MPS, perché dobbiamo subire come fosse una fatalità il dissesto? Non c’è chi forse deve pagare per gli errori?

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di FIORELLO CORTIANA – Rispondo a chi ha giudicato criticamente la mia richiesta di rendere pubblici i debitori di MPS, i quali rispondano del disastro insieme agli amministratori. L’argomentazione della critica che viene rivolta al mio auspicio, si fonda sull’effetto domino che il fallimento MPS avrebbe sul sistema bancario italiano  compromettendolo. Io discuto nettamente questa argomentazione e i presupposti che essa riflette. Non solo si accetta il ricatto “o così o il disastro “, ma in modo fatalistico si accetta l’esito di scelte finanziarie e dei mancati controlli come ineluttabile e non come prodotto storico modificabile.
Si accettano la deriva finanziaria della economia, quindi danaro da danaro e bolle speculative incluse. Dove il valore dei prodotti è nominale e ogni dimensione del vivente viene ridotta al piano del valore nominale e delle sue codificazioni. Ciò vale nella sfera biologica, basti pensare agli OGM che servono a produrre valore nominale con il controllo dei brevetti e non a “sfamare il mondo” (Sic!), così come nella sfera antropologica, basti pensare ai reiterati tentativi di brevettare il software. Mentre è ritenuta una evoluzione naturale il fatto che il paese manchi da decenni di un Piano Industriale e che molti dei marchi storici italiani non siano più tali, tanto nell’agroalimentare quanto nella moda.
Siamo un paese in franchising e ci stupiamo che i giovani scolarizzati portino la propria capacità cognitiva all’estero? Soprattutto questo stato delle cose presuppone che la politica pubblica abbia un ruolo subordinato di esecutore e di facilitatore di questo processo. Quindi la politica in sé non può esprimere l’ambizione di una visione e di indirizzo autonomi, soprattutto rispondenti ad interessi generali di queste e delle future generazioni. Tutto questo diviene una pretesa, un freno. La politica è carriera, è  capacità di posizionamento tempestivo funzionale agli interessi dei centri e delle cordate finanziarie in gioco. La decodificazione e la denuncia di questo processo nel Villaggio Globale diventano paranoie complottiste e la volontà di esercitare una soggettività politica con garanzie fondamentali, anche nello Spazio Pubblico digitale, diventano velleità estremistico/marginali da disadattati al nuovo corso della storia. Così se il disegno inciampa nella volontà popolare, ciò non comporta la discussione dei presupposti bensì diventa la conferma della necessità di limitarne l’esercizio come nella proposta bocciata.
Io invece credo che innovazione, qualità, partecipazione informata ai processi deliberativi, sostenibilità e bellezza, siano una necessità per il vivere sociale della specie umana. Credo altresì che la valorizzazione della natura informazionale del vivente, attraverso modalità interattive di condivisione della conoscenza, possa costituire un passaggio significativo per tutta l’ umanità. Gli esempi della pratica degli usi civici, della Cittadinanza Attiva, piuttosto che delle comunità del software libero o di Arduino, costituiscono una dimostrazione di efficacia. Proprio una società e una economia della conoscenza richiedono una relazione concreta con il vivente e necessitano di un sistema territoriale qualitativo per produrre valore duraturo. Qualità ambientale, qualità dei servizi, qualità delle infrastrutture, qualità della formazione, qualità dei diritti, qualità del vivere sociale. Sobrietà non significa pauperismo, estetica non significa consumismo standardizzato. Un etica della responsabilità in luogo di integralismi e piccole patrie. La politica non dovrebbe dare corpo, parole, cogenza, a tutto questo? Alla politica tocca il compito di riequilibrare la finanza con l’ economia, l’industria con l’ambiente, il lavoro con la dignità. A chi altri, altrimenti? Fascino, quando disse “abbiamo una banca”, dimostrò tutti i limiti di una ipotesi politica tutta interna al conflitto distributivo di un modello legato alla presunzione di una crescita quantitativa illimitata. Quanti dei debitori di MPS hanno probabilmente detto la stessa cosa? Diamoci una mossa, cambiamo paradigma e investiamo nella autorevolezza che competenza ed efficacia esprimono nei processi di partecipazione informata alla vita pubblica.
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2 Comments

  1. FIL DE FER says:

    Mi auguro che anche il vostro giornale riesca ad ottenere tutti i nominativi di questi farabutti incalliti che hanno mandato a fondo la banca, Ivi compresi naturalmente i politici o partiti coinvolti……………..
    Aspettiamo con vivo interesse la lista dei parassiti dei cittadini italiani.

  2. giancarlo says:

    Chi saranno mai coloro che hanno affossato il MPS ????
    Mi riferisco alle aziende e ai privati che non hanno restituito i prestiti ricevuti in cambio di che cosa ??????
    Oppure coloro che ricevevano regolarmente delle cifre incredibili per qualche loro “promozione” particolare!!!
    Vedi certi industriali ……poi diventati dei finanzieri, o altri che con le loro acciaierie menavano il can per l’aia, o politici della sinistra che ricevevano soldi per le loro fattorie o attività in proprio…..etc…etc…
    VOGLIAMO I NOMI, TUTTI !!!!!!!!!!!!!!!!!!!
    WSM

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