Monti e Van Rompuy, vertice straordinario contro populismi ed euroscettici

FONTE ORIGINALE: www3.lastampa.it   di Alessandro Barbera

Ci sono le ironie dei giornali tedeschi, i falchi della Bundesbank, Grillo e i movimenti populisti sparsi per l’Europa, i riflessi condizionati di chi identifica nella parte Nord del continente il bene incarnato e nel Sud la rappresentazione perfetta di corruzione e inefficienza. «Stereotipi», «tentazioni populiste», che per un paradosso della storia (ma sarà poi un paradosso?) salgono di tenore proprio mentre l’Europa prepara la nuova Maastricht, bancaria e fiscale. Mario Monti fa attendere i cronisti più di un’ora prima di apparire in sala stampa a Cernobbio con il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy. I due concordano ogni dettaglio della dichiarazione congiunta che sfocia in una proposta che potrebbe fare la storia dell’Europa: un vertice europeo straordinario dei capi di Stato da tenersi a Roma contro i fantasmi del populismo.

Il premier non indica una data precisa per l’incontro, ma gli piacerebbe avesse lo stesso significato simbolico di quello che il 25 marzo del ‘57 sancì la firma del Trattato di Roma. Il 25 marzo dell’anno prossimo saranno passati 55 anni, ma non è detto che per allora le Camere non siano già sciolte e il governo in carica solo per l’ordinaria amministrazione. Di certo sarebbe un ottimo viatico per coloro che sperano di vedere Monti nuovamente a Palazzo Chigi o addirittura al Quirinale. Di questi dettagli – garantiscono i suoi – Monti non si cura. L’importante è che si faccia, presto o tardi. L’idea sarebbe nata durante la visita in Finlandia, il Paese simbolo del pregiudizio anti-italiano in Europa. Monti ne ha già parlato con Napolitano e riservatamente con Merkel e Hollande. Il premier starebbe pensando a sancire l’appuntamento con la firma di una sorta di «codice di condotta» che vincoli i leader europei. La crisi dell’Eurozona ha acuito una «crescente difficoltà nelle varie opinioni pubbliche», spiega il premier. Monti parla di «tendenza all’antagonismo», di una «diversa percezione da parte di popoli del Nord Europa di quelli del Sud e viceversa». Si riaffacciano «vecchi stereotipi», «vecchie tensioni», mentre prendono piede «populismi che mirano alla disintegrazione anziché all’integrazione europea».

Durante il pranzo a Villa d’Este Monti e Van Rompuy parlano di tutti i temi in agenda, dell’«importante decisione» della Banca centrale europea, dell’attuazione delle decisioni del vertice europeo di fine giugno che, sottolinea il premier, ha fatto «importanti passi avanti» per stabilizzare l’area della moneta unica. Ci sono però alcuni dettagli non secondari di cui, prima o poi, si dovrà discutere. In quella dichiarazione, discussa in ogni virgola dopo una drammatica riunione notturna, è previsto un memorandum «leggero» in caso di attivazione del muro «anti-spread» e non invece (come ha annunciato Mario Draghi dopo l’ultima riunione della Bce) «condizioni rafforzate». Monti non esclude che prima o poi l’Italia dovrà fare uso del meccanismo: anzi, per la prima volta ammette che «se un giorno dovessimo chiederlo non sarà un dramma». Palazzo Chigi nega che della questione si sia discusso durante l’incontro a due. La strategia del governo si potrebbe riassumere con il noto motto «evitiamo di fasciarci la testa prima di romperla». Il negoziato partirà solo nel caso in cui un Paese – e certamente la Spagna lo farebbe prima di noi – domanderà l’attivazione del meccanismo. I rumors di Bruxelles dicono che il momento delle decisioni potrebbe arrivare in autunno. A meno che – come sperano tutti la medicina preparata da Draghi basti a guarire i malanni dell’Europa a due velocità.

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One Comment

  1. fracatz says:

    sì, vabbè, ma chi è che deve pagare tutti i buffi accumulatisi fino ad oggi?
    Pensionati e lavoratori, a meno che non facciano una rivoluzione armata, ma questo al giorno d’oggi potrebbe essere una soluzione solo se la rivoluzione armata, per via della globalizzazione, avvenisse in tutto il mondo.
    Però a pensarci bene, dove ci fu rivoluzione proletaria, cina e russia oggi le classi lavoratrici sono quelle maggiormente inculate, ma allora a che servono le rivoluzioni?
    Le rivoluzioni servono ad effettuare un ricambio momentaneo nelle varie classe sociali, pertanto o si svolgono ogni 5 o 10 anni oppure è meglio che tutto resti così come sta e che non ci stia ad arrovellarci il cervello.

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