Moody’s tiene l’Italia nel mirino: la tensione tornerà a salire

di REDAZIONE

Scatta il rimbalzo sulle Borse. E anche a Piazza Affari, dopo la debacle dell’altro ieri e del monito post elettorale di Moody’s, parte il rally con guadagni superiori al punto percentuale. Decisivo l’effetto dell’asta di Btp che ha scongiurato gli scenari peggiori evocati dai mercati. Il Tesoro ha fatto il pieno nella cruciale emissione di titoli e medio-lungo termine riuscendo non solo a evitare il peggio ma a spuntare un prezzo ‘congruo’, in linea con le attese dei mercati. Il tasso sul nuovo decennale è s salito ai massimi da ottobre ma non ha sfondato la soglia critica del 5%. Così, si raffredda anche lo spread scivolato fin sotto quota 340 punti base (chiusura a 336 punti dai 344 di martedì) e l’euro recupera terreno riagganciando quota 1,31 dollari da 1,3060 della chiusura di martedì.

Dopo un avvio cauto, la Borsa di Milano ha accelerato il passo dopo l’asta di Btp e, complice il miglioramento della fiducia economica nella zona euro, ha chiuso con un solido +1,77. Fa meglio Madrid (+1,95%) seguita da Parigi (+1,92%), Francoforte (+1,04%) e Londra (+0,88%). Eppure poco Š cambiato in queste ultime ore. L’Italia resta ostaggio del caos politico e per gli operatori il rimbalzo di oggi sui mercati è solo una fiammata effimera. La tensione tornerà a salire soprattutto dopo che Moody’s ha ventilato la possibilità di un taglio del rating e messo in guardia sul fatto che l’area euro ”resta vulnerabile a ulteriori shock di fiducia degli investitori come dimostrato” dalla volatilità dei mercati degli ultimi giorni.

La prospettiva di crescita dei paesi della periferia dell’area euro resta ”debole” con progressi ”lenti” nell’invertire la traiettoria del debito”. ”Restano significativi rischi politici e di attuazione, afferma Moody’s sottolineando che l’outlook per la maggior parte dei paesi dell’area euro resta negativo. L’agenzia di valutazione avverte che l’incertezza dell’esito del voto è “negativa” per il rating italiano per via dei “rischi sostanziali per la realizzazione delle riforme strutturali e fiscali” e l’instabilità politica rischia di “riaccendere” la crisi nell’eurozona perché‚ le implicazioni del voto vanno “ben oltre la sola Italia”. E se poi l’accesso dell’Italia ai mercati dovesse farsi “difficoltoso e il Paese dovesse richiedere assistenza esterna, il rating sovrano del Paese potrebbe passare a livelli notevolmente più bassi” dall’attuale Baa2. Un pericolo che per ora appare scampato: oggi sono stati piazzati tutti i 6,5 miliardi di euro di Btp a 5 e 10 anni. La domanda Š stata buona e il rendimento pagato sul nuovo decennale è salito al 4,83% dal 4,17% di gennaio, raggiungendo i massimi da ottobre. Sul quinquennale il tasso pagato agli investitori Š salito al 3,59% dal 2,94% di gennaio, sempre i massimi da ottobre. Ma se oggi si Š evitato il peggio, resta il fatto che l’esito del voto in Italia rappresenta una minaccia per la tenuta stessa della rete di protezione finanziaria europea. Il New York Times parla di “test” per la Bce perché‚ “se l’Italia non potrà e non vorrà adottare tagli e riforme, la Bce non potrà aiutarla. E questo lascerebbe l’Italia senza difese se i costi di finanziamento salissero a livelli non gestibili e in territorio default. E se l’Italia fallisse, l’Europa non si potrebbe permettere di salvarla”.

Lo scenario di un collasso è per ora allontanato dall’Ocse che definisce “gestibili” le prossime emissioni del Tesoro “grazie ad una situazione favorevole dei saldi di bilancio”. Quest’anno il debito a lungo termine in scadenza per l’Italia è atteso in calo a 160 miliardi di euro dai 299 dell’anno scorso, anche se – precisa l’Organizzazione di Parigi – il profilo dei rimborsi è “piuttosto complicato per i prossimi anni” per via della lunga scadenza del debito italiano.

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