per trovare una soluzione transitoria che sia coerente con le normative nazionali ed europee”, ha detto ai giornalisti il ministro “tecnico” dopo la riunione di oggi, in cui è stata istituita una “”struttura tecnica di supporto” per dare una risposta alla chiusura di Malagrotta, una delle discariche più grandi d’Europa, coi suoi 240 ettari.

“Non possiamo permetterci nessuna emergenze rifiuti a Roma”, ha ribadito Clini, affermando che serve “una soluzione di garanzia per tutti, efficiente ed effettivamente transitoria”.

Nel frattempo, di fronte al ministero decine di cittadini urlavano slogan e insulti contro l’ipotesi dell’apertura di due nuove discariche a Corcolle e Riano, alla periferia della Capitale.

Le due località sono state scelte dal prefetto e commissario Giuseppe Pecoraro tra i sette possibili siti indicati dalla Regione Lazio per far fronte allo stop definitivo a Malagrotta, che dopo aver ricevuto nel corso degli anni circa 36 milioni di tonnellate di rifiuti ed aver beneficiato di diverse proroghe – l’ultima l’anno scorso – dovrà chiudere all’inizio dell’estate.

La mega-discarica è al centro di un’inchiesta della magistratura per inquinamento delle falde acquifere – che, secondo le analisi dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) sarebbero state contaminate dal percolato prodotto dai rifiuti – e i magistrati hanno iscritto sul registro degli indagati l’amministratore delegato della società che co-gestisce Malagrotta.

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