BOSSI CORRE DAL MONTI “MASSONE” PER QUELLI DEL LATTE

di GIANLUCA MARCHI

Quel massone di Monti fuori dai coglioni!!! Chi potrebbe parlare così nel teatrino della politica italica? Umberto Bossi, ovviamente. Ha minacciato il mondo intero sperando nella caduta del governo del professore bocconiano, ha ricattato Berlusconi di far ruzzolare il Celeste Formigoni. Poi tutto, come sempre, è rientrato nei ranghi. E adesso che fa il Senatur? Domani va in pellegrinaggio a Palazzo Chigi per parlare col premier di cosa? Non della rapina attuata dall’esecutivo ai danni dei comuni virtuosi, in gran parte al Nord, che ora si vedono soffiare i propri soldi con destinazione la tesoreria statale. No, tutto ciò al grande politico che tutto il mondo ci invidia non interessa nulla o quasi. Lui va da Monti per parlare di quote latte, per trovare il modo di “salvare” i suoi amici splafonatori, l’unico gruppetto di amici per il quale si è sempre battuto in tutti questi anni.

Quale sarà mai il legame che stringe Umberto Bossi al gruppo di poco più di 600 produttori di latte, in gran parte concentrati nella Val Padana e soprattutto nelle province di Brescia e Vicenza, che non hanno mai voluto pagare le multe accumulate per aver prodotto più latte rispetto alle quote assegnate? Anche dentro la Lega Nord in molti si sono posti e si pongono questo interrogativo, davanti alla pervicacia con cui il segretario federale e ormai ex ministro si è sempre schierato a difesa di quelli che sono stati definitivi in vario modo, a cominciare da “splafonatori incalliti” o nemici “duri e puri” delle quote latte.

Si possono fare illazioni, come quelle di alcuni esponenti politici che, anche in ripetute interrogazioni parlamentari, hanno tentato di collegare gli splafonatori incalliti con la poco chiara vicenda della Credieuronord, la banca del Carroccio finita in qualche maniera e salvata solo dal munifico intervento della Popolare di Lodi di Giampiero Fiorani, che poi sappiamo tutti come ha chiuso la sua parabola.

Sia quel che sia, Bossi ha difeso a spada tratta questi allevatori, inducendoli a non pagare, ma voltandosi dall’altra parte quando è intervenuta la giustizia. E infatti il loro leader sindacale, Giovanni Robusti – ex senatore, ex eurodeputato della Lega e trait d’union politico fra Carroccio e Cobas del latte -, e diversi di loro sono stati condannati in vari processi qua e là nel Nord Italia, in alcuni casi con sentenze già arrivate al secondo grado, per truffa e peculato ai danni dello Stato, in quanto con le varie cooperative di produttori di cui facevano parte, avevano messo in piedi, secondo l’accusa, un meccanismo per sottrarre allo Stato multe per diverse centinaia di milioni di euro, accumulate producendo e vendendo più latte di quanto previsto dalle quote europee. La realtà è ben spiegata nelle motivazioni della sentenza emessa il 29 settembre scorso dal Tribunale di Milano che ha condannato 16 allevatori a pene varie fino a un massimo di 5 anni (la pena più elevata è stata comminata ad Alessio Crippa, soprannominato il “Robin Hood” dei produttori). Ebbene, i giudici, nel motivare la condanna per una truffa intorno ai 100 milioni di euro, scrivono in pratica che gli allevatori sono stati indotti a comportarsi in tal modo dalla parte politica a loro più vicina, cioè la Lega, che li ha convinti che alla fine tutto sarebbe passato in cavalleria. E invece ora si ritrovano loro, e solo loro, a pagare. E comunque a questi produttori, potremmo dire “sedotti e abbandonati”, è stato concesso uno sconto di pena perché si sono trovati a operare in un mercato particolarmente difficile, con prezzi molto tirati.

La questione delle quote latte è complessa e intricata: la quota è un limite di produzione introdotta dalla Ue per sostenere il prezzo del latte. Dall’88 ad oggi l’Italia ha già pagato alla Ue 4 miliardi e 407 milioni di multe, di cui 1 miliardo e 870 milioni si li è presi in carico lo Stato, cioè tutti i contribuenti, mentre il resto avrebbe dovuto essere recuperato presso i produttori splafonatori.  Infatti Bruxelles impose che l’Italia facesse pagare le multe agli allevatori e così nel 2003 fu varata la legge n. 119 detta Alemanno (dal nome del ministro dell’Agricoltura dell’epoca), che prevedeva la rateizzazione in 14 anni del cosiddetto “prelievo supplementare” (definizione tecnica delle multe), a cui aderirono 15.385 produttori.

Tuttavia un gruppo di grossi produttori padani, molti dei quali in orbita Lega, non ci pensò un attimo a regolarizzarsi, avendo sempre contestato il sistema delle quote latte come una stortura viziata da gravi errori. Si arriva così al 2009 e l’Europa impone una sistemazione che dovrebbe essere definitiva, il varo della legge 33, che prevede la rateizzazione delle multe in 30 anni senza interesse. La legge viene abbinata al nome del ministro leghista all’Agricoltura, Luca Zaia.

Tuttavia quella norma non ha risolto granché. E qui ci vengono in soccorso i dati forniti dall’ex ministro Saverio Romano il 26 ottobre scorso alla Commissione agricoltura della Camera. La 33 avrebbe dovuto sistemare la posizione di 2.490 allevatori “fuorilegge” per una multa intimata di 798 milioni di euro. In realtà solo 332 hanno accettato la rateizzazione sottoscrivendo il previsto contratto con Agea, l’Agenzia per le erogazioni in agricoltura, l’ente italiano deputato a recuperare le multe. Ma ben 663 non hanno mai presentato richiesta e 1.111, per una multa intimata complessiva di 568,5 milioni di euro, non hanno completato, perché a partire dalla prima scadenza delle rate semestrali da pagare, cioè il 30 giugno 2010, la Lega Nord ha imposto al governo ben 2 proroghe delle rate stesse che introducono una moratoria sostanziale e si sono convinti che tutto potesse finire in cavalleria.

Ma non è questo il solo punto nevralgico dell’intervento politico del partito di Bossi. Infatti il 25 giugno 2009, poche settimane dopo il varo della legge 33, il ministro Zaia istituisce una Commissione di indagine amministrativa presieduta dal comandante del nucleo Carabinieri presso il Ministero che, in soldoni, arriva a tale conclusione: in Italia ci sarebbero 300 mila vacche fantasma, inesistenti.

Apriti cielo. Tutti coloro che avevano sempre contestato il sistema quote latte si sentono abilitati a gridare che l’Italia non ha mai prodotto il latte dichiarato alla Ue, che le multe dovrebbero essere restituite da Bruxelles e che, dunque, hanno fatto bene loro a non pagare mai il prelievo supplementare. Curioso il comportamento di Zaia che da una parte lega il proprio nome alla legge che dovrebbe essere tombale e dall’altro crea una commissione che in pratica mina gli effetti della legge.

A quel punto i riflettori si spostano su Agea che, attraverso Equitalia, è pronta a far partire le cartelle esattoriali esecutive per gli splafonatori che non hanno mai aderito a nessuna rateizzazione. E chi c’è da marzo 2010 alla presidenza di Agea? Il prof. Dario Fruscio, ex senatore della Lega, professore universitario di lungo corso a Pavia (facoltà di Economia), professionista di chiara fama a Milano ed ex cda di Eni e Sviluppo Italia. Bossi e Zaia l’hanno indicato per tale incarico sapendo che avrebbe avuto potere sulla patata bollente delle quote latte. Fruscio, come ha dichiarato durante la trasmissione L’Infedele di Gad Lerner, traccheggia durante l’estate 2010 sull’invio degli elenchi degli splafonatori a Equitalia, sollecitando la politica a trovare una soluzione. Nel frattempo in Lega la materia viene “commissariata” e affidata al Trota, alias Renzo Bossi, ma non succede nulla. E in autunno Agea, in accordo col commissario straordinario quote latte, Paolo Gulinelli, fa partire i primi provvedimenti esecutivi.

La guerra rimane “sospesa” a cavallo fra il 2010 e l’anno nuovo perché la Lega impone al governo e al Parlamento un’altra moratoria di sei mesi, che scatena le reazioni dell’allora ministro Galan, il quale minaccia le dimissioni ma poi ingoia. Gli animi degli splafonatori tornano a riscaldarsi a maggio quando i primi di loro ricevono le visite di Equitalia, che ha in mano titoli cosiddetti esecutivi, con i quali sequestra e mette all’asta tutto ciò che si trova. Cominciano anche le proteste a Roma sotto la sede di Agea. Inizialmente Fruscio si rifiuta di ricevere i Cobas. Poi all’inizio di maggio, dopo un pomeriggio drammatico, accoglie una delegazione degli allevatori, che rivendicano il non pagamento delle multe, sostenendo che Agea ha dichiarato troppo latte alla Ue e che nelle stalle, come diceva l’indagine dei Carabinieri del Mipaaf, non ci sono abbastanza vacche per produrre tutto il latte dichiarato. Fruscio replica determinato che Agea dichiara alla UE la produzione totale di latte sulla base delle fatture emesse dalle stalle e che il numero delle mucche risultanti all’anagrafe bovina è veritiero, come dimostrato da ripetute verifiche, e mai una sola volta messo in discussione dalle Regioni, a cui spetta per legge la verifica della compatibilità fra numero di capi presenti in ogni stalla e latte prodotto. Dunque, per il presidente Agea le multe non si possono fermare. Così i Cobas escono scornati, fanno poche centinaia di metri e raggiungono Umberto Bossi nella sede del gruppo Lega alla Camera chiedendo la testa di Fruscio.

Detto, fatto. Il 23 giugno il ministro Saverio Romano propone e il presidente Berlusconi firma il commissariamento di Agea: fuori Fruscio, che fa ricorso al Tar e dentro il generale della Gdf Mario Iannelli. Ma questo non basta a fermare le multe. Infatti l’Agenzia dovrebbe per legge continuare a perseguire gli splafonatori se non fosse che nella manovra di luglio passa una norma che toglie a Equitalia la competenza in materia di riscossione, riassegnandola agli enti competenti. Tuttavia l’attuazione di questo ritorno in casa è demandata a un decreto del ministero dell’Economia da emanare entro il 31 dicembre 2011. Di conseguenza viene applicata in maniera indiretta una nuova moratoria sulle multe, perché non essendo ancora stato emanato il decreto attuativo, Agea si ritrova con le mani legate.

Ma avvicinandosi la fine dell’anno l’ex ministro Saverio Romano ne studia un’altra per prorogare di fatto la moratoria: sempre il 26 ottobre in Commissione, rispondendo a una interrogazione dell’on. Viviana Beccalossi (Pdl), annuncia di voler procedere ad un’analisi per accertare le ragioni del disallineamento fra dati di produzione della famosa relazione dei Carabinieri voluta da Zaia e i dati di Agea. Quindi siamo all’ennesima commissione di indagine, la quinta almeno, con il chiaro obiettivo di attuare una sostanziale nuova moratoria a favore degli splafonatori. Gli amici di Bossi sembrano salvi ancora una volta. A guidare l’indagine viene ingaggiato il col. Marco Paolo Mantile, colui che aveva già operato come vice di Vincenzo Alonzi nelle precedente commissione dei Carabinieri. Per la cronaca dopo il ritorno in Veneto di Zaia come governatore, Alonzi, ormai in congedo definitivo, è diventato “soggetto attuatore per il coordinamento dei controlli” del commissario per il superamento dell’alluvione, cioè lo stesso Zaia, e Mantile, in aspettativa, è assurto a responsabile della direzione della sede di Roma della Regione Veneto: un vero feeling  quello fra il leghista trevigiano e i due alti graduati dell’Arma.

Altro aspetto non secondario: il ministro Romano esaudisce la richiesta di Bossi, cioè eliminare dalla scena il leghista Fruscio, uomo tutto di un pezzo che non si era piegato a dimenticarsi le multe in un cassetto, ma non lo fa a costo zero e così ottiene il via libera per mettere due siciliani alla guida delle società controllate da  Agea, Sin e Agecontrol, e per comportarsi allo stesso modo con le altre società dipendenti dal Mipaaf. In altri momenti il Carroccio avrebbe gridato all’attentato siculo, ma  stavolta non proferisce verbo.

Tuttavia il cambio di governo modifica totalmente il vento. E infatti, pochi giorni dopo l’insediamento il neo ministro dell’Agricoltura Mario Catania rilascia un’intervista al Corriere della Sera che viene titolata così: “Quote latte, le multe vanno pagate”. Dunque, le cartelle esattoriali richiuse in un cassetto rispuntano fuori, ma per limitarne i danni Agea, d’accordo col Mipaaf, comunica che sono riaperti i termini per aderire alla legge 33, la famosa Zaia, la quale offre l’opportunità di dilazionare le multe in rate semestrali per 30 anni senza interessi. Aderiranno in tanti a questa offerta? I prossimi mesi ci racconteranno lo sviluppo. Ma intanto anche della nuova commissione d’inchiesta sparisce ogni traccia e infatti l’incarico al colonello Mantile viene revocato.

Inoltre, l’11 gennaio scorso arriva la riabilitazione, di Fruscio che il Tar reinsedia alla presidenza di Agea, avendo totalmente bocciato il decreto di commissariamento. Fruscio venerdì scorso ha rimesso piede in Agea anche perché il ministro Catania ha escluso di presentare ricorso contro la sentenza del Tar.

Tuttavia gli “splafonatori” amici di Bossi non sembrano demordere e spingono il capo della Lega (che pare abbia arruolato uno di loro come proprio consulente, dopo che l’aver assegnato la competenza della materia al Trota non aveva sortito alcun risultato) a questo nuovo passo, cioè incontrare l’odiato Monti per proporre chissà quale nuovo marchingegno al fine di cancellare la multe agli splafonatori incalliti. Domani Bossi sarà accompagnato dal governatore del Veneto Luca Zaia, ex ministro dell’Agricoltura, che della partita conosce vita, morte e miracoli. Ma la vera beffa potrebbe essere un’altra. All’incontro di Palazzo Chigi con tutta probabilità interverrà anche l’attuale ministro. Mario Catania dovrebbe essere accompagnato dai tecnici esperti in materia di quote latte, e a rigor di logica fra loro potrebbe sedere, come legale rappresentante dell’ente chiamato a riscuotere le multe, cioè Agea, anche il professor Fruscio. Sarebbe una scena da non perdere: Bossi, che ha fatto il diavolo a quattro, fino a stringere un patto politico con l’ex ministro siculo pur di far fuori il professore suo ex amico, ora se lo potrebbe ritrovare dall’altra parte del tavolo: una scena da meritare un filmato!

 

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26 Comments

  1. marco grasso says:

    Ma se vi guardate il REPORT della Gabanelli sulle quote latte capite dove è l’ inghippo. Il fatto è che ci sono parecchi furbacchioni che hanno preso la sovvenzione europea senza avere avuto le mucche dichiarate a migliaia. Per simili quantitativi di mucche, diceva un contadino nella intervista, non esistono al momento stalle capaci di tenerle. Basterebbe andare a visitare le mucche di quelli che prendono le fette più corpose delle quote latte per risolvere il problema. Che poi sono quelli che oltre a prendere i finanziamenti delle quote latte, comperano il latte in polvere rovinando il prezzo degli sfortunati allevatori di pochi capi di bestiame, e forniscono di latte le più importanti centrali. Insomma tutti sanno tutto, quasi un paio di miliardi gli abbiamo pagati noi contribuenti, cinque miliardi sono stati dirottati alla multe delle quote latte, dal finanziamento per la cura ai tumori, e giustamente la lega se la prende per gli sprechi in Sicilia, ma noi che siamo a conoscenza di queste cose, speriamo che qualcuno neutralizzi questi incapaci.

  2. Federico RE says:

    Quote latte, zaia, El Trota, Carroccio sprecone
    Scuole di dialetto. Arredi d’oro. Ricchi corredi per le ronde. Fumetti storici pieni di errori. Così la Lega usa i fondi pubblici.
    LUCA ZAIA DICHIARA CHE LA SUA CAMPAGNA ELETTORALE A GOVERNATORE DEL VENETO GLI E’ COSTATA ZERO LIRE ? PERO’ L’HA PAGATA IL MINISTERO. SI DICE CHE L’HANNO PAGATA GLI IMPRENDITORI, DELLE QUOTE LATTE E DEL VINO, CON OBOLI MILIONARI, IN NERO E SEGRETI ? UN REGALO PER ESSERE STATI AITATI DA ZAIA, RENZO BOSSI E LA LEGA A NON PAGARE LE MUTE DÌ CENTINAIA E CENTINAIA DÌ MILIONI DÌ EURO. AGLI STESSI MILIONI DÌ ETTOLITRI DÌ LATTE, CHE GIRAVANO DA AZIENDA AD AZIENDA, VENIVA PAGATA LA QUOTA LATTE. BISOGNEREBBE VERIFICARE I BILANCI DELEL GRANDI AZIENTE CASEARIE E VINICOLE, QUANTO E’ COSTATA LA CAMPAGNA ELETTORELE ZAIA, DA CJI E’ STATA PAGATA, QUAL’ERA IL PATRIMONIO DÌ ZAIA PRINM,A DÌ ESSERE MINISTRO DELL’AGRICOLTURA E DÌ OGGI, QUANTI MILIARDI DÌ EURO SONO ANDATI ALLE AZIENDE VENETE E EMILIANE DÌ CONTRIBUTI AGEA PER QUOTE LATTE E PRODUZZONI VINICOLE. IL CORPO FORESTALE DELLO STATO, CHE CONTROLLA QUOTE LATTE, CONTRIBUTI AZIENDE VITIVINICOLE, PAGAMENTI CONTRIBUTI AGEA, FINO A CHE PUNTO C’ENTRA ?

    Luca Zaia Renzo Bossi “El Trota”
    … C’è di tutto nelle pieghe dei bilanci targati Lega Nord, come migliaia di penne biro che schizzano liquido al peperoncino. E il colpo di grazia lo danno quasi sempre i capitoli caldi del gergo padano: cultura, prodotti locali e sicurezza. Che non scatenano solo le polemiche, come nel caso dell’Inno di Mameli sostituito in Veneto con il Va’ Pensiero. Ma soprattutto esborsi di soldi. Sempre pubblici. Gli scolari lombardi forse non sanno che il fumetto camuffato da libro di storia che si sono visti distribuire qualche tempo fa è costato alla Regione 105 mila euro per 10 mila copie. Un bell’elenco di refusi storici, forse non voluti, ma pagati a caro prezzo: le incisioni rupestri dei Camuni datate 3000 dopo Cristo, un passaggio che sembra attribuire la strage di piazza Fontana ai sessantottini, i galli che cantano “we are the padan cocks” e Garibaldi che scompare dalla storia dell’Unità d’Italia.
    A Trieste c’erano arrivati per primi con una legge ad hoc sulle origini celtiche del popolo friulano, costata 6 miliardi di vecchie lire e documentari etnici da 200 mila euro a botta. Senza contare lo studio della lingua locale nelle scuole, costato finora oltre 35 milioni anche grazie ai baracconi come l’Arlef, l’Agenzia regionale che lo gestisce, dove fra presidente e cda le poltrone sono cinque volte i dipendenti, per un costo mensile di quasi 100 mila euro.
    In Veneto le polemiche sono esplose lo scorso marzo in piena campagna elettorale. Nemmeno l’ex ministro leghista Luca Zaia, eletto governatore a furor di popolo, lesinava in quanto a spesa pubblica proprio nei giorni in cui il Senatùr tuonava da Gemonio ordinando ai suoi di “portare le forbici in Regione per tagliare gli sprechi”.
    Chi ha sfogliato la rivista “Il Welfare”, stampata da Buonitalia spa (società partecipata dal ministero delle Politiche agricole) e costata alle casse pubbliche 5 milioni di euro, avrà di certo apprezzato il book fotografico del nuovo Doge, distribuito a migliaia di famiglie venete. Ritraeva Zaia in differenti mise: dal gessato allo sportivo, fra bottiglie di vino, formaggi e salumi. Se poi qualcuno non l’avesse ricevuto, bastava dare un’occhiata al portale del ministero. Fino alla notte del 18 marzo, denuncia un esposto alla Procura di Padova, vi comparivano i manifesti elettorali del ministro. Cliccandoci sopra, poi, l’utente-navigatore veniva collegato al sito della campagna elettorale sotto lo slogan “Prima il Veneto”. Sempre al ministero, gli statali in orario di lavoro garantivano la visione in rete di spot elettorali, messaggi politici, materiali personali del candidato leghista. Caricati dall’utente “Mipaaf”, che altro non è che la sigla del dicastero romano.
    C’è pure un taglio del nastro che ha scatenato la bufera. Quello, sempre voluto dalla Lega, del faraonico palazzo della Provincia di Treviso all’ex manicomio di Sant’Artemio. Un appalto che doveva costare 35 milioni di euro, ma che è lievitato fino a 80 milioni. E se qualcuno ripete che sono aumenti fisiologici, lo scontrino degli arredi parla chiaro: 12.840 euro sonanti per un solo tavolo e 531.426 euro per le sedie. Al punto che l’Italia dei Valori proclamò il “No spreco day”, ricordando i tanti, si fa per dire piccoli, sperperi leghisti: la grigliata da 70 mila euro per lanciare le vacche venete o i tour promozionali dei prodotti Doc con sponsorizzazioni milionarie.
    Fino agli incarichi ai parenti: promozioni e aumenti di stipendio per mogli, fratelli e amici. Tutto targato Carroccio. Stefania Villanova, la consorte del sindaco di Verona Flavio Tosi fu nominata a capo della segreteria dell’assessorato alla sanità della Regione senza concorso, ma a stipendio triplo. Oppure il caso dei fratelli Conte, che realizzarono con le congratulazioni pubbliche del sindaco di Tombolo un polo scolastico a ridosso delle regionali, affidando la progettazione in via fiduciaria all’architetto Tiziano, appunto Conte, fratello del consigliere Maurizio, anche lui Conte. Un lavoretto coi fiocchi per i tagliatori di nastri, meno per la pioggia che allagò dopo pochi mesi il piano superiore.
    Se il buongiorno si vede dal mattino, presto anche il Piemonte, da poco passato alla Lega, potrebbe adeguarsi ai ritmi delle altre regioni padane.
    Il neogovernatore Roberto Cota, che teme per l’esito del ricorso al Tar presentato da Mercedes Bresso, ha subito preso carta e penna e chiesto al Parlamento di concedergli più tempo per optare fra la poltrona piemontese e lo scranno romano. Un doppio incarico, che significa anche doppio stipendio. Ma non è un record. Di multi-poltrone la Lega è golosa. L’avvocato Paolo Marchioni, vicino al ministro Roberto Calderoli, è cristianamente trino: vicepresidente della Provincia del Verbano, assessore al bilancio, membro del cda dell’Eni alla modica cifra di 135 mila euro l’anno. Oppure Leonardo Ambrogio Carioni, sindaco di Turate, presidente della Provincia di Como, presidente dell’Unione delle province lombarde, di Sviluppo Sistema Fiere, senza contare il posto nel consiglio di amministrazione della Pedemontana veneta e dell’Expo 2015 a Milano. Per stargli dietro in questo peregrinare fra stipendi e prebende ci vorrebbero proprio le ronde.

    Ennesimo spot che dura (e costa) da anni. Si inneggia al farsi giustizia da sé, nell’illusione del risparmio. Ma a guardar bene non è quasi mai così. Anche stavolta fra i primi a partire ci sono i friulani. Popolo di risparmiatori, tanto da avere varato per volontà dell’assessore leghista Federica Seganti un piano sicurezza da 16 milioni di euro fra volontari bardati di spray e camicie verdi, pistole per i vigili dei piccoli paesi e telecamere un po’ ovunque. Un tesoretto che serve soprattutto a rifarsi il guardaroba. Visto che, non appena la scure della crisi ha costretto la regione a decimare i fondi in bilancio, riducendoli a un milione, l’assessore ha mantenuto come priorità proprio l’addestramento dei fedeli guardiani leghisti. Tutti rigorosamente in divisa. Giacconi invernali ed estivi, uniformi, radio per chi diventerà guardia padana. Peccato che, sfogliando i curriculum in Regione, più che ronde contro il crimine sembreranno passeggiate ai giardinetti. Delle poche domande trasmesse agli uffici, circa due iscritti su tre hanno passato i 65 anni di età. E chiedono le divise. Per passare qualche pomeriggio a spasso a godersi il sole. E gli sprechi leghisti.
    Scritto il 23/06/10 alle 11:07 | Permalink|Commenti (0)|TrackBack (0)
    Galan contro Renzo Bossi: “Quote latte, via l’emendamento o mi dimetto”
    08/07/2010 – Il ministro delle politiche agricole contro il provvedimento voluto dalla Lega per far slittare i pagamenti delle multe elevate dall’Ue agli allevatori padani. “Se passerà sono pronto ad andarmene”. Il ministro delle politiche agricole Giancarlo Galan è pronto a dimettersi
    Il ministro delle politiche agricole contro il provvedimento voluto dalla Lega per far slittare i pagamenti delle multe elevate dall’Ue agli allevatori padani. “Se passerà sono pronto ad andarmene”.
    Il ministro delle politiche agricole Giancarlo Galan è pronto a dimettersi se dovesse passare l’emendamento alla manovra per far slittare i pagamenti delle multe sulle quote latte presentato ieri al Senato dal relatore Antonio Azzolini.
    ME NE VADO – Galan comunica il suo disappunto in due interviste al Sole 24 Ore e al ‘Corriere della Sera e nel minacciare le dimissioni, ribadisce la sua posizione, ferma sul principio che quelle multe vanno pagate come va dicendo da giorni, come ha dichiarato a chiare lettere in un’audizione alla Commissione Agricoltura della Camera la scorsa settimana, e ha riaffermato ieri durante il Question time. E ora si dichiara pronto a lasciare il ministero che ha ereditato dal leghista Luca Zaia, in corso di legislatura, non appena questi ha vinto le elezioni nel Veneto. «Se la maggioranza di governo di cui fai parte si esprime contro di te non ti resta che fare una cosa – dice Galan – Berlusconi conosce la mia posizione ora vediamo se qualcuno mi chiama per risolvere questa vicenda» afferma al Sole, lamentandosi che nonostante si stato più volte in commissione al Senato «nessuno mi ha consultato, nemmeno per buona educazione». «Se l’emendamento non verrà ritirato, – dice inoltre al Corriere – vorrà dire che il governo non appoggia chi sta dalla parte della legalità. Ne prenderò atto e tornerò a casa».
    LA LEGA DIETRO TUTTO – Il ministro avverte anche a proposito della richiesta sulla proroga dei pagamenti sulle quote latte che «un ulteriore rinvio scatterebbe una procedura d’infrazione e il rischio di dover pagare ancora centinaia di milioni», e coglie l’occasione anche per lamentarsi nelle due interviste per il fatto che i suoi emedamenti in un’ottica di risparmio, «sono stati fermati, quello sulle quote latte, che va in senso contrario, avanza». Un provvedimento, tra l’altro, voluto fortemente dalla Lega Nord, e in particolare proprio dal figlio del Senatùr ormai proiettato in politica, ovvero Renzo Bossi: era stato lui a promettere agli allevatori la sospensione delle multe da pagare, caricando così di fatto l’emolumento sullo Stato italiano, che a Bruxelles dovrà comunque corrispondere l’intero importo. E l’emendamento è poi puntualmente arrivato, nonostante l’opposizione non solo del ministero, ma anche delle associazioni degli agricoltori Cia e Coldiretti
    Caricato da poultrykid in data 10/feb/2012
    QUOTE LATTE. Nel decreto milleproroghe del Governo Bossi-Berlusconi approvato nel febbraio 2011, si sottraggono finanziamenti (più di 5 milioni di euro) alla ricerca oncologica per permettere allo Stato di pagare le multe a Bruxelles visto che gli allevatori del nord si rifiutano di stare alle regole imposte dall’Europa sulle quote latte.
    La Commissione europea ha aperto nei confronti dell’Italia una procedura di indagine formale in linea con la normativa europea sugli aiuti di stato, invitandola a fornire qualsiasi informazione utile, in relazione alla proroga di sei mesi, ossia al 30 giugno 2011, del pagamento della rata delle multe sul latte in scadenza al 31 dicembre 2010.
    La proroga è considerata un aiuto di Stato e l’Italia ha un mese per rispondere a Bruxelles.

    PESANTI NOVITA’

    Mario Catania
    Mario Catania (Roma, 5 marzo 1952) è un funzionario e politico italiano. È stato nominato Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali del governo Monti il 16 novembre 2011.
    Biografia
    Mario Catania si è laureato in giurisprudenza alla Sapienza – Università di Roma il 5 luglio 1975.
    Funzionario del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali
    La carriera di Mario Catania si svolge interamente all’interno del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali ed ha inizio quando, due anni dopo la laurea, entra come funzionario presso la Direzione generale degli affari generali. Nel Ministero svolge diversi ruoli in molteplici ambiti. Il suo campo di maggior expertise è, tuttavia, la politica agricola comune (PAC), della quale si occupa, ad oggi senza soluzione di continuità dal 1987 e la cui frequentazione pluridecennale lo qualifica attualmente come uno dei massimi esperti in Italia.
    A partire dal 1 settembre 1997 presta servizio a Bruxelles nella Rappresentanza Permanente d’Italia presso l’Unione Europea dove si occupa dei rapporti con le istituzioni e gli uffici comunitari e della fase di negoziato delle normative comunitarie inerenti al settore agricolo. Due anni dopo è nominato capo delegazione e portavoce italiano nel Comitato Speciale Agricoltura. Durante la presidenza italiana dell’Unione Europea nel 2003 ne svolge anche le funzioni di presidente. Nel settembre 2005 cessa il servizio nella Rappresentanza Permanente d’Italia presso l’Unione Europea e viene nominato Direttore della Direzione generale delle politiche agricole del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, organo preposto alla negoziazione ed all’applicazione in Italia della politica agricola comune (PAC) e degli accordi internazionali. L’11 marzo 2008 è nominato Direttore della Direzione generale delle politiche comunitarie e internazionali di mercato a cui fanno capo le competenze concernenti la politica agricola comunitaria e gli accordi internazionali.
    Ministro della Politiche Agricole, Alimentari e Forestali
    Il 16 novembre 2011 è stato nominato dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano ministro della Politiche Agricole, Alimentari e Forestali nel governo Monti.
    La riforma della Politica Agricola Comune dopo il 2013
    Il Ministro Catania si è più volte dichiarato preoccupato per le conseguenze che la riforma della PAC avrebbero sul sistema agricolo e a sua volta economico, sociale e territoriale, dell’Italia in quanto la proposta della Commissione europea risponderebbe solo in parte alle esigenze delle aziende agricole. La Commissione europea, infatti, propone una distribuzione degli aiuti comunitari agli agricoltori in base alla superficie agricola dei paesi membri.
    Secondo l’opinione di Catania se venisse imboccata questa strada l’Italia subirebbe un contraccolpo negativo in quanto possiede una scarsa superficie agricola e molto valore aggiunto: il 7% del territorio a fronte di una produzione del 13% del valore europeo. Le imprese italiane lavorano, infatti, prevalentemente con prodotti di qualità. La distribuzione a pioggia del sostegno, elargita in base alla superficie agricola e non correlata alla produttività, tende, inoltre, a favorire la proprietà fondiaria rispetto alle imprese agricole produttive.
    Le quote latte
    Il Ministro ritiene che le quote latte non siano una questione politica ma una normativa dell’Unione Europea da applicare con la dovuta attenzione e il dovuto rispetto dei diritti di tutti. La questione delle multe non pagate riguarda attualmente circa 1.200 aziende su 40.000. 38.800 hanno provveduto al pagamento o hanno aderito alla rateizzazione prevista. Il Ministro ritiene che non vi sia altra strada se non quella di provvedere al pagamento.
    IL MINISTRO MARIO CATANIA, DIRETTORE GENERALE DELL’AGRICOLTURA NON PUO’ CHE DIFENDERE IL CORPO FORESTALE E IL SUO COLLEGA, CAPO DEL CORPO CESARE PATRONE. ENTRAMBI SONO COMPETENTI IN QUOTE LATTE. UNO PAGA E L’ALTRO CONTROLLA.
    CATANIA IL CORPO FORESTALE, CORPO DÌ POLIZIA TUTTOLOGO, CON POCHISSIMI UOMINI COMANDATI DA TANTI GENERALI E COLONNELI, CHE SI SPOGLIA DÌ ALTRI UOMINI NON MOLTO EFFICENTI E RACCOMANDATI PER FARSI DISTACCARE NELLE PROCURE, PERCHE’ PER LA MAGGIOR PARTE STANCHI DÌ LAVORARE O FARE POCO O NIENTE, NEL CORPO FORESTALE : DICE CHE SARA’ PREZIOSO IL CONTRIBUTO DEL CFS ALLE INDAGINI DELLA DIREZIONE INVESTIGATIVA ANTIMAFIA
    “Sono particolarmente soddisfatto nel vedere attribuite al Corpo forestale dello Stato nuove funzioni operative e di indagine in stretto raccordo con la Direzione investigativa antimafia. Si tratta di un risultato da me fortemente voluto e per il quale mi sono speso nella convinzione che il contributo del CFS nella lotta alla criminalità organizzata sia e sarà centrale grazie alle straordinarie competenze del suo personale. Ora il Corpo potrà svolgere in modo ancora più efficace la sua azione di sostegno alla DIA, anche in ambiti particolarmente delicati come il contrasto ai traffici illeciti e allo smaltimento illegale dei rifiuti e la tutela della sicurezza agroalimentare. Si tratta di compiti molto importanti, che negli ultimi anni hanno costretto lo Stato a un impegno sempre maggiore, ma sono convinto che il CFS sarà all’altezza dei nuovi impegni e che potrà garantire, con serietà e competenza, un prezioso e utile contributo alle operazioni dell’Antimafia”.

    Così il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Mario Catania, ha commentato l’approvazione dell’emendamento al Decreto legislativo contenente disposizioni integrative e correttive al Decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, recante Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, nonché nuove disposizioni in materia di documentazione antimafia.

    In particolare l’emendamento prevede l’inserimento anche del Corpo forestale dello Stato nella Direzione Investigativa Antimafia in quanto Forza di polizia dello Stato ai sensi della Legge 1° aprile 1981, n. 121 e alla luce delle specifiche competenze in materia di contrasto ai traffici illeciti e agli smaltimenti illegali di rifiuti, nonché alle attività investigative tese alla tutela della sicurezza agroalimentare, in conformità a quanto previsto dalla Legge 6 febbraio 2004, n.36 “Nuovo ordinamento del Corpo forestale dello Stato” e dal Decreto del Ministro dell’Interno del 28 aprile 2006.
    2 GIUGNO: FESTA DELLA REPUBBLICA
    Si assottiglia sempre più la presenza del Corpo Forestale.
    La sfilata sarà dedicata alle vittime del terremoto che ha colpito l’Emilia Romagna e la Lombardia
    Come consuetudine, anche quest’anno, il Corpo forestale dello Stato partecipa agli eventi celebrativi in occasione dell’anniversario della proclamazione della Repubblica Italiana, che si terrà lungo i Fori Imperiali a Roma.
    Alla parata, dedicata alle vittime del terremoto che ha colpito, in questi giorni, l’Emilia Romagna e la Lombardia, sfilerà una compagnia in alta uniforme.
    La celebrazione vuole sottolineare il senso di unità e coesione nazionale in un momento di grave difficoltà per il Paese.
    Il Corpo forestale dello Stato è impegnato in prima linea negli aiuti alle popolazioni colpite dal sisma con uomini e mezzi anche per garantire l’ordine e la sicurezza pubblica.

  3. luca says:

    ma non avete ancora capito che l’unico uomo che sa tutto e’ Giovanni Robusti…lui c’era e c’e’ sempre stato. tutti gli altri sono solo eslcusivamente approfittatori. cara Lega, svegliati, che cosa fanno e hanno fatto gli ultimi tre parlamentari “agricoli””??? i cosidetti rappresentanti dei “cobas”??
    ad ognuno il suo mestiere, l’agricoltore faccia l’agricoltore, il politico faccia il politico.
    siamo stanchi di questi agricoltori che si improvvisano politici,…. serve gente che abbia la testa per fare la politica; e la politica non la si impara sui trattori o con le manifestazioni.!!!!
    Il problema della lega sta proprio nella malattia di Bossi; qualche giorno dopo il malore, ci sarebbe dovuto essere un comizio di Bossi e Robusti in Piemonte (avete capito bene, 2000 persone con relatori solo loro ); da li’ il buio, in tutti i sensi. gli agricoltori se lo ricordano bene tutti, ma fanno finta di non sapere..
    e anche sulla credieuronord possiamo parlarne per ore, solo chi l’ha vissuta sa cosa e’ successo…
    luca

  4. sara says:

    Nel dibattito che è in corso oggi ci sono diversi pareri su di lei, direttore, e sul suo vice Facco. Concordo con i complimenti, e concordo anche con chi ha detto che siete divenuti soggetti politici. Se fossi Bossi, intendo se fossi il Bossi di prima della malattia, non ho dubbi su cosa farei. Vi chimerei subito per cambiare la Lega dall’interno e tenermi il potere. Certo, la storia non si fa con i se i i ma lo san tutti, e certamente è dopo la malattia e tutto quel che ne è seguito che voi vi trovate in questa situazione rispetto alla Lega. Ma mentre la (potente?) armata leghista volge in rotta voi state radunando un esercito vero e di tutto rispetto, mica i centomila armati delle fantasie creative bossiane o “umberto noi siamo l’esercito padano” scandito da cento giovanotti sul prato di Pontida…Siete forti, chapeaux: Sara

    • sara says:

      e…tiro a indovinare.. data la confsuione in atto nel mondo politico e in vista delle eleizoni non saretestati contattati solo da leghisti, ex leghisti e forze independentiste varie..sappiatemi dire se sbaglio..

  5. jef says:

    Bossi è come Pulcinella! O’ Puricinella padano! pappa papa pappa papa papararar rarrà

  6. elvecion says:

    VVV. vendesi mattonella Pontida con nome da incidere per grande monumento dei contributori all’acquisto del prato padano! vero affare per speculatori e collezionisti!!

    vvv. vendo illusioni secessione, come nuove.

    WWW vendo sistema sicuro per non pagare il canone e mandare in Rai i nostri giornalisti preferiti a spese del popolo bue: Solo interessati, no perditempo.

    WWW vendo le mie illusioni di pirla che credeva al cambiamento. prezzo stracciato.

    WWW vendo peto, sputo e scorreggi utilizzabili contro qualsisi avversario politico. come nuovi.

    www. vendo sistema lotta a clandestini imbattibile.
    http://www.vendo federalismo fiscale quasi completo, mancano poche tessere.

    http://www.vendo figurine Calderoli, Giorgetti, Rizzi (busto intero) e Reguzzoni con capelli pù Caparini senza testa, prezzo da concordare.

    http://www.vivendo...

  7. berlutti says:

    Condivido quel che dice Lovati. Ma aggiungo che adesso i giornalisti Facco e Marchi, avendo dimostrato di saper raccogliere consensi davvero elevati si sono di fatto trasformati in interlocutori politici. E non solo della Lega. Se io fossi un dirigente leghista la prima cosa che fare è contattarli per salvare il salvabile. Ma quelli sono ciechi e sordi e così cadrannno nella tomba.

  8. giovanni panatleo says:

    chi dice che il tempo e’ galantuomo dovrebbe quantomeno fare un esame di coscienza – su quanto fatto e detto in tutti questi anni – e non speculare sulla pelle di chi ha venduto l’anima al diavolo.

  9. Mauro Cella says:

    Grazie dell’articolo che riassume in modo concoso una vicenda che definire “labirintina” è dire poco.

    Come fa giustamente notare lei, Dr Marchi, è oscuro ma senz’altro forte il legame (che parrebbe personale) tra Umberto Bossi e questo gruppo di allevatori veneti e lombardi. Cosa c’è dietro? Di certo non la salvaguardia dell’agricoltura: se così fosse Bossi avrebbe dovuto opporsi a spada tratta alle recenti direttive in materia nitrati (su cui andrebbe aperta una lunga parentesi) e avicoltura. Invece il silenzio totale.
    Certo è che la Lega ha investito un immenso capitale politico in questa vicenda per motivi poco chiari.

  10. lovati says:

    Caro direttore, tutti le fanno i complimenti e allora io faccio il bastiancontrario…Insomma esco un attimo dal coro e se mi permette faccio una riflessione. Lei ha creato questo giornale ed ha assunto una responsabilità politica che forse non immaginava: Infatti siete divenuti punti di riferimento di battaglie importanti e significative e avete raggiunto un pubblico vasto e variegato. Sapendo leggere tra le righe e tra gli interventi siete anche benissimo informati, per conto vostro e anche da lettori, come è accaduto in varie occasioni…Inoltre i giornali (lo ha detto anche lei) vi citano e vi leggno, e pure le televisioni. La gente risponde subito alle vostre sollecitazioni e dibatte.Comprende quindi quale enorme potere contrattuale lei ha assunto nei confronti di quel che resta della Lega: Io sono convinto, e so, che la temono, che vi temono e che vi leggono con ansia. Ma ha anche assunto un dovere verso i lettori che la sostengono e la hanno portata, lei e i suoi collaboratori, molto in alto. Non li deluda! Non ci deluda. (e comunque sia, bravi). Mario

    • Leonardo says:

      Intanto, le rispondo io: grazie! Ahimé, sappia, che qualche errore lo commetteremo. Succede a chi lavora. 🙂

    • gianluca says:

      Eccomi, caro Lovati. Come ha già anticipato Facco qualche errore inevitabilmente lo commetteremo. Ma questo non mi preoccupa. L’Indipendenza ha solo un mese di vita e in qualche modo, come Lei conferma e come confermano molti altri, è già diventata un punto di riferimento per persone e movimenti che in questi anni si sono trovati ad attraversare il deserto prodotto da chi sappiamo. E’ già un risultato notevole. Cosa verrà poi, al momento non posso immaginarlo: per io e tutti gli altri perseguiamo l’obiettivo di consolidare quel che è stato fatto, nel totale rispetto dello spirito che fin qui ci ha animati.
      Grazie
      dir

  11. vania says:

    Il problema vero della Lega è l’ingresso nel movimento di diversi framassoni. La massoneria ha infiltrato la Lega e adesso stanno eliminando quelli non comperabili come la Rosi e Reguzzoni e Bitonci. Avete capito?

  12. everlasta says:

    Ma adesso la situazione si chiarisce…arriva Casarin l’uomo della Lega in Rai e tutto verrà spiegato e diverrà comprensibile. Basta aspettare. Casarin apre le menti, grazie a Bianchi Clerici sua maestra.

  13. roberta80 says:

    La operazione “Carcano informa” sta procedendo alla grande, giornali tutti schierati..giornalisti amici e fratelli…la Lega ci fa un figurone! Grazie di esistere.

  14. stelutis says:

    Caro direttore. Le scrivo per invitarla a farci un poco il punto della situazione politica, che manca da qualche giorno. La bussola sembra impazzita, cioè sembra che i matti stiano prendendo il sopravvento e una volta, dopo due giorni del comportamento schizofrenico di Lega e Pdl ovvero di B e B, si sarebbe detto che si era davanti a dei matti. O a della gente che prendeva per il naso il popolo. Ma oggi invece i giornali continuano a commentare e interpretare e far retroscena…senza spiegare che siamo alla fine di una brutta sceneggiata. Lei, caro direttore, data la sua credibilità e l’ampio seguito (come dimostrano anche i numerosissimi e stimolanti interventi dei lettori) ha il gravoso compito di aiutarci a fare chiarezza, a cercare di capire in mezzo a tante notizie (anche vostre) e retroscena sul disfacimento di Lega e Pdl. Cosa ci attende? E chi sarà a guidare il cambiamento? Lei è uno dei candidati a farlo o a farci capire. Grazie, Alberto.

    • gianluca says:

      Beh fare chiarezza non è facile. Adesso è in corso tutto il teatrino sulla legge elettorale e a leggere alcune illuminanti dichiarazioni della Santanché, che pare in questo momento molto vicina al Cav, Berlusconi vuole uscire di scena lasciando un segno tangibili di riforma, sia elettorale che istituzionale, condividendola con il Pd, per poi passare il testimone a un prevedibile governo Passera. Ammesso che tutto ciò sia credibile, cosa resti del vecchio rapporto con la Lega non è facile da capire. A meno che siano avere alcune interpretazioni che vorrebbero Bossi pronto a pilotare il Carroccio dentro il partito del centrodestra accarezzando il disegno di essere ciò che la Csu bavarese è per la Cdu tedesca. Questa prospettiva mi lascia perplesso, ma non è del tutto destituita di fondamento, visto che 14 anni orsono era quanto Bossi immaginava e indicava all’allora direttore della Padania, che guarda caso ero proprio io. Un tale disegno, però, devo ancora capire se può collimare con quanto ha in testa invece Roberto Maroni.
      dir

      • stelutis says:

        Grazie direttore, non dubitavo. Un chiarimento generale certamente non è possibile ma lei ha già aperto la visuale, con notizie vere sopratutto. Grazie, non dubitavo e non dubito che lei possa essere uno dei motori del cambiamento. Saluti

  15. Giovanni says:

    Non entro nel merito politico. Sul piano tecnico il problema quote latte nasce ben prima di Alemanno. Semmai il Ministro da “incriminare” fu Adriana Poli Bortone. Alemanno di fronte ai problemi si è sempre girato dall’altra parte. Con quella legge 33 perse una grande occasione. Ma torniamo alla Poli Bortone. Il citato 1 miliardo e rotti pagato dallo Stato deriva dalla gestione UNALAT (Coldiretti-Confagricolura-Cia) del regime quote dal 1983 al 1995. Il gioco italico era semplice. La UE ci ha dato 9000 ton di quote ?. Non bastano ? Fa nulla. Ne distribuiamo ai produttori 113.000. In questo modo i produttori non avevano multa e quella della UE se la ingobbava pantalone. Tutto lecito. Che poi sia tutto corretto è altra morale. Il problema nasce quando, dopo aver pagato 3650 miliardi di lire di soldi pubblici si deve rientrare nei ranghi. Al sud non si può tagliare, alle isole men che meno. Le zone svantaggiate giammai, la montagna poveretta fa un secchio di latte e con fatica. restano i Padani. Ma siccome anche in Padania ci sono le lobby, eccome, si taglia solo ai giovani. E’ da li che viene il problema. Che non è di super produzione ( siamo sempre stati su volumi di latte costanti da 15 anni) ma un problema di indebita riduzione di quota. Poi c’è anche chi ne ha approffittato. Ma quelli hanno nomi e cognomi. Ed anche di marca, se credete. Quindi il concetto di furbi, andrebbe, andrà con il tempo, che è magari lungo ma galantuomo, rettificato.
    PS: Per certo i veneti e i bresciani definiti nell’articolo, a credieuronrd non hanno mai dato un soldo bucato.
    Lo dico perchè, io c’ero.
    Giovanni Robusti

    • gianluca says:

      Robusti è uno che ne sa tante di cose in questa vicenda, che un giorno meriterebbe di essere scritta per intero, anche se per quanto ho potuto capire in questi anni è assai complicata. sul punto dei soldi a credieuronord, io mi sono limitato a riportare le indiscrezioni che sono sempre corse e i sospetti di alcuni avversari politici della Lega che, dati i comportamenti di quest’ultima, ci hanno inzuppato il pane. Che il problema risalga indietro alla Poli Bortone, se non addirittura a Pandolfi ne sono convinto, come sono convinto che vi siano in mezzo anche alte responsabilità delle organizzazioni di categoria. Comunque non era questa la sede per esaurire l’argomento, volevo solo mettere in evidenza che Bossi è disposto a tutto, anche a vendere l’anima al diavolo, per difendere un ristretto gruppo di splafonatori o come dir si voglia, quelli che non hanno mai voluto mettersi in regola. Una posizione, quella di questi signori, sulla quale credo anche Robusti nutra delle perplessità-
      dir

    • berardi says:

      Uè Giovanni a te ti ha portato sfortuna andare in certe trasmissioni leghiste in Rai, te lo dico io….Ti hanno usato e poi lasciato a terra….

    • efrem says:

      Alemanno anche lui è segnato, anche lui è andato nel tal programma….ahi ahi ahi

  16. raiola says:

    Qui si dimostra che il vero dominus della Lega è Calderoli, l’uomo che tiene il filo diretto con il Pdl. Maroni con i suoi giochini di largo respiro è nell’angolo, deve subire finchè ci saraà Bossi e dopo…sarà tardi. Voi continuate a polemizzare con i poveri Rosi Mauro e Reguzzoni senza capire che dietro lo schermo si muovono ben altre volpi! I due fanno da bersaglio (e non sono i più colpevoli) mentre i furbacchinoni fanno i veri affari….

  17. living78 says:

    Bossi corre di qui, Bossi corre di là, corre di su e corre di giù. E che caspita sembra ebefrenico! In realtà lo spupazzano di qui o di là o di sù o di giù come una statua della Madonna pellegrina…che tristezza, manipoloni, gente che si nasconde dietro al corpo mistico, ormai incapace di autonomia, e fanno i loro bei giochini…ahha ma che cosa sono i padani? gente a cui si dice bianco e poi nero e poi nero e poi bainco e poi contrordine compagni! I veri ebefrenici a questo punto sono quelli che ancora credono nella Lega…anche la cenetta di Arcore ieri sera, bellissimo! dopo che ha mandato affanc…Berlusca, e poi baci e via di seguito..ma quando finirà questa farsa direttore ?

  18. liviofeluga says:

    Ma non avete ancora capito che la Lega è un partito sicialiano, a tutti gli effetii…aprite gli occhi…la clamorosa difesa delle province con l’innalzamento a dio in terra del presidente dell’Upi, il catanese Castiglione…un personaggio di tale spessore politico che non è possibile sia stati finora ignorato…intervistato per venti volte di seguito dalla ex portavoce di Bossi….ma fatevi furbi amici!!! Lega-Trinacria altro che Lega Tanzania…

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