Morte delle lingue locali: colpa della politica e della scuola

di MARCO TAMBURELLI*

Uno dei motivi principali per cui un popolo abbandona la propria lingua tradizionale è la scarsa considerazione associata ad essa. L’Italia, con la sua glottofaga “dialettofobia” ne è un esempio primario. Molte comunità linguistiche d’Italia hanno continuamente ristretto i contesti sociali in cui usano la lingua locale, e i genitori hanno evitato sempre più l’uso della lingua locale nel rapporto con i figli, ritenendo che la propria lingua fosse qualcosa di cui vergognarsi, qualcosa di “fastidioso”, o addirittura di “inutile”.

Questo fatto è spesso citato da giornalisti e opinionisti vari come la prova provata che, se le varie lingue d’Italia stanno scomparendo e lo storico plurilinguismo viene lentamente ma inesorabilmente sostituito da un rampante monolinguismo sciacquato nell’Arno, si tratta solo di uno “sviluppo naturale”. La morte linguistica, insomma, sarebbe come la morte di una persona: triste ma inevitabile. Una lingua muore dopo aver fatto “il suo corso”, tutto per via delle leggi di Madre Natura. Nel caso dell’Italia, ma non solo, si legge spesso che le lingue locali non hanno più una funzione nella società, ed è quindi normale che muoiano. Non è altro che “il ciclo naturale delle cose”.

Ciò di cui si sente parlare molto meno spesso è invece il motivo per cui la funzione di queste lingue è presumibilmente venuta a mancare. Alcuni nominano l’alfabetizzazione, la televisione, e i media in generale come presunti motivi alla base della glottofagia italiana, come se questi mezzi esistessero indipendentemente dalle decisioni di chi li governa, e fossero venuti al mondo monolingui, dialettofobi e glottofaghi per volontà divina. Ovviamente non è così. Dietro alla scuola e alla televisione ci sono gli uomini, spesso uomini potenti, che hanno disegnato il sistema scolastico e mediatico prendendo decisioni che sono interamente ed inequivocabilmente politiche ed ideologiche, tra le quali troviamo il becero monolinguismo della lingua toscana in bocca romana che ha lasciato spazio alle altre lingue d’Italia solo quandunque ci fosse la possibilità di deriderle, con il napoletano canaglia, il lombardo arrogante, o il siciliano mafioso. Decisioni interamente politiche ed ideologiche che hanno esplicitamente e politicamente voluto la totale eliminazione delle lingue storiche d’Italia dalla carta stampata ufficiale, anche quelle lingue che, come il veneto, erano state per secoli non solo lingue di corte ma anche lingue amministrative, riempendo documenti ufficiali secoli prima che il Manzoni si convincesse delle capacità detersive dell’Arno. Decisioni interamente politiche ed ideologiche che hanno esplicitamente e politicamente negato l’inserimento delle lingue storiche d’Italia nel sistema scolastico, nonostante l’insistenza e la lungimiranza del grande linguista Graziadio Isaia Ascoli e di grandi pedagoghi del calibro di Giuseppe Lombardo Radice, e nonostante esistesse materiale didattico bilingue italiano-lingua locale di alta qualità, come per esempio il Vocabolario milanese-italiano del Cherubini, o il Vocabolario dell’uso abruzzese di Gennaro Finamore. Decisioni interamente politiche ed ideologiche che hanno continuamente sostenuto l’umiliazione di generazioni di bambini italiani la cui unica colpa è stata quella di avere madri che sciacquavano i panni nel Ticino o nel Volturno. Decisioni interamente politiche ed ideologiche che, con la scuola prima e con la radio e la televisione poi, hanno perpetrato e perpetrano tuttora una sistematica inoculazione della vergogna che non ha nulla a che fare con Madre Natura e tutto a che fare con una artificialissima ingegneria sociale. Perché non c’è alcuna volontà divina secondo la quale la scuola debba prima punire e poi ridicolizzare chi parla una lingua diversa da quella arbitrariamente scelta da un gruppo di aristocratici oscurantisti che si auto-concessero il diritto di decidere come doveva parlare il rimanente 95% della popolazione.

E’ ineccepibile che la decisione di barrare le porte della scuola ad un plurilinguismo millenario è antistorica per definizione, e quindi una delle cose più artificiali che esistano. E’ ineccepibile inoltre che un sistema scolastico che si è da sempre ostinato a parlare ed insegnare solo ed esclusivamente il dialetto toscano (anche se con il rebranding di “lingua italiana”) a bambini non toscanofoni non ha nulla di naturale. Così come non c’è nulla di naturale nello spingere i genitori a non parlare la loro lingua madre con i propri figli. Semmai, parlare la propria lingua madre con i figli è la cosa più naturale che esista, mentre parlare loro una lingua imparata attraverso le bacchettate e i quiz di Mike Bongiorno è tanto artificiale quanto grottesco.

E’ ovvio dunque che il procedimento che sta portando la morte della diversità linguistica in Italia ha ben poco in comune con la presunta “morte naturale” e molto con una condanna a morte. Ed è così che le lingue d’Italia si trovano vittime di quel tiranno medievale che, dopo aver sottratto cibo ed acqua al condannato per intere settimane, si ritiene assolto davanti ai sudditi e a Dio perché – dopotutto – il poveretto è morto di “cause naturali”.

*Docente di Bilinguismo presso l’Università di Bangor, Galles (UK)

 

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24 Comments

  1. luigi bandiera says:

    …niente di nuovo
    tranne l’affitto o pizzo per me… (Zucchero)

    I selvaggi talibani le uccidono, nel mondo c’e’ chi le salva.
    Cosa volete, a loro piace solo il trikoglion parlar… razzisti.

    http://tecnologia.it.msn.com/notizie/google-salva-3000-lingue-rare

    Mama, salvami l’anima… (Zucchero)

    • luigi bandiera says:

      E’ vero, paghiamo l’affitto o il pizzo di stato solo perche’ nati e residenti in itaglia.

      Ma NON CI RENDIAMO CONTO..!!

      Salam

  2. luigi bandiera says:

    Questa sera cercavo una parola con Google.
    Mi sono trovato dentro un sito che scrive in LENGOEA VENETA. Dato che sta per morire…

    Provate anche voi eppoi… ne discutiamo.

    Mi sembra che il nome del sito sia dialetticon… non mi ricordo.

    Cercavo la parola BRITOLA. O BRITOEA come si dice e si scrive dalle mie parti.
    Ma se cercate britoea ea riserca ve portara’ ea’.

    Mio padre ne aveva una per pantalone… par braghesa, per non dimenticarla.
    Penso che nemmeno quando andava a messa la lasciasse a casa.

    Pensando perche’ la teneva sempre in tasca ho pensato che anch’io la dovevo avere.

    Mi spiego’ che era per ragioni di SICUREZZA nei confronti dei BOVINI. Ma non solo.

    E siccome noi siamo come i BOVINI di un tempo (non mi credete, vero..?), tenuti per la CAVEZZA o CAESA, in caso di necessita’, prima di soffocare come degli impiccati, meglio tagliarla.
    Mi riferisco alla cintura di sicurezza (e’ piu’ democratico dire cosi’) o imbragatura.

    LA BRITOLA o meglio BRITOEA, fa al caso nostro.
    Come del resto il martello rompi vetro..!! Con i finestrini elettrici, in caso di caduta in acqua, non si aprono e bisogna romperli.

    Per legge dovrebbe essere OBBLIGATORIO avere la FALCE ed il MARTELLO in macchina. Cosi’ qualche colle gode da morire, prima di morire.

    Beh, la britoea e’ come una specie di falce… per cui dire falce puo’ essere anche accettato. Vero..?

    I sapiens detti intellighenti di cui il titolo prof, non sanno certe cose.

    La cultura veneta, di cui la lengoea medesema, si nota, e’ piu’ che mai VIVA..!!!

    Pero’ sta al popolo ETNO VENETO il MANTENERLA VIVA E SEMPRE FRESCA..!! COME EA SAEATA NO..??

    Co se vede che ea saeata deventa fiaca e fiapa, soferente insoma par mancansa de aqua, se ga da darghene no..??

    Come se dovaria far par ea medesima lengoea. PACIOEANDO IN LENGOEA VENETA par i etno veneti. Chealtri con le loro..!

    A ghemo lengoee pi vecie del latin e quindi pi’ grado e ga.

    L’ansianita’ fa grado, i me ga insegna’ a roma da sempre predona.

    Cari indipandentisti… el primo ato xe EA LENGOEA.

    Co se in teevixion…
    So incontri vari e ecc. bisogna PACIOEAR IN LENGOEA LOCAE..!! No i ve capise..?? I studia ea vostra lengoea. Cosi’ ga fato tuti..!! KAX..!

    EL TALIBAN, ve o rikordo, XE UN AUTENTIKO DIAETO..!!
    IMPOSTO COME LENGOEA..!!

    Deso po’ anka foresto (straniero) dato che el se infia o sgionfa co un frakax de paroe vegneste da no se sa ndoe.

    Esenpi ghe ne da far morir ea academia dea semoea o crusca… sta gnorantona.

    Ecco, anche questa sera ho avuto una prova che il VENETO LINGUA UFFICIALE DEL POPOLO VENETO E’ PIU’ CHE MAI VIVA E VEGETA..!!

    ALLA FACCIA LORO… come e’ che predica sventola..??

    Alla faccia loro…
    voi siete i benvenuti in tutta italia, la sua evidentemente..!
    Vede tutti fratelli… gia’… se lavorano per lui..?

    Dai, tuti co ea britoea in scarsea… par sicuresa bovina.

    Beh, siamo o no un PARCO BUOI..?????????

    Salam

    Ah, non esagerate con la grandezza della BRITOEA.
    Nel senso che non prendiate una roncola che assomiglia, per peso, al macete.

  3. Trasea Peto says:

    Mi parlo veneto guaìvo e no me adeguo co me cato uno davanti ke me parla el talian, se adegua lu se el ga voya, el se stufa prima lu de parlar italian, mi no me stufo mai de parlar veneto…me piaxe!

    Mi sò un veneto ke parla veneto inte’e Venesie, fàsoi calcosa de xbalià? A ki ke no ghe comoda ke’l me denunce e vuyo tinbro e firma de un raprexentante de Stato ke me oblighe parlar italian…ke sensa firma e tinbro par mi i pol anca tazer…e se invese I uficiaìxa l’obligo de parlar italian eora vuyo veder come ke a và finir…

  4. CARLO BUTTI says:

    Tanti sproloqui linguistici, e poi si confondono i pedagoghi con i prdagogisti: come confondere i giornalai con i giornalisti. Cerchiamo di essere meno provinciali. Conosco molti brani di Dante a memoria, ne conosco altrettanti di Carlo Porta. La scuola non mi ha impedito affatto di coltivare l’un poeta accanto all’altro. Piuttosto, avrei preferito che mi insegnasse un po’ meglio le lingue straniere. Sarei proprio curioso di sapere quanti genitoroi avrebbero piacere che nelle scuole dei loro figli si sottraessero ore alle lingue straniere per assegnarle all’insergnamento del dialetto, in un mondo globalizzato, dove chi non mastica l’inglese e magari qualche alòtra lingua “forte” è irrimediabilmente tagliato fuori! Facciamo un bel referendum, così sondiamo la cosiddetta “volontà dei popoli”? Inguaribili romantici!

    • Crisvi says:

      Forse ragazzo, ti sfugge che un sondaggio del 2010 definiva quella Veneta, come la scuola con gli studenti con i migliori profitti dello stivale, anche nella conoscenza delle lingue straniere.

      Anch’io conosco Dante, per averlo lungamente e dettagliatamente studiato a scuola per tre anni,.
      Ma francamente preferisco ad esempio i gustosi versi del Belli, che molti studenti romani neppure conoscono, alla noia mortale dei versi danteschi ( salvo solo ” l’inferno ” ).

      Non ritengo sia romanticismo nostalgico, proporre lo studio della lingua e storia Veneta, a chi volontariamente ne faccia richiesta.
      Chi ama studiare, non si tira indietro per poche ore in più nelle aule, durante la settimana.

      La differenza tra giornalista e giornalaio, fa sempre parte di questo insieme gustoso, ma non credo che nonostante gli studi classici, tu abbia il necessario-sufficiente intuito per comprendere allegorie e retorica.
      Secondo me, la tua fantasia è pari a quella di un archivista statale medio, o di un ” camminatore ” siculo, inquadrato nell’organigramma pubblico regionale.

      Panta rei.

      Crisvi 🙂

      • Carla says:

        VERISSIMO.
        Ecco un articolo :

        – Gli studenti veneti sono i più bravi, in particolare rispetto a quelli del Sud, ma è nelle regioni meridionali che alla fine viene assegnato il maggior numero di 100 e lode. A dirlo, evidenziando addirittura il rischio di discriminazione, è il capogruppo del Pdl della Regione Veneto Dario Bond. La questione ci ha molto colpito e vorremmo la vostra opinione.

        BOND: I VENETI RISCHIANO LA DISCRIMINAZIONE – Dario Bond ha così commentato i dati pubblicati sul Rapporto della Fondazione Agnelli che prende in considerazione i risultati delle prove Invalsi e quelli degli esami di maturità: “Il Rapporto della Fondazione Agnelli conferma in maniera inequivocabile che ci sono ancora troppe differenze di preparazione tra gli alunni del nord, del Veneto in particolare, che sono i più bravi, e quelli delle altre regioni d’Italia. Peccato che al momento degli esami, da noi i cento e lode siano rari, mentre fioccano in altre parti dello Stivale. Per questo ritorno sulla necessità di fare ordine e imporre un criterio davvero meritocratico, altrimenti gli studenti usciti dalle scuole venete continueranno a essere discriminati. Il voto di maturità o di laurea continua, infatti, ad avere un ruolo fondamentale nei concorsi o nell’accesso alla facoltà a numero chiuso”.

        DIRITTO DI TUTTI ALLO STUDIO – Bond precisa di non voler fare una “battaglia folcloristica” e che il suo obiettivo è tutelare “l’interesse di tutti gli studenti italiani, dei veneti (che non meritano di essere discriminati) e degli altri, che hanno diritto a una preparazione migliore e a voti commisurati alle reali capacità”. –

        Cristina Montini

    • Trasea Peto says:

      A scuola meno ore di “elogio dell’italiano” e parità oraria di insegnamento di lingua inglese, italiano e tedesco(o castigliano o francese a scelta).

    • MTamburelli says:

      sicuramente il mio italiano non è come quello di chi conosce dante a memoria, ma spesso chi se la prende con la forma è perché non vuole ammettere la forza dei contenuti. Posso consigliarle di lasciar perdere il dito per un attimo e guardare la luna?

    • FabrizioC says:

      Mi sembra un po’ di sentire la giornalista castigliana nel servizio sull’indipendenza catalana. In Catalunia insegnano infatti, alle elementari, solo la ligua catalana. La giornalista adduceva che fosse un problema per loro, perche’ poi non avrebbero potuto comunicare con il resto degli spagnoli, trovare lavoro etc.

      ora:
      1) semmai sono gll spagnoli che cercano lavoro in Catalunia
      2) come l’intervistato (ingelese) confermava, con i media e le similitudini linguistiche, tutti i catalani sono bilingue.
      3) se dovessimo metterla sul piano”impariamo una lingua per comunicare con l’estero”, beh allora perche’ insegnare l’italiano? bisognerebbe insegnare solo l’inglese, e dimenticarci dell’italiano…

      FabrizoC

  5. luigi bandiera says:

    L’occupante, in omni direzione, fa cosi’.

    I francesi in certe isole e non solo; gli inglesi nelle loro colonie e una in particolare dovrebbe far ragionare, specie i piu’ presunti sapiens… e via discorrendo.

    Se non sappiamo ke la kolpa e’ della KST tutto e’ inutile.

    L’antidoto si trova quando si capisce quale bestia e quale veleno ci ha colpiti.

    Senza NERMICO NESSUNA BATTAGLIA.

    Le crociate avevano il nemico.

    Ma poi, tutte le guerre furono fatte perche’ c’era un nemico da ELIMINARE.

    L’occupante trikoglionito doveva eliminare i suoi nemici: i popoli ivi residenti. Altrimenti come poteva parlare di popolo itagliano..???

    E in nome del popolo italiano condanna e assolve… IPOCRITAMENTE ben s’intende.

    Ma le corti non se ne accorgono mika..? NO. SONO CORREE..!!
    Di cui: briganti, rapinatori e mantenuti si sono istituzionalizzati..!!

    MA NON CI CREDETE…

    Sin salabinladen…

  6. Andrea MI says:

    articolo condivisibile al 100%.
    Il milanese ad esempio ha una ricca tradizione letteraria e una grammatica codificata, gli studiosi (come Dante Isella) gli conferiscono una dignità letteraria al pari delle altre lingue, eppure qui quasi tutti sono convinti si tratti di un becero idioma da osteria, una lingua di serie B per ignoranti.

  7. ferdinando says:

    Dime can ma no talian! W S M !

  8. Crisvi says:

    Io ho svolto il percorso inverso.

    Da ragazzino, venivo multato per ogni parola in ” dialetto ” espressa.
    La motivazione risiedeva nella necessità di favorire il profitto scolastico, attraverso una valida padronanza della lingua italiana, parlata e scritta.
    Effettivamente, chi s’esprimeva abitualmente in lingua Veneta in casa partiva svantaggiato, specie nelle materie umanistiche-letterarie.

    Da adulto preferivo conversare in italiano, a meno che il mio interlocutore non si esprimesse in lingua Veneta.

    Poi nel 2007 la svolta :

    Casualmente m’incrociai con dei vertici di Raixe Venete, m’appassionai di un’intera costellazione d’informazioni sul mio popolo e sulla storia della mia gente, che mi erano state precluse nelle scuole italiane.
    Bagaglio di conoscenza, che cerco quotidianamente d’implementare, anche adesso che non sono più iscritto al sodalizio.

    Oggi eseguo il contrario di un tempo.
    Se non mi dimentico, mi sforzo d’iniziare io stesso il discorso in lingua Veneta, se so che il mio interlocutore è un conterraneo.

    Il risultato è sempre appagante.

    Avete mai notato una cosa ?
    I racconti, le vicende, le barzellette, acquisiscono un ” sapore e un colore ” assolutamente migliori se espressi in lingua Veneta.

    Finchè esisterà un solo Veneto degno di questa definizione identitaria, la nostra lingua non s’estinguerà !

    W San Marco !!!

    Crisvi 🙂

    • FabrizioC says:

      🙂 mi ricorda mia mamma che mi sgridava se parlavo dialetto (latino), lei che pure non parla italiano, perche’ era brutto e non “acculturato”.

      Fortunatamente poi alle media ho beccato la mia proff. d’italiano, severissima, parlare dialetto (latino) con la proff. di musica. Alla mia richiesta di spiegazioni, mi sono sentito rispondere che “il dialetto e’ una cultura che va difesa e mantenuta”

      Grande, cambiata completamente la mia percezione della realta’.

      FabrizioC

  9. Alberto Pento says:

    Ogni dì,
    co te te łevi ła matina de bonora,

    daspò verte stirà,

    càvate de dóso,
    péło par péło
    çéłuła par çéłuła
    àtomo par àtomo,

    ke ła spùsa de pìso de can
    ke ła te màrkia tàjan!

    Łisiate daspò ‘ncora,
    ente l’àba
    de łe nostre mojne
    ente coéła
    de łi to rìi e póse
    ’ntel nostro mar de Adria!

    Sùgate al sol
    co st’aria bona
    e revestate co ła to tera;

    e cusì parfumà

    spałanca ła bóca e canta,
    canta veneto, de gusto,
    ‘nando a łaorar, par ti
    e sól pal nostro ben!

  10. Fabrizio says:

    E’ una battaglia già quasi persa : io ultracinquantenne ogni volta che torno in PIemonte vedo restringere l’area dei possibili parlanti. Ormai mi riduco ai molto più più anziani di me, perchè anche i coetanei che lo parlavano oggi fanno degli errori insopportabili, usano degli italianismi agghiaccianti per chi maneggi un po’ la propria lingua. Non parliamo dei più giovani, quaranta-trentenni, anche attivissimi sul fronte della tutela della lingua locale: tra di loro parlano in italiano, e quando in pubblico iniziano in piemontese dopo un po’ passano all’italiano, che è il peggior servizio che si possa rendere ad una lingua in difficoltà. Peraltro le lingue nazionali sono schiacciasassi anche senza bisogno di intaccare il lessico o le forme verbali: lingua tonica per eccellenza, con le sillabe atone che cadono o si elidono, oggi è diventata piana, come l’italiano, con tonicità modesta e l’accento quasi sempre sulla penultima. Un olandese che ci ascoltasse non avrebbe dubbi: è una lingua sorella dell’italiano. Successe a me di ascoltare degli ispanici parlare una loro lingua regionale, il gallego, o forse l’asturiano: li individuai come ispanici dopo 5 parole, non per il lessico riconoscibile, ma per il fluire dell’accentazione, identica a quella dello spagnolo. Io parlo in piemontese a mio figlio, che a tre anni possiede già un ottimo lessico: però non riuscirà mai a parlarlo, perchè la costruzione della frase è invariabilmente in italiano, sulla quale innesta tutte le voci apprese dal padre. Combattiamo pure, e con orgoglio, fino alla fine, ma vale quel che ho scritto all’inizio.

  11. Gian says:

    grande March, come al solito. tutto giusto, ma c’è da aggiungere la scarsa resistenza dei parlanti, specie al nord, al sud mi sembra che siano meno inclini a farsi togliere la lingua di bocca, qui da noi, come sempre, siamo dei pecoroni di prima categoria pronti ad ubbidire ciecamente senza protestare. abituati a subire come pochi.
    Come dico spesso… i padani sono una mànega de bìgoi… senò avrebbero già fatto due o tre rivoluzioni… almeno…

  12. Diego Tagliabue says:

    L’è ancha culpa dai pivion, cha g’han semper volüü parlá apena l’italian, perché l’è “modern”. Föra da FallitaGlia l’è na lengua morta e brüsada.
    Stran: l’UNESCO dís cha ul lumbaard l’è na lengua, ma ul Staat italian el vör mia acetá, cha l’è inscii.

  13. Gino says:

    Io parlo per il veneto, che è il dialetto che parlo ogni volta che mi è possibile, dentro e fuori casa.
    L’occasione per conquistare una solidità a prova di italianizzazione la ebbe durante il periodo di dominazione della Serenissima.
    Mi sembra che in quei tempi in altri stati europei si imponesse la lingua dell’area principale come lingua ufficiale, invece Venezia non impose il veneziano come lingua dello stato, anzi si interessò più dell’italiano, con personaggi come Bembo e con la stampa del primo vocabolario dell’Accademia della Crusca.
    Se Venezia avesse imposto la sua variante adesso avremmo una lingua forte e prestigiosa da opporre all’italiano, e non un dialetto morente.
    I dialetti veneti sono orrendamente italianizzati, per esprimere un concetto bisogna continuamente andare a prendere i termini della lingua dell’occupante, venetizzandoli.
    Mi sembra logico che i giovani sentano come privo di prestigio un linguaggio che per permettere di parlare di tutto deve essere continuamente debitore dell’italiano, meglio a questo punto parlare direttamente nella lingua ufficiale dello stato.
    Per ottenere dei risultati ci vorrebbe un’inversione di rotta che portasse alla creazione di una accademia della lingua veneta, che avesse come compito di recuperare parole non più usate e di creare parole nuove per descrivere la realtà attuale.
    Poi una volta rivitalizzate le varie parlate venete si potrebbe fare come i romanci, creando una lingua standard che prenda dalle diverse varianti i suoi termini, oppure imporre una variante sulle altre.

    • liugi says:

      Non incominciamo a fare i nemici di noi stessi.
      Sul fatto che i Serenissimi non abbiano tenuto molto in considerazione il veneto, è vero solo in parte. Basti pensare, a titolo di esempio, al profondo influsso veneto sul friulano e sul lombardo orientale, al veneto coloniale esportato in Istria e nella Dalmazia e ai prestiti veneti (per alcune caratteristiche identificabili chiaramente come non italiani) presenti nel greco moderno. E’ anche vero che la Serenissima ha partorito molti traditori della patria come Pietro Bembo, il vero padre della lingua tricoloruta.
      Molte lingue regionali si sognano un prestigio storico come quello della lingua veneta.
      Il fatto che il veneto assorba parole dall’italiano non è un problema, dato che è un fatto naturale che succede a tutte le lingue in contatto fra loro. Ovviamente non bisogna andare incontro a una totale diluizione del veneto nella lingua italiana.
      Buona idea quella dell’Accademia della lingua veneta. Mi sembra strano che non ci abbia mai pensato nessuno.

    • Per uccidere una lingua bisogna impedire che venga usata e che si aggiorni aggiungendo vocaboli e modi di dire necessari per esprimere concetti nuovi e dare un nome ad oggetti nuovi – telefoni, computer, cellulari eccetera.
      Quando scrivi che “…per esprimere un concetto bisogna continuamente andare a prendere i termini della lingua dell’occupante, venetizzandoli” cogli proprio questo: tra le altre cose per uccidere le lingue locali hanno impedito che si aggiornassero e così facendo ne hanno ridutto l’usabilità e la mappa semantica – ovvero la quantità di idee esprimibili con il linguaggio.
      Fortunatamente il toscano stà venendo ucciso dall’inglese. Mi auguro il più in fretta possibile.
      Infatti sul mio blog (http://buseca.wordpress.com) stò cercando di scrivere i pezzi in due lingue: in toscano-italiano ed in inglese. E ci credi che spesso molti pensieri mi riescono più efficaci quando espressi in inglese?
      Ma di tutto questo dovrei scrivere più estesamente…

      • Gian says:

        e perchè invece di tradurre in tosco e in anglo non scrivi in maderlengua????

        • Raphael says:

          Perché purtroppo la propaganda è stata efficacissima sui miei genitori che hanno usato molto raramente il brianzolo Lo capisco perfettamente, lo parlo malamente e soprattutto nessuno si è mai degnato di insegnarmi come si scrive – non è pienamento fonetico per quel che ne sò.
          Tra l’altro i miei genitori non hanno mai scritto in brianzolo: usandolo si veniva etichettati come ignoranti ed arretrati.

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