Monti, prima “sconquassa” i partiti tedeschi poi “asfalta” quelli Italiani

di FABRIZIO DAL COL

Il premier italiano Mario Monti, utilizzando la sua credibilità internazionale di tecnico e le interviste abilmente e scientificamente rilasciate ai media più autorevoli internazionali, europei e italiani, in poche settimane è riuscito a sparigliare tutte le carte delle forze politiche presenti in parlamento e messo in difficoltà le nuove liste elettorali pronte a scendere in campo per la prima volta. Infatti i leader dei rispettivi partiti impegnati nella stesura della nuova legge elettorale e nella costituzione delle nuove alleanze in vista delle elezioni politiche del 2013, sono finiti nella più totale confusione generale.

Personalmente ritengo che il percorso e la strategia politica fin qui utilizzati dal premier attraverso le interviste non possano essere “farina del suo scacco” ma siano invece stati studiati preventivamente a tavolino, in accordo preventivo con chi lo ritiene fin dal suo insediamento, l’unico candidato premier credibile e spendibile per Palazzo Chigi. La escalation temporale e cronologica delle interviste rilasciate da Monti, sapientemente coniugata da toni accesi, perentori e di protagonismo, ha avuto due fondamentali obbiettivi politici: 1) accrescere la sua forza tecnica e politica prima in l’Italia e poi in Europa; 2) dimostrare ai suoi detrattori italiani ed europei, la capacità politica, prima non riconosciuta, di sapersi costruire un consenso politico trasversale europeo necessario e fondamentale a ricoprire il ruolo più importante nelle decisioni continentali. Per quanto riguarda il percorso fin qui utilizzato da Monti, si può notare come il particolare non trascurabile di aver scelto per prima la via italiana, fosse necessaria da una parte ad attuare in fretta quelle riforme attese e sottoscritte in Europa con la famosa lettera dell’agosto scorso e, dall’altra, a dimostrare anche la sua vera forza tecnico-politica grazie alle approvazioni legislative realizzate in fretta, soprattutto nel paese in cui attuare le riforme per l’opinione pubblica internazionale era ormai ritenuto praticamente impossibile.

Come sappiamo Monti aveva anticipato questo percorso fin dal suo insediamento e l’esito finale oggi conseguito e visibile, ha costretto l’Europa ed in particolar modo la Germania a prendere atto dei pesantissimi sacrifici a cui sono stati sottoposti gli italiani e delle forti volontà politiche messe in campo dall’Italia al fine di costituire una Europa politica prima che l’euroscetticismo potesse avere la meglio e vanificasse di conseguenza tutti i sacrifici sostenuti.

Dopo il percorso italiano, forte dei risultati conseguiti, Monti si è dedicato (grazie anche all’ appoggio degli USA) quasi esclusivamente a quello europeo, spingendo inizialmente sulle riforme necessarie per tutelare gli Stati in crisi e la moneta unica e, solo successivamente, adottando la strategia di “parlare a nuora perché suocera intendesse” allo scopo di convincere la riluttante Germania, proponendo provvedimenti legislativi forti e finalizzati a trasformare la BCE in una “vera” banca centrale di ultima istanza. In sostanza Monti ha agito sui due fronti facendo leva sulle pesanti interviste rilasciate a tutti i media nazionali ed internazionali. Prima ha letteralmente “sconquassato” i partiti tedeschi e messo volutamente in difficoltà quelli italiani affermando che  “se avessi ascoltato le indicazioni ricevute dai partiti italiani di far passare gli Euro bond, non avrei potuto dare il consenso italiano nel consiglio europeo di fine giugno”, facendo intendere che sono i governi a dover guidare i parlamenti, e così facendo ha  colpevolizzando la Merkel per le mancate approvazioni tedesche e fatto emergere le resistenze nascoste dovute ad un alibi furbesco come quello dell’attesa sulla pronuncia della corte costituzionale. Ha poi rincarato ricordando che gli unici Stati che non avevano osservato i patti di stabilità erano Francia e Germania e che i costi alti dovuti dallo spread finivano a finanziare il tasso tedesco. Per ridimensionare (senza ridimensionare un bel nulla) l’intera faccenda, Monti ha provveduto con un comunicato stampa apparso il giorno seguente sul sito ufficiale del governo. Il giorno ancora successivo, Monti ha letteralmente “asfaltato” il Pdl con l’affermazione che  “con il governo precedente lo spread sarebbe a 1200”. Anche in questo caso il premier ha ridimensionato l’accaduto con presunte scuse nella stessa giornata.

Concludendo, appare strano che il Monti sobrio si sia lasciato trasportare così facilmente e contemporaneamente nell’agone politico europeo e italiano senza che le sopra citate interviste non avessero un fine premeditato e preciso di successo. Se non è stata “farina del suo sacco” presto se ne scoprirà anche il perché. Ciò che invece lascia presagire è che i due obbiettivi politici di Monti siano la  continuità di governo dell’Italia e la leadership europea. Per quanto riguarda l’Italia si è già capito che una grossa coalizione di “emergenza nazionale” con la partecipazione del Pdl a Monti non andrebbe bene. Per la leadership Europea invece, avendo già preso le distanze dalla Merkel, il premier può contare sull’appoggio di diversi paesi.

 

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