Morti di Stato, Andreotti risolveva così: un po’ se la sono cercata

 

epa05439811 A general view shows evidence on the scene of an explosion in Ansbach, Germany, 25 July 2016. A man was killed and 12 others were injured in an explosion in Franconia Ansbach late on 24 July. A man was killed and eleven others were injured in an explosion in Franconia Ansbach late on 24 July. According to media reports, a migrant from Syria tried to enter into a music festival nearby and after he was denied entry into the venue, detonated a device in his backpack in front of a restaurant. The suspect died in the explosion. Around 2,500 people were evacuated from the venue of the festival.  EPA/DANIEL KARMANN

di MARCELLO RICCI –  Socrate, così racconta Platone, ingiustamente condannato, rifiutò di fuggire e di sottrarsi alla pena che gli era stata inflitta. Preferì immolarsi per affermare il principio che le sentenze comunque e sempre vanno rispettate  per la tutela dei principi su cui lo stato si fonda. Di contrario parere sono uomini che vivono di garantismo e  prescrizione e usano questi strumenti per scopi illeciti.
 E’ pur vero che in “dubio pro reo”, ma del dubbio non si può abusare sino a farne strumento per cancellare la legalità, come non si può usare la prescrizione  breve per vanificare le pene.
 Il tempo ha il potere di spegnere i fuochi e di cambiare i giudizi. Una prescrizione trentennale è accettabile, ma non quella breve che produce effetto prima della conclusione del processo, particolarmente per certe tipologie di reati . 
Poi c’è la riabilitazione come ripristino di una verginità squallidamente perduta.
L’’oscuro sindaco di Riace, è balzato agli onori della cronaca, per essersi fatto paladino del principio che le leggi possono, anzi devono essere violate, evase, irrise, sbeffeggiate.
Ha esagerato tanto da essere finito agli arresti, in uno stato che è tra i più garantisti. 
Non sono mancate voci, di persone che fanno dell’anti-morale bandiera. 
Imbrattacarte, che anche per vendere qualche copia dei loro scritti, speculano sulla curiosità di lettori cultori del bastian contrario sempre sodali con chi  viola le leggi per principio, per sport, per costume.
Frequente il tentativo ( spesso ha successo) di trasformare il delitto in virtù, il colpevole diventa accusatore, il reato, un semplice illecito. 
Può accadere che tutori dell’ordine esorbitino dai loro compiti, superino  i limiti, e questo rientra nell’abuso di potere che certamente è una patologia della corretta applicazione delle leggi e degli interventi in nome dell’ordine pubblico. 
Vanno anche considerare le circostanze in cui i tutori dell’ordine  agiscono e reagiscono. 
Fu aggredito Placanica? 
Sono stati offesi, insultati e sputati  a Genova ( G8 del 2001) i tutori dell’ordine ?
E così a Davos, poi a Napoli e a Göteborg e in molte altre circostanze come quella attualissima di cui ancora oggi molto si discute.
Difficile il compito di chi deve decidere sull’istante  sul sottile confine tra la tutela dell’ordine collettivo, la preservazione della propria vita, e la repressione di atti violenti di cui si ignorano limiti.
Il defunto Andreotti userebbe la stessa espressione malandrina con cui commentò la morte di Pecorelli: un po’ se l’è cercata!
Poi sull’enfatizzazione di determinati abusi delle forze dell’ordine c’è l’appetito di indennizzo che puntualmente segue il giudizio sull’An e scatena l’appetito del “ quantum debeatur” per cui il caro estinto diventa fonte di reddito.

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