Mps: c’era anche la banda del 5%. E ora il Pd se la fa sotto…

di GIANMARCO LUCCHI

Pensavano di avere la vittoria in tasca e ora nei pantaloni si ritrovano altro… Fino a una decina di giorni fa Bersani e il Pd si sentivano già a Palazzo Chigi, mentre ora tremano: cercando di non darlo a vedere, ma sono sull’orlo di una crisi di nervi. La vicenda del Monte dei Paschi li sta massacrando e inesorabilmente sta erodendo i loro sondaggi. Senza dimenticare che l’impressione generale è che il bello debba ancora venire con il procedere dell’inchiesta: lo stesso procuratore di Siena ha definito la situazione esplosiva. Bersani può anche minacciare di sbranare chi vuole tirare dentro il Pd, ma intanto gli elettori stanno penalizzando il suo partito perché pensare Mps sotto l’influenza sinistra è come scoprire l’acqua calda.

Intanto dal lavoro dei magistrati emergono questi fatti: una serie di ”pagamenti riservati” ad alti dirigenti di Rocca Salimbeni, le perdite di una banca d’affari caricate sul Monte dei Paschi, il direttore dell’area finanza e il suo uomo a Londra conosciuti nell’ambiente come ”la banda del 5%” per via della percentuale che, indebitamente, avrebbero percepito su ogni operazione. S’allarga l’inchiesta che sta travolgendo il terzo gruppo bancario italiano e non e’ affatto escluso che nei prossimi giorni possano esserci novita’ importanti: i pm Antonino Nastasi, Aldo Natalini e Giuseppe Grosso – dopo aver avuto in mattinata una riunione con gli investigatori del Nucleo di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza arrivati appositamente da Roma – hanno infatti ascoltato per oltre sette ore, come persona informata dei fatti, Valentino Fanti, segretario del Cda del Monte e capo della segreteria di Alessandro Profumo e Fabrizio Viola, lo stesso ruolo che ricopriva quando Giuseppe Mussari era presidente. Vista la durata e soprattutto lo ‘spessore’ del personaggio, ben inserito nei meccanismi della banca, non e’ affatto escluso che Fanti abbia fornito agli inquirenti spunti interessanti per le ipotesi investigative, in attesa che arrivino gli esiti delle numerose rogatorie inviate all’estero. Ad esempio, su chi fosse a conoscenza dell’operazione ‘Alexandria’, se nei consigli d’amministrazione si sia mai parlato della vicenda dei derivati, se il famoso documento trovato nella cassaforte del Monte e inviato poi a Bankitalia e in procura fosse effettivamente sconosciuto ai consiglieri, perche’ nell’operazione Antonveneta non venne fatta una ‘due dilegence’, perche’ il collegio dei revisori non si oppose al prezzo d’acquisto pagato al Santander e lievitato di oltre 3 miliardi in due mesi. Tra l’altro, in qualita’ di capo segreteria di Mussari, di cui era uomo di fiducia, Fanti era a conoscenza di buona parte della documentazione riservata dell’ufficio ed e’ sempre lui che, in occasione dei Cda, si occupa della verbalizzazione delle riunioni.

Che la vicenda potrebbe portare a sviluppi clamorosi, lo confermano indirettamente lo stesso procuratore capo Tito Salerno nelle uniche parole rivolte ai giornalisti. ”La situazione e’ esplosiva e incandescente, stiamo parlando del terzo gruppo bancario italiano. E’ una situazione molto complessa e allo stesso tempo molto fluida, che potrebbe cambiare di giorno in giorno”. E questo senza voler considerare che Bankitalia gia’ nel report dell’ispezione condotta nel 2010 scriveva che ”l’accertamento mirato a valutare i rischi finanziari e di liquidita’, ha fatto emergere risultanze parzialmente sfavorevoli” e indicava i ”punti di debolezza”. Al momento comunque, viene sottolineato da fonti inquirenti qualificate, non c’e’ nell’inchiesta alcun coinvolgimento dell’ex governatore e attuale presidente della Bce Mario Draghi. Chi, invece, e’ gia’ ampiamente coinvolto e’ Gianluca Baldassarri, l’ex capo dell’area finanza. Di lui – e dell’allora responsabile londinese di Mps Matteo Pontone – parla in un verbale del 2008 Antonio Rizzo, all’epoca funzionario della Dresdner Bank, una banca d’affari in rapporti con Mps. L’interrogatorio del teste e’ contenuto in un’informativa della Gdf di Milano che ora e’ agli atti dell’inchiesta senese. Nel marzo del 2008, racconta Rizzo, ”sono andato a cena con Michele Cortese (l’uomo che all’epoca si occupava della vendita di prodotti finanziari per Dresdner Bank – London branch, ndr) il quale sostanzialmente mi ha detto che, a suo avviso, ma il fatto sembrava notorio, Pontone e Baldassarri avevano percepito una commissione indebita dell’operazione per il tramite di Lutifin (societa’ d’intermediazione svizzera). Mi disse anche che i due erano conosciuti come la banda del 5% perche’ su ogni operazione prendevano tale percentuale”. L’informativa partiva proprio da una serie di accertamenti sulla Lutifin che aveva una consulenza per trovare ”potenziali investitori” per Dresdner. Ma gli investigatori scoprono che la Lutifin ”era stata utilizzata quale veicolo per effettuare pagamenti riservati nei confronti di alti dirigenti del Monte dei Paschi di Siena, in cambio dell’acquisto, da parte dell’istituto di credito da cui dipendevano, di un ‘pacchetto titoli’, all’interno dei quali ve ne erano alcuni (cosiddetti C.D.O.) che presentavano forti perdite per Dresdner Bank”. Si tratta di titoli emessi da Skylark, societa’ della Dresdener con sede nelle Cayman e l’operazione riguardava ”un nozionale di riferimento pari a 120 milioni da parte di Bmps (seller) nei confronti di Dresdner Bank (buyer)”. Un’operazione che non sta in piedi. Scrive infatti la Finanza: ”e’ stato di fatto acclarato che l’operazione non era altro che un riacquisto titoli in precedenza ceduti da Dresdner Bank nei confronti di Mps – London branch”. E dunque ”un pagamento eseguito contro ogni logica commerciale”. Perche’? ”Scopo dell’operazione – si legge nell’informativa – era quello di far ristrutturare il ‘pacchetto’ a Mps, la quale si e’ occupata, in definitiva, di sostituire i titoli in sofferenza con altri ‘in salute, in modo tale da consentire a Dresdner bank di neutralizzare le perdite che stava subendo, scaricandole di fatto in capo a Mps”.

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5 Comments

  1. Lancillotto says:

    Il Monte Paschi non si riprenderà facilmente da questo scandalo. Comunque, in caso di esito positivo il merito sarà da ascrivere ad esclusivo appannaggio di quella buona parta dei Dipendenti che, quotidianamente, operano con onesta’, dedizione e Tanta moralità, a tanti altri assolutamente sconosciuta.

  2. Roberto Porcù says:

    “… si sentivano già a Palazzo Chigi, mentre ora tremano …”
    Non è successo nulla, i trinariciuti andranno dritti per la loro strada.
    Si sapeva delle condizioni della popolazione nei paesi del socialismo reale, si sapeva che il PCI era di fatto una seconda colonna dell’URSS ed operava contro gli interessi degli italiani, si intuiva quello che sarebbe saltato fuori con il dossier sbianchettato, si sapeva delle tangenti distribuite tra tutti i partiti, di governo e di opposizione, si sapeva del partito azienda e della sua ragnatela di cooperative (Unipol compresa), … , e si sapeva del partito finanziario con il tutt’uno con il MPS, ma nonostante ciò …
    Qualcuno ricorda Tognazzi trinariciuto fascista nella parte finale del film il Federale ?
    I trinariciuti non li smuove neppure l’evidenza, Bersani non ha motivo di tremare.

  3. Guest says:

    A me che fa invelenire è Tiscali che continua ad esaltare Monti, anche dopo che tutta quella gente s’è ammazzata per colpa sua e delle sua banche assassine!

    Lo danno al 30,20% ma vorrei sapere chi veramente lo voterebbe dopo che ha messo alla fame l’intera Italia ed ora si professa integerrimo, ma ha legami alquanto dubbiosi

    Andate a vedere sulla loro pagina home

  4. PIPPO GIGI says:

    La commissione d’inchiesta sul MPS va bene, ma non basta.
    Occorre una commissione d’inchiesta sul debito pubblico italiano, come si è formato e sulle responsabilità dei singoli politici e membri di governo.
    Occorre anche una commissione d’inchiesta su Mario Monti.
    Ha ammazzato l’Italia a colpi di tasse, spacciando tale operazione come “salvataggio”. La gente poi vede che siamo in recessione, la disoccupazione aumenta, i consumi crollano, le aziende chiudono, il debito pubblico aumenta e si domanda, giustamente, che razza di salvataggio sia.
    In realtà tutte le tasse non sono servite ad altro. Appena insediato, Monti, aumentò l’Iva ed il gettito di tale aumento fu destinato ad una banca, la Goldman Sachs. Ora scopriamo che il gettito Imu è stato destinato ad un altra banca, il MPS. Nel frattempo la fallita Italia ha anche dato soldi alla Grecia e alla Spagna. La Grecia ristrutturerà il suo debito e quindi non rivedremo più quei soldi. Infine le banche italiane, le principali per lo meno, sono anch’esse fallite come il MPS e vengono tenute in vita solo per acquistare i titoli di stato italiani di cui si devono sbarazzare le banche francesi e tedesche, Monti lo hanno messo al governo solo per quello. Lo Stato non ha detto una parola per i soldi concessi dalla BCE all’1% destinati a finanziare le imprese e che le nostre banche invece utilizzano per comperare titoli di Stato.
    Tutte queste manovre “salva banche” hanno provocato un crollo del gettito fiscale ed unite all’aumento di debito pubblico e ai soldi dati ai governi stranieri possono tranquillamente far parlare di “danno erariale”, roba da Corte dei Conti.

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