Le finanziarie di Monti? Per il 70% aumento di tasse

di MATTEO CORSINI

“Vorrei che ci fosse qualcosa di simile a un governo Monti due per far vedere che nel mio volto non c’è la cattiveria del tassatore.” La compiacenza con cui la maggior parte dei mezzi di informazione ha finora trattato Mario Monti, autore dela frasetta di cui sopra, ha consentito al presidente del Consiglio uscente (e probabile rientrante fra un paio di mesi) di esternare il proprio pensiero praticamente tutti i giorni, anche in più occasioni. A parte alcune cadute di stile, come la pubblicazione (poi rimossa) di un documento (pseudo) programmatico su un sito della presidenza del Consiglio invece che su un sito dedicato alla campagna elettorale, Monti sta parlando sempre più da politico e sempre meno da tecnico, pur mantenendo finora quel mono-tono di voce con cui ha bastonato i contribuenti per un anno dicendo che era per il loro bene.

Quando si parla di sistemare il bilancio dello Stato, ci sono alcuni approcci chiaramente inadeguati, e sostenuti solo da coloro che non capiscono nulla di economia oppure sono in malafede. Per intenderci, si tratta di coloro che sostengono che lo Stato deve “investire per la crescita” o altre amenità del genere. Non voglio in questa sede esprimere (l’ho già fatto diverse altre volte) considerazioni sul perché sarebbe meglio che lo Stato lasciasse ai privati le risorse che servono per gli investimenti, oltre alle decisioni su quali investimenti effettuare. E non voglio neppure tornare a sottolineare i risultati disastrosi della maggior parte degli investimenti pubblici, non solo in Italia. Mi basta qui osservare che, dato l’attuale stock di debito pubblico (che peraltro non è stato accumulato da governi dediti al laissez-faire!), lo Stato non può neppure permettersi di spendere un sacco di soldi in più senza aumentare ulteriormente le tasse. Il che sarebbe più che mai controproducente.

Il “liberale” Berlusconi pare essersi inserito in questo filone di pensiero, tanto da essere di recente diventato (probabilmente su ispirazione di Brunetta) un sostenitore di Paul Krugman. Favorevoli ad aumentare la spesa pubblica aumentando a livello di esproprio totale le aliquote di imposta per i ricchi (un concetto che in Italia, quando si parla di fisco, riguarda persone con redditi dignitosi, ma non certo da paperoni) sono invece i partiti a sinistra del Pd, oltre che diversi esponenti dello stesso Pd. Mettendo da parte gli approcci inadeguati, ci sono poi altri due modi per cercare di sistemare il bilancio dello Stato.

Il primo, sostenuto da Monti, consiste nel continuare ad aumentare le tasse sostenendo che si farà di tutto per ridurle in futuro, al tempo stesso annunciando revisioni della spesa pubblica che non incidono adeguatamente sul livello complessivo della spesa stessa. Ciò comporta, di fatto una diversa composizione delle voci di entrata e di uscita, ma mai una diminuzione dei totali. Ai livelli di debito pubblico e pressione fiscale già raggiunta, credo si tratti di un approccio destinato al fallimento.

Il secondo consiste invece nel procedere a dismettere consistenti pezzi di patrimonio pubblico (non è certo facile, ma se non ci si prova neppure di sicuro non si raggiungerà mai nessun risultato), oltre a tagliare la spesa pubblica di pari passo alla riduzione della tassazione. E’ indubbiamente vero che tagliare la spesa e vendere beni di proprietà delle amministrazioni pubbliche è politicamente più difficile che aumentare le tasse (una cosa che, come sosteneva Maffeo Pantaleoni, può fare qualsiasi imbecille), ma non credo esistano altre vie di uscita, se si esclude il default.

Tutto ciò detto, Monti può anche auspicare che gli italiani non vedano in lui la “cattiveria del tassatore”, ma di fatto le sue manovre sono state per circa il 70% fatte da aumenti di entrate. Il problema, poi, non è quello che gli italiani vedono, ma quello che sentono ogni volta che pagano un balzello. E non credo sia proprio una sensazione piacevole.

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One Comment

  1. Antonio Turci says:

    Sono completamente d’accordo con quanto scritto da Matteo Orsini.
    Mi si consenta ma siamo alla barzelletta: mi vengono in mente la parole di Alberto Sordi in un vecchio film “la faccia non costituisce reato”.
    Che Monti, entrando in politica, cerchi di parlare in politichese era inevitabile: é il fisiologico linguaggio della politica. Quello che non condivido é che un tecnico, o almeno sedicente tale, faccia politica. Delle due l’una: o era giá un politico e quindi non era un tecnico o era un tecnico e allora sarebbe bene che ne stesse fuori per lui è per il bene comune. “Offelee, fa el tò mestee” . Sono due attviitá contrapposte: il tecnico cerca sostanzialmente la veritá, il politico, anche il migliore, cerca prevalentemente il consenso spesso a dispetto della verità . I miscugli creano mostri!
    Sostenere, per esempio, che (l’indiscriminato!) aumento delle imposte porta ad un risanamento dell’economia é semplicemente mostruoso. Naturalmente ci sarebbe molto da aggiungere.

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