Monti fa l’occhiolino all’Europa: “L’Italia è forte e solida”.

di FABRIZIO DAL COL

Mario Monti ha lanciato a Bruxelles, nel corso della cena conclusiva del convegno ‘The State of Europe’ organizzato da ‘Friends of Europe’, un messaggio positivo sull’Italia affermando “L’Italia è forte e solida e l’Europa non ha nulla temere dal nostro paese, che saprà tenere fede agli impegni e rimettere in ordine i conti pubblici nei tempi previsti “. Proseguendo il premier ha ribadito:  ”Due giorni fa abbiamo approvato la legge di bilancio per il 2013”, spiegando che ”ci consentirà di raggiungere l’obiettivo di un bilancio in equilibrio in termini strutturali l’anno prossimo”. Il capo del Governo ha anche assicurato che “ l’Italia  ”avrà’  una delle più solide posizioni di bilancio nella zona Euro, come rilevato dal Fondo monetario internazionale nel suo rapporto sulle tendenze globali dei bilanci pubblici”.

Preoccupato delle persistenti voci negative che giungevano dagli Stati membri del Nord circa la solvibilità finanziaria del paese e del presunto debito verso l’Europa, il presidente del Consiglio ha riconosciuto che “il debito pubblico è alto, come lo è in altri paesi d’Europa, ma se parliamo delle relazioni fra Italia e Ue non ci sono debiti”. Il premier ha anche ricordato che ”l’Italia è stato il terzo maggior contribuente in termini di aiuti alla Grecia”. In sostanza Monti ha chiarito che l’Italia è un partner affidabile: ha saputo rimboccarsi le maniche e saprà raggiungere gli obiettivi di bilancio, e ha saputo essere protagonista nel momento del bisogno. Il professore continua poi con un consiglio rivolto all’Europa, che bisognerebbe prendesse l’esempio dall’Italia. ”Una delle ragioni per cui fino ad ora è stato difficile trovare una strategia convincente per far fronte alla crisi è la mancanza di una lettura comune delle radici della crisi stessa”. Ma oggi, ha detto Monti, ”abbiamo l’opportunità di invertire la marea della crisi ed evitare la deriva, se agiamo in modo deciso per seguire le decisioni adottate al Consiglio europeo di giugno”. Una decisione analoga Monti l’ha chiesta per il meccanismo unico di supervisione bancaria, invitando i paesi Ue a ”raggiungere un accordo politico sulle caratteristiche principali del meccanismo di vigilanza unica preparando il terreno per un’adozione finale entro la fine dell’anno” così da permettere da subito la ricapitalizzazione diretta delle banche da parte del nuovo fondo salva-stati.

Un sermone, quello del professore, utilizzato per “parlare a nuora perché suocera intenda”. Infatti, sui successi di risanamento fin qui realizzati dall’Italia, ha prestigiosamente menzionato le approvazioni legislative che il paese ha saputo darsi in poco tempo, proprio in un convegno Europeo dal titolo ‘The State of Europe’, invitando i capi di stato europei a prenderne l’esempio. Nonostante le certezze manifestate dal premier circa la solvibilità del bel paese, i mercati invece continuano  a pensare che il declino dell’Italia, senza una vera ripresa economica entro il 2013, continuerà a soffocare le imprese e a produrre un minor gettito di entrate tributarie.

Ma cosa intendeva Monti con l’invito ad imitare l’Italia rivolto ai paesi europei?  A ben guardare il provvedimento appena approvato che toglie autonomia e competenze alle Regioni sembrerebbe intendesse la necessità di dare una spinta decisiva a costituire l’Europa politica.  Se l’invito ad imitare l’Italia significa “dovete centralizzare la spesa” e “ togliere competenze e risorse “ alle Regioni,  la logica conseguenza che ne deriva è che diventi poi un requisito, da inserire in un trattato e volto ad abbassare i costi di ogni Stato Europeo.  Tant’è. Tuttavia, il Consiglio d’Europa non ha ancora mai invitato il parlamento Europeo a discutere sul futuro modello politico da attuare per l’Europa e, stante il perdurare della crisi finanziaria in corso, il rischio che si costituisca uno Stato federale unico Europeo o gli Stati uniti d’Europa appare invece sempre più vicino. L’Europa dei popoli, che potrebbe invece favorire un modello federale alternativo, non è ancora mai stata presa in considerazione e le sovranità popolari ancora non cedute da alcuni Stati membri potrebbero divenire in breve tempo un rischio di disgregazione dell’Europa stessa.

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3 Comments

  1. Fabio says:

    come un servo che riferisce al padrone riguardo le condizioni delle bestine nella stalla:
    Va tutto bene, la bestia da soma scalcia e si lamenta ma è forte e continuerà a lavorare per un bel pezzo;
    mucche e pecore possiamo mungerle e tosarle ancora, basterà continuare a fare quel minimo di attenzione a non far sentire troppo il ferro;
    carota e bastone sono andati bene fin’ora, mio padrone, e continueranno a funzionare a dovere per parecchio ancora.

    L’informatizzazione, social network e telecamere permettono un controllo assolutamente capillare della società/stalla e gli animali/cittadini sudditi non hanno scampo.

    ….mi viene in mente che mia zia, quando al paesello a gioia dei marsi, andava a dar da mangiare a polli e conigli, mi usava dire che andava a ‘governarli’…. e nello stesso significato usano lo stesso verbo, nello stesso modo ci vede la casta: bestie da governare!!

  2. caterina says:

    sicchè Monti guarda all’Europa per annullare il decentramento verso le regioni, mentre noi indipendentisti guardiamo all’Europa per raggiungere l’indipendenza, cioè contemporaneamente per un risultato opposto.
    Sarà una gara a chi ci arriva prima.
    Se non acceleriamo il nostro percorso, temo che la meta si allontana a un sine die, cioè a dopo che Monti avrà annullato in tandem ideale con Napolitano lo stato Italia, sempre che ci arrivino…

  3. mr1981 says:

    In Spagna la tegola sul governo è arrivata dalle banche, istituti che anche in Italia non stanno tanto bene, colpa della loro indecente passata scelleratezza. Monti può dire all’Europa che l’Italia è forte e solida (in base a quali criteri non lo so), però se si accende la miccia della crisi bancaria, una situazione pari a quella spagnola è all’orizzonte. Finora hanno vissuto dei LTRO concessi da Draghi, però per erogarne ancora, mancano le contropartite. E la BCE si è data ultimamente una nuova struttura di controllo del rischio, che di fatto può solo definire gli assets italiani come non ricevibili, facendo finire l’Italia nel fondo salva-stati ESM…

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