Monte dei Paschi di Siena, il caso diventa molto politico

di REDAZIONE

Nato finanziario, diventato subito politico, quello Mps è oggi anche un caso istituzionale. A finire sotto i riflettori, per una vicenda che nasce nelle pieghe di complesse operazioni di ingegneria finanziaria, sono l’azione di vigilanza della Banca d’Italia e le scelte del Governo, che alla banca di Rocca Salimbeni ha offerto gli strumenti finanziari, i Monti bond riedizione dei vecchi Tremonti bond, per uscire da una difficile, e potenzialmente disastrosa, situazione patrimoniale.

Il Governo riferirà in Parlamento, assicura il premier Mario Monti, che definisce “oggetto di fantasia” il paragone tra le risorse stanziate per Mps e il gettito Imu e invita a “sottrarre la vicenda alla confusione creata per evidenti ragioni”. Che sono tutte elettorali. Ma sono le parole del ministro dell’Economia Vittorio Grilli ad aprire il nuovo fronte: la vicenda “non è un fulmine a ciel sereno” e, quanto ai controlli, “dico solo che spettano alla Banca d’Italia”. Parole che fanno rumore. Tanto che il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, interviene per sostenere con forza che se la questione della banca toscana “è grave” c’è “piena fiducia in Bankitalia”. Poi arrivano anche le puntualizzazioni del Tesoro e della stessa Banca d’Italia, a comunicare l’intenzione di abbassare i toni. Grilli, tramite portavoce, fa sapere che “i rapporti con Bankitalia non sono ottimi ma eccellenti”, mentre fonti di Via Nazionale assicurano che con il ministero dell’Economia “non c’è alcun contrasto ma piena collaborazione”.

Al netto delle rispettive strategie di comunicazione, è evidente che sia in via Nazionale che in via XX Settembre il caso Mps costringe a giocare in difesa. Ieri Bankitalia ha affidato a una nota la sua posizione, individuando nell’azione del passato management di Mps, la coppia Mussari-Vigni, le responsabilità delle operazioni e, soprattutto, denunciando la scelta di quel management di nascondere documenti rilevanti alla vigilanza. Una presa d’atto che, evidentemente, aggrava anche in termini giudiziari la posizione di chi ha guidato la banca fino a pochi mesi fa. In un’altra nota, il Tesoro ricorda che i Monti bond non sono ancora operativi.

Ad oggi, la sottoscrizione dei Nuovi Strumenti Finanziari da parte di Mps “non è avvenuta, perché non si sono ancora verificate alcune delle condizioni necessarie per completare l’operazione”. In particolare, “occorre in primo luogo l’adozione da parte dell’assemblea degli azionisti di Mps, convocata per domani venerdi’ 25 gennaio, della delibera che delega il Consiglio di amministrazione ad effettuare l’aumento di capitale al servizio dell’eventuale conversione in azioni dei Nuovi Strumenti Finanziari”. Poi, servira’ anche “l’acquisizione da parte del Mef del parere della Banca d’Italia che dovra’ pronunciarsi, tra l’altro, sull’adeguatezza patrimoniale attuale e prospettica dell’istituto di credito”. A richiamare la piena titolarità di Bankitalia e Tesoro sul dossier derivati è però lo stesso Monti. “Finora il sistema bancario italiano ha retto molto meglio di diversi sistemi bancari di altri paesi”, ma “le domande sui derivati vanno rivolte a chi ha maggiore e diretta competenza tecnica e istituzionale, cioè il ministero dell’economia e la Banca d’Italia”, spiega a Davos.

In questo clima, le responsabilità rimbalzano, da un’istituzione all’altra, dalla precedente gestione della banca, che paga con le dimissioni di Giuseppe Mussari dal vertice dell’Abi, alla nuova, che invece fornisce tutti gli elementi che l’operazione trasparenza sta portando a galla. Con il Pd che resta nel mirino delle altre forze politiche per i suoi legami con Mps, vecchio corso, e il suo peso nel sistema di potere che ha sempre comandato a Siena. Le responsabilità, reali e presunte, così come le strumentalizzazioni di parte, finiscono nel frullatore della campagna elettorale.

Bersani non ci sta, e alza la voce. La vicenda Mps “suscita in noi preoccupazione ma non c’è nessun imbarazzo”, chiarisce. “Il Pd non si occupa di banche, noi facciamo politica”, rimarca il segretario, ricordando come il Partito democratico si sia impegnato in questi anni in Parlamento in una battaglia per regolare le operazioni con i derivati. “Capisco che la destra debba inventarsene di ogni tipo in campagna elettorale ma vadano a vedere le nostre battaglie per impedire le operazioni con i derivati. La destra deve star zitta e vergognarsi”. Le parole del leader Pd replicano a fuoco di fila che si è alzato da Pdl e Lega. L’ex ministro dell’economia Giulio Tremonti, invece, ne ha sia per Monti che per Bankitalia. Il premier, dice, “vada in Parlamento, riferisca e dica al Paese cosa e’ successo”. Mentre, parlando di Palazzo Koch evidenzia che ”in Italia per legge e per storia la vigilanza bancaria, sulle singole banche, è di esclusiva competenza della Banca d’Italia. Nel caso specifico è un po’ strano che la vigilanza non sia stata preventiva oppure anche successiva”.

Intanto, con la riunione del cda a Siena in vista dell’assemblea di domani, prosegue l’azione del nuovo vertice di Mps, impegnato, come scrive l’amministratore delegato Fabrizio Viola in una lettera ai dipendenti, in ”un percorso di reale cambiamento e di assoluta trasparenza nella gestione”. Le notizie di stampa relative alle operazioni denominate ‘Alexandria’, ‘Santorini’ e ‘Nota Italia’, scrive Viola, “non ci colgono di sorpresa: le evidenze emergono infatti all’esito di un’analisi, avviata da tempo, su alcune operazioni strutturate poste in essere in esercizi precedenti e ad oggi presenti nel portafoglio della Banca”, spiega il manager. E aggiunge: “Le verifiche che abbiamo da tempo attivato confermano la volontà, tante volte manifestata, di mettere in pratica un percorso di reale cambiamento e di assoluta trasparenza nella gestione”. I risultati delle analisi, ancora in fase di completamento, sottolinea ancora Viola ”consentiranno, infatti, al Consiglio di Amministrazione della Banca di valutarne a breve gli impatti e, quindi, di adottare eventuali misure, inclusa la modifica retrospettiva della relativa rappresentazione contabile”.

Intanto, in via prudenziale, in considerazione di possibili impatti patrimoniali, la Banca, ricorda Viola, “ha già richiesto il 27 novembre scorso un incremento per 500 milioni di euro dei cosiddetti Monti Bond, in modo che tali impatti patrimoniali possano trovare un’adeguata copertura prudenziale e sono stati individuati ulteriori possibili interventi che dovessero rendersi necessari”. Come dire, la situazione e’ grave ma sotto controllo.

 

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One Comment

  1. lory says:

    questi maledetti sinistri ci stanno rovinando con le loro porcate.

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